Parco Ex Colonie Padane

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fontanellapanchinemonumenti - statueGiochi per bambiniCampo di boccel'accesso al parco è diurnoBarPercorso vitaWC

Al parco si accede dal civico 60 di via Del Sale.

Orari di apertura del parco
durante il periodo di ora solare: tutti i giorni, festività incluse, dalle 9 alle 17,30
durante il periodo di ora legale: tutti i giorni, festività incluse, dalle 9 alle 19

ATTREZZATURE E SERVIZI

  • Giochi per bambini
  • Fontanella
  • Panchine
  • Monumenti
  • Campo di bocce
  • WC
  • Bar
  • Percorso vita

SPECIE ARBOREE

  • Acer Campestre
  • Acer Negundo
  • Acer Palmatum
  • Acer Platanoides
  • Acer Saccharinum
  • Aesculus Hippocastanum
  • Carpinus Betulus
  • Celtis Australis
  • Celtis Occidentalis
  • Fagus Sylvatica
  • Ginko Biloba
  • Morus Alba
  • Ostrya Carpinifolia
  • Platanus
  • Populus Nigra "Italica"
  • Populus Alba
  • Prunus Carasifera "Pissardii"
  • Quercus Robur
  • Quercus Petraea
  • Tilia Hybrida
  • Tilia Cordata
  • Ulmus Sylvatica

STORIA e CARATTERISTICHE TECNICHE

Il parco è uno dei punti focali e di riferimento del sistema del verde e per i cittadini di Cremona. Per l'ubicazione e la sua vegetazione, riveste una particolare attrattiva data dalla notevole valenza paesaggistica e dalla centralità di questa area in riferimento anche al sistema ciclopedonale della riva del Po, inoltre è un'area verde del Parco Locale di Interesse Sovracomunale (PLIS).

Le aveva volute Roberto Farinacci nel 1936, in un’area golenale dove fin dagli inizi del Novecento i cremonesi cercavano fresco estivo bagnandosi in riva al fiume Po o attraverso strutture in legno di fortuna, dare la possibilità di qualche bagno di sole ai bambini più gracili. Nel 1915 già 250 bambini avevano frequentato quelle baracche volute dall’ospedale di Cremona prendendo il sole terapeutico su una chiatta.

Farinacci le trasformò in una gigantesca opera di consenso dando a Cremona le colonie elioterapiche e ricreative per l’infanzia che il ras della città del Torrazzo intitolò a se stesso. La “Colonia fluviale Roberto Farinacci” è una testimonianza dell’architettura italiana fra le due guerre. Dal punto di vista architettonico la struttura centrale è a forma di grande nave immersa in un vasto parco di quasi 60 mila metri quadrati ricco di essenze padane, con piscinette e laghetti da tempo abbandonati.

L’alluvione del Po che aveva raggiunto la struttura ha costretto alla fuga e all’abbandono definitivo anche quelle associazioni sportive che avevano fatto delle Colonie Padane la loro sede.

Da qualche anno la struttura, posta al capolinea del Lungo Po, è tornata al suo antico splendore grazie ad un accordo siglato tra l’Amministrazione comunale e un soggetto privato che ha finanziato il restauro di questa struttura considerata per decenni “il mare dei cremonesi”.

La volontà è stata quella di recuperare l’edificio comunale e di rivalorizzarne il parco al fine di riportare tutto il comparto alla sua funzione originaria attraverso la creazione di un centro ludico-ricreativo per la stagione estiva.

Lo scopo è offrire la possibilità alle famiglie della città di accedere agli spazi per lo svago e il relax.

Il parco è stato valorizzato e tutte le nuove installazioni, collocate al piano terra, oltre ad essere rapidamente removibili, sono state realizzate con materiali atti a resistere nel tempo e alle eventuali esondazioni.

Gli spazi e le attrezzature di proprietà del Comune situati all'interno delle Colonie Padane sono affidati al Consorzio il Sol.Co. Cremona. Per maggiori informazioni sul Parco, visita il sito dedicato.

Monumento a Giovanni Carnovali detto ‘IL PICCIO’ (1)

Fu pittore, il Piccio: una «fulgida meteo­ra» che sparse le sue faville di luce e di co­lore a Bergamo, a Cremona, a Milano.
Era nato a Montenegrino, sopra Luino, tra la Valtravaglia e la Valcuvia, il 27 set­tembre 1804.
Fanciullo di otto anni, era ve­nuto ad Albino (ad una dozzina di chilome­tri da Bergamo), assieme al padre (murato­re e idraulico) che doveva eseguire lavori presso i conti Spini; questi, intuendo il talen­to naturale del ragazzino, lo tennero con sé e l'avviarono sulla via dell'arte.
Ingegno precocissimo, accolto, non ancora dodi­cenne, nell'accademia Carrara di Bergamo, divenne ben presto eccellente dise­gnatore e, dopo qualche anno, abilissimo pittore.

Dai vent’anni in poi dipinse senza soste, per chiese e per privati, ma soprattutto per se stesso.
Fu eccellente ritrattista con accentuata inclinazione per l’autoritratto (si ritrasse infinite volte a tutte l’età e in varie pose). Ma sono i paesaggi a dare al Piccio una connotazione particolarmente romantica.
La Lombardia, quella lambita dal Po, gli consente di elevarsi liricamente. Noto per «stravagante maniera di costumi», fu soprattutto insofferente di canoni e di leggi, amando sovra ogni cosa la libertà; generoso, buono e riconoscente, d’animo sereno, anche tra le angustie delle difficoltà economiche.
Perì nelle acque del Po nel 1873.

* * *

Nel 1973, nella ricorrenza del centenario della scomparsa del Piccio, essendo sindaco il dott. Emilio Zanoni, venne onorato, nella nostra città, il «nobile, estroso pittore, cremonese per lunga tradizione ».
A ricordo venne realizzato un busto in bronzo dell’artista e scultore Ercole Priori.
Il busto, dopo alcuni giorni, il 9 luglio, collocato su una stele di marmo, con una breve cerimonia venne ufficialmente inaugurato nel parco delle Colonie Padane, in un angolo di verde ombra, presso il grande fiume amato, nelle cui acque il suo inquieto spirito si era acquietato nell’eterna pace.
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(1) Taglietti - Le Strade Di Cremona - Vol 1 - Grafiche Pedroni 1997