Arte Cremona 2019 - Mariangela De Maria. IN COLOR MAGMA

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Mostra a cura di Alberto Barranco di Valdivieso

Mariangela De Maria
Mariangela De Maria è nata a Milano, dove vive e lavora.
Diplomata in Scenografia all’Accademia di Brera, inizia la sua carriera artistica con una mostra collettiva a Palazzo Reale di Milano nel 1964 ma sarà nel 1965 che inizierà professionalmente con il critico Giorgio  Kaisserlian, fondatore del movimento Informale Esistenzialista, che nello stesso anno la includerà nel gruppo di artisti italiani scelti per essere presentati al Cremlino tra i quali Lucio Fontana, Luciano Minguzzi, Gianni Dova, Bruna Gasparini, Gianfranco Ferroni.
Ha esposto in numerose mostre personali in Italia e all’estero ed in collettive, tra gli altri, con: Valerio Adami, Marc Angeli, Italo Antico, Giuliano Barbanti, Mino Ceretti, Enrico Corneo, Mauro Cappelletti, Roberto Casiraghi, Ludovico Calchi Novati, Robert Dunne, Enzo Esposito, Ennio Finzi, Attilio Forgioli, Paolo Jachetti, Ugo La Pietra, Carlo Nangeroni, Armanda Verdirame, Claudio Olivieri, Mario Raciti, Pietro Ruggeri, Alessandro Savelli, Mario Schifano, Guido Strazza, Stan Van Steendam, Stefano Soddu, Valdi Spagnulo, Aldo Tagliaferro, Valentino Vago, Claudio Verna.
Sue opere sono presenti tra gli altri al Palazzo della Commissione Europea a Bruxelles, al Museo della Permanente di Milano e al Museo di San Pietroburgo.
È stata per tre volte membro della Commissione Artistica della Società delle Belle Arti - Museo Permanente di Milano.
Ha pubblicato tre volumi di poesie.
Hanno scritto di lei, tra gli altri: Flavio Arensi, Alberto Barranco di Valdivieso, Giorgio Bonomi, Mauro Cappelletti, Jacqueline Ceresoli, Claudio Cerritelli, Elena Dagani, Matteo Galbiati, Marilisa Di Giovanni, Marco Goldin, Rachele Ferrario, Sara Fontana, Carla Chiara Friggo, Giorgio Kaisserlian, Gerard-George Lemaire, Franco Migliaccio, Pietro Luca Nicoletti, Claudio Rizzi, Stefano Soddu, Guido Strazza, Cristina Trivellin, Miklos Varga, Alberto Veca.


COLOR MAGMA, Alberto Barranco di Valdivieso

Il colore è elemento fondamentale nei lavori di Mariangela De Maria da molti anni, esso è un unicum di sottofondo che assume un ruolo co-adiuvante ai meccanismi lirici della sua sintassi pittorica.
Un percorso artistico che attraversa il tempo di una vita spesa con profondità di sentimenti e di visioni, dagli inizi informali, a metà anni Sessanta, per passare al disegno in bianco e nero, che sorprende per le capacità di resa chiaroscurale e volumetrica, attraverso la sintassi della retinatura a china che rende per filtrazione e sovrapposizione forme di paesaggi e particolari naturalistici sempre sul limite labile della trasfigurazione astratta, fino agli anni del colore che come un magma profondo, denso, assorbe e rivela le immagini dell’inconscio.
Colore che amalgama le variazioni cromatiche e l’impronta segnica puntuale, luogo di eventi solitari e chiave di tutta la narrazione.
Emerge in questo manto cromatico che rifluisce continuamente proprio come la lava che si avvolge su se stessa, il senso della memoria e il desiderio di trovare una spiegazione al fluire incontrollabile del pensiero e dei sentimenti.
La dinamica di De Maria è assolutamente binaria: il fondo in tensione monocromatica viene sovrapposto da un sistema di perturbazioni.
Una sinestesia tra l’inconscio-miscela immanente di immagini ricordi e sensazioni (il manto del colore) e la volontà dell’artista di trarre una soluzione all’enigma di sé (il sistema dei segni).
L’uomo è una entità destinata a rimanere sconosciuta a sè stessa, che cerca di comprendersi, talvolta illudendosi di trovare un significato autentico attraverso la dinamica delle proprie azioni nel mondo reale, ma è un tentativo e non certo la soluzione. L’artista, allora, proprio attraverso la ricerca, pone se stessa quale corpo esemplare di questa dolorosa e appassionante scansione, forse impossibile ma comunque liberatoria. L’artista sa che questa indagine può sussistere solo nel campo ultra dimensionale dell’intuizione poetica e pittorica.
Questi presupposti, che sono alla base di una matrice culturale esistenzialista (positiva) senz’altro parte integrante dell’artista che si forma con Giorgio Kaisserlian, grande critico e una delle menti più  importanti dell’espressionismo astratto italiano, disegnano una dimensione estetica, costruita sul sistema delle categorie contrapposte. Un metodo decisamente neo-platonico che confronta l’inconscio iperuranico e misterioso, sfuggente, all’azione cosciente del pensiero e del sentimento.
Assistiamo in queste ultime opere, dunque, ad una dinamica pittorica costituita da segni e toni in contrasto con il campo di fondo, e i colori dissonanti diventano, in misura ancora maggiore nelle ultime composizioni, glifi e arabeschi, sintesi estrema di immagini del sogno e del vissuto, che siano il panneggio di una statua, la sagoma di una architettura, il profilo di una figura che si muove o la forma di una emozione.
La ricerca di De Maria è dunque imperniata sul concetto di memoria, come campo di azione dei sentimenti, luogo metafisico in cui l’artista esprime la tensione feroce verso un rinnovamento (possibile?) che vinca il tempo, che superi la sofferenza, curando le lacerazioni che sono inevitabilmente provocate nel nostro essere più intimo dall’esperienza nel mondo reale. L’indagine in questo modo apre la strada alla speranza e alla comprensione profonda di sé guidando l’osservatore in una dimensione di ascolto interiore.
Pittura come iper-coscienza. Pittura come catarsi.
Interessante sottolineare come nei lavori di De Maria precedenti alla mostra “Segni di profondità valicabili” del 2018 - vero spartiacque nel continuum artistico della pittrice - la contrazione verso se stessa fosse senz’altro più forte, e suggerisse, attraverso opere dalla densità cromatica concentrata ai limiti della staticità, un momento introspettivo più chiuso in se e drammatico.
Questa fase è chiaramente superata dall’identità attuale dell’artista milanese che oggi si esprime attraverso un complesso e immaginifico pensare lanciato verso lo spazio aperto dell’esperienza ovvero quella dimensione che troviamo “fuori di noi” e che realizziamo nell’azione di superamento dinamico delle nostre paure e insicurezze. Una tensione verso il futuro che non può che nascere dal confronto con i propri fantasmi e le emozioni più nascoste e vibranti.
Ecco che la pittura attuale di De Maria trova una nuova trasparenza, e i segni non più incatenati dal colore slittano sulla superficie alla ricerca di una traiettoria dinamica del proprio liberato sentire.

 

La mostra è un Evento Collaterale della Fiera Arte Cremona
L’Artista è presente alla FIERA ARTE CREMONA 2019
Stand SCOGLIO DI QUARTO
dal 23 al 25 Marzo 2019

Date dell'evento: 

da 01/03/2019 a 10/03/2019

Martedì a Sabato ore 9.00 - 18.00
Domenica ore 10.00 - 18.00
Lunedì chiuso

Palazzo Comunale di Cremona, Sala degli Alabardieri
piazza del Comune, 8
Cremona , CR
Cremona IT

Prezzo: 

Ingresso libero

Organizzatori: 

Allegati: 

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Eventi
Categoria di Eventi