2. CQP - Commissione per il Paesaggio

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La Commissione per il Paesaggio del Comune di Cremona - 2015/2020 è composta da:

  • Terzi arch. Massimo presidente
  • Landi arch. Angelo vice - presidente
  • Anelli dott. Andrea commissario
  • Beltrami arch. Massimiliano commissario
  • Corbari arch. Stefano commissario
  • Tamagnini arch. Giuseppe commissario

con la collaborazione dell' Ufficio tecnico del Comune di Cremona
Masserdotti arch. Marco, Fara Geom. Laura, Meazzi Geom. Achille e Regonati Susanna

Premessa ... per intendersi: paesaggio, perchè difenderlo

 

UN PO’ DI STORIA ...
La prima legge sul paesaggio risale, tra il 1920-22, al ministro della Cultura Benedetto Croce, intellettuale di grande fama internazionale(1866 – 1952). Filosofo, storico, politico, critico letterario e scrittore, principale ideologo del liberalismo novecentesco italiano ed esponente del neoidealismo.

Lo Stato Italiano possedeva, sin dal 1939, la legge n.1497 di "protezione delle bellezze naturali" e la legge n. 1089 di "protezione delle cose d' interesse artistico e storico" che, allora, costituivano le punte più avanzate al mondo del diritto ed oggi rappresentano concetti non sempre applicati, ma ancora fortemente radicati nella valutazione e nei comportamenti delle Istituzioni responsabili della tutela.
Su questa tradizione si è innestata, nel dopoguerra, la nostra Costituzione in cui, per la prima volta nella storia, la tutela del patrimonio artistico e del paesaggio entravano fra i principi fondamentali di uno Stato.
La Costituzione ha sancito, con l’art.9, l' importanza pubblica del paesaggio, introducendone per la prima volta un esplicito riconoscimento: "la Repubblica tutela il paesaggio ed il patrimonio storico artistico della Nazione" affermando il primato del valore estetico del paesaggio rispetto ad ogni altro interesse pubblico e privato.

La Corte Costituzionale, in seguito, con ineccepibili sentenze, ha collegato l’art. 9 con l’art. 32, che tutela la salute "come fondamentale diritto dell'individuo ed interesse della collettività".
In realtà dobbiamo partire da una definizione operativa di paesaggio, passando da quello "estetico" (da guardare) a quello "etico" (da vivere).
Il nesso fondamentale tra paesaggio ed ambiente implica il forte legame tra tutela del paesaggio e tutela della salute, fisica e mentale.
Oggi, infatti, paesaggio ed ambiente, formano generalmente un’ unità intrecciata ed inscindibile.

Malgrado un impianto legislativo di prim'ordine, di fronte alle grandi devastazioni realizzate dal dopoguerra ai nostri giorni, solo oggi si sta lentamente e faticosamente diffondendo una sempre maggior attenzione alla cultura del paesaggio; in ragione delle prerogative statali assegnate alle Regioni a Statuto ordinario, operato tra il 1972 ed il 77, e dell’approvazione sia della:
Legge n. 431/1985, più nota come "egge Galasso",
Legge n.242/1990, la legge "sull’autonomie locali",
Legge n.394/1991, la legge quadro sulle "aree protette".
Tre normative grazie alle quali il paesaggio, almeno sulla carta, è diventato un fondamentale strumento concettuale di tutela dell’ambiente ed i piani paesistici il fulcro di un interesse, purtroppo non sempre gestito in chiave di valorizzazione delle risorse.

La legge Galasso (n. 431/1985) ha avviato una vasta ed interessantissima operazione culturale su tutto il territorio nazionale. Ha esteso la tutela del paesaggio all’ambiente, innovando le concezioni estetiche con una visione sistematica ed oggettiva dei beni da tutelare, attribuendo alla pianificazione il compito di definire modi e contenuti della tutela.

A differenza di altri Paesi più avanzati del nostro in questo settore, non esisteva una tradizione specifica e si corse il rischio di perdere l’occasione offerta da tale legge, riducendola ad una frettolosa operazione di pericolosa improvvisazione e alla riproposizione di una urbanistica banale.

Fortunatamente, su sollecitazione dell’Unesco e del Consiglio Europeo, l’Italia nel 2000, a Firenze, ha aderito alla convenzione europea del paesaggio, per cui in linea di principio, si è assistito al rilancio delle politiche a favore del paesaggio e ad una sempre maggiore integrazione di quest’ultimo nei processi urbanistici di pianificazione, nonché all’interno di azioni di carattere culturale, ambientale, agricolo, sociale ed economico.

Secondo la versione del Codice Urbani o codice dei Beni Culturali, l’art. 131 del D.Lgs. n° 42 del 2004 si è addivenuti alla seguente definizione ufficiale e precisano:

  • comma 1) “per paesaggio si intende una parte omogenea di territorio i cui caratteri derivano dalla natura, dalla storia umana o dalle reciproche interrelazioni”
  • comma 2) “la tutela e la valorizzazione del paesaggio salvaguardano i valori che esso esprime quali manifestazioni identitarie di un territorio”

Completava con una codificazione normativa che, almeno nelle sue enunciazioni di principio, aveva come obbiettivo. uno sviluppo aperto al progresso, ma attento all’eredità culturale della società contemporanea in fatto di rapporti con la natura e le memorie storiche sedimentate sul territorio.

Tali politiche con D.Lgs. n. 42 del 2004 all’art. 143 individua nel PIANO PAESISTICO REGIONALE (P.T.P.R.), lo strumento che esercita effetti diretti sulla pianificazione territoriale e su quelli subordinati (PIANO PROVINCIALE E COMUNALE) e sui programmi di settore, definendo la prevalenza dei suoi contenuti, nonché il valore di salvaguardia dello stesso, rispettivamente sugli strumenti urbanistici vigenti e su quelli in adeguamento.

L’anno successivo, la NUOVA LEGGE URBANISTICA REGIONALE LOMBARDA n°12/2005 introdusse il tema nel suo significato più ampio, comprendendo tutti gli elementi e gli aspetti che concorrevano alla riconoscibilità dei caratteri dell’ambiente extraurbano ed urbano individuando nel PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO (P.G.T.) l’atto di pianificazione fondamentale e conclusivo della disciplina paesaggistica, derivante dalle determinazioni del PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE(P.T.P.R.), del PIANO TERRITORIALE DI COORDINAMENTO PROVINCIALE (P.T.C.P), dei PIANI TERRITORIALI DI COORDINAMENTO DEI PARCHI REGIONALI O SOVRACOMUNALI.

Infatti, se un paesaggio viene considerato "bello", nel senso più complesso di costituire una memoria,o un riferimento letterario, o un insieme armonioso, ordinato oppure anche vario o singolare s’intendono… "parti del territorio i cui caratteri distintivi derivano da prospettive, visuali e percezioni, ma anche e soprattutto, dalla natura, dalla storia umana o dalle reciproche interrelazioni, manifestazioni identitarie, relazioni con la storia civile e letteraria di quel luogo."

Recentemente il Consiglio di Stato si è pronunciato sul tema del paesaggio: il supremo Organo di giustizia amministrativa italiana ha ribadito che nel nostro Ordinamento: il paesaggio,è bene primario e assoluto (Cons. Stato, Sez. IV, 29 aprile 2014, n. 2222).
La tutela del paesaggio è quindi prevalente su qualsiasi altro interesse giuridicamente rilevante, sia di carattere pubblico che privato, e, quindi, deve essere anteposto alle esigenze urbanistico-edilizie. (Dalla Rivista telematica di diritto ambientale Lex ambiente, 16 giugno 2014 Consiglio di Stato, Sez. IV, n. 2222, del 29 aprile 2014).
Pertanto la carta dei valori del paesaggio, richiesta anche nella formazione della nostra vigente variante al Piano di Governo del territorio, non si esaurisce nella catalogazione dei beni tutelati.
A questa ha aggiunto la carta della sensibilità paesistica (TAV .2 e3 del vigente P.G.T.), che ha tentato, pur con dimenticanze ed omissioni, di definire un quadro di riferimento degli indirizzi destinati a governare i processi di trasformazione, distinguendoli da quelli più strategici delle previsioni nel Documento di Piano e quelli di "manutenzione" e rinnovo definiti nel Piano delle Regole.
Le recentissime disposizioni e l’entrata in vigore della L.R. 28.11.2014, n. 31 "per la riduzione del consumo di suolo e la riqualificazione del suolo degradato", dovrebbero rafforzare queste tematiche congelando le aree di trasformazione e restituituendo all’agricoltura quelle attualmente destinate alla residenza, affidando, tramite uno stretto raccordo tra Piano territoriale Regionale, Piano Coordinamento Paesistico Provinciale, Piano di Governo un ulteriore miglioramento delle valutazioni di ordine paesistico.

In questo quadro assumono nuova pregnanza non solo lo spietato consumo di suolo, ma anche la spaventosa perdita di significato e lo scadimento della qualità dell’architettura ed il declino dell’agricoltura che, tutto sommato con i suoi pregi e difetti, va considerata, pur sempre, l’unico presidio sul suolo.
Tra distruttori e conservatori ad oltranza (spinti dallo scempio di questi anni) si è dimenticata la terza via quella dell’uso intelligente ed appropriato del suolo e dell’ambiente.

Temi non di natura estetica, ma legati ALLA SALUTE, ALLA QUALITÀ DEL VIVERE E DELL’ABITARE, ALLA FELICITÀ E BENESSERE DEI CITTADINI E DELLE COMUNITÀ, ALL’EQUILIBRIO ECONOMICO ED ALLA PRODUTTIVITÀ.

Alla base, il dato essenziale è sempre lo stesso: "L’IDEA DI BENE COMUNE", la sua priorità sugli interessi ed il profitto dei singoli.

Cremona, 8.05.2016
Il presidente della Commissione per il Paesaggio
Terzi architetto Massimo