Carta della buona accoglienza degli immigrati: primo passo per le sfide future

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Presentazione della "Carta della buona accoglienza" a SpazioComune

L’Italia è una porta di accesso naturale per l’Europa e il flusso di migranti che arrivano nel nostro Paese, in cerca di un rifugio da cruenti conflitti, o, comunque, nella speranza di un futuro migliore è e sarà sempre significativo. E’ nell’interesse del Paese e del suo futuro che la complessità del fenomeno migratorio sia governata coniugando rispetto della legalità e diritti delle persone. Uno sforzo congiunto può consentire di uscire da logiche e pratiche di emergenza, ponendo al centro i principi della sostenibilità e dell’integrazione. Tale obiettivo implica scelte e interventi afferenti ad una “filiera” ampia: dalla casa all’istruzione, dal lavoro al welfare ed alla sanità. Nella consapevolezza, tuttavia, della complessità di gestire in maniera efficace ed efficiente un fenomeno così rilevante, nel pieno e dovuto rispetto dei diritti umani, si impone una costante analisi sull’evoluzione delle strategie di accoglienza.

Inizia così il testo della “Carta della buona accoglienza delle persone migranti” sottoscritta a livello nazionale tra l'Alleanza delle Cooperative Sociali Italiane, ANCI e Ministero dell’Interno, presentata anche a Cremona in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato nell'ambito di un incontro pubblico che ha visto protagonisti, per il Comune, l'assessore alla Trasparenza e Vivibilità Sociale Rosita Viola, Andrea Tolonimi, direttore di Confcooperative Cremona, Michel Marchi, Presidente Dipartimento Piccoli Comuni ANCI Lombardia, don Antonio Pezzetti, Direttore della Caritas Diocesana, e Carlo Bassignani per la Cooperativa Nazareth. Presenti per la Prefettura di Cremona Fernanda Canfora, responsabile dell'Area Ordine e Sicurezza Pubblica, e Isabella Falchi. Nella Sala Eventi di SpazioComune, dove si è tenuta la presentazione, rappresentanti di enti aderenti SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati ), Cisvol CSV-Cremona, Forum Provinciale del Terzo Settore, Tavola della Pace Cremona.

Il percorso che ha condotto alla sottoscrizione della Carta è partito da un forte impulso della Lombardia ed in particolare l’Alleanza delle Cooperative (ACI WELFARE), con l’immediato supporto di ANCI Lombardia, si è stata protagonista di un confronto che i cooperatori lombardi hanno fortemente voluto al fine di individuare i principi cardine del lavoro di accoglienza per promuovere azioni di impegno territoriale, coesione, legalità. Sono 40 le cooperative coinvolte in progetti di accoglienza in Lombardia che ospitano il 60% degli immigrati presenti sia nelle strutture temporanee (15.554) sia in posti posti SPRAR (1.065).

Piccoli numeri, grande integrazione. Si sviluppano attorno a questa semplice affermazione i principi e gli obiettivi enunciati nella Carta: "promuovere una sana ed efficace inclusione sociale è l’obiettivo di tutti gli attori coinvolti, nel rispetto dei reciproci ruoli. I firmatari, in questo contesto, riconoscono la validità di un’opzione strategica il più possibile orientata alla presa in carico di gruppi limitati di migranti, da perseguire con un’adeguata sensibilizzazione del territorio in cui i centri, a vario titolo, insistono". Anche il territorio cremonese ha adottato il modello dell'accoglienza diffusa e oltre al Comune di Cremona, capofila del progetto SPRAR, altri 18 Comuni del Distretto hanno attivato progetti di accoglienza insieme a Caritas, Cooperativa Nazareth e Cooperativa Il Sentiero nell'ambito delle convenzioni con la Prefettura.

La Carta vuole essere uno strumento per alzare il livello dei servizi offerti dagli attori della cooperazione sociale: alle cooperative non spetta il ruolo di definire quali tra i richiedenti siano migranti economici o rifugiati, ma di garantire a tutti gli stessi servizi ed opportunità. Fondamentale il ruolo dei volontari che si sono attivati anche nel nostro territorio per offrire servizi di accompagnamento, alfabetizzazione e socializzazione ma anche per l’instaurarsi di relazioni positive e percorsi di integrazione. Nonostante tutte le azioni messe in campo rimane ancora un punto fondamentale sul quale porre l'attenzione: cosa succede dopo e oltre l'accoglienza. La sfida in atto è superare l’impasse delle attuali politiche che non riescono ad individuare percorsi e risorse specifiche sufficienti per tutti i destinatari.

La grande difficoltà per i richiedenti è trovare riferimenti nel contesto in cui vivono, instaurare legami e relazioni al di fuori dei gruppi di rifugiati stessi, inserirsi in attività in grado di riempire e dare senso al tempo passato in strutture di accoglienza. In questo senso l’accoglienza diffusa in piccoli Comuni del territorio si rivela uno strumento efficace e prezioso, ma sempre maggiore attenzione dovrebbe essere posta proprio sulla proposta e qualità del tempo “libero” di queste persone. Vi è inoltre una seconda grande criticità, che è quella del “dopo”, di ciò che i migranti si trovano ad affrontare una volta usciti dai percorsi di accoglienza, sia quando il permesso per protezione internazionale/umanitaria viene concesso ma soprattutto quando arriva il diniego.

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News
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