Bilancio di previsione 2005 e Relazione Previsionale Programmatica 2005-2007

Versione stampabileVersione PDF

Relazione al Bilancio di Previsione 2005

Il bilancio di previsione 2005 viene presentato dopo qualche mese dal rinnovo degli organi di governo del nostro Comune e, quindi, nella fase iniziale del nuovo
mandato amministrativo. Gli elettori nel giugno 2004 hanno dato fiducia alle proposte programmatiche del nuovo centrosinistra (nuovo perché allargato al Partito della Rifondazione Comunista), con una duplice prospettiva: da un lato continuare il percorso intrapreso negli ultimi anni, dall'altro mettere in atto nuove e diverse azioni per rispondere alle esigenze dei nostri cittadini.

Questa previsione di bilancio si cala in un quadro internazionale caratterizzato da un forte stato di insicurezza, legato al timore di nuovi attacchi
terroristici, timore non placato, né dalle scelte di politica estera compiute da alcuni importanti paesi alle quali l'Italia si è accodata, né dalla guerra preventiva, ed in un
momento di forte incertezza dell’economia italiana.

L'economia italiana, e chi ne ha le responsabilità di governo, a differenza di altri paesi europei, non è stata in grado prima di gestire il passaggio all'Euro
e poi di mettere in cantiere politiche pubbliche atte a rilanciare l'economia nazionale e ad offrire nuove prospettive alla popolazione. Anche la scelta di ridurre le tasse,
appare fuori luogo, non in linea con lo stato dell'economia nazionale e sbagliata. Innanzitutto ridurre le tasse in un momento in cui la comunità vive in uno stato di incertezza non permetterà di certo di rilanciare i consumi e, in secondo luogo, compiere questa scelta in una fase di stagnazione economica e di perdita di competitività della nazione, significa sottrarre risorse importanti al welfare e quindi alla sanità, alla previdenza sociale, alla scuola, nonché agli enti locali.

Sbagliata perché si è tradotta in una pesante ed iniqua redistribuzione del reddito da tutti i cittadini a favore di una parte ristretta della società. Le tante
persone che già faticavano ad arrivare alla fine del mese sia per le loro precarie condizioni di lavoro, che per l’aumento dell’inflazione reale, non compensato da un pari incremento del reddito, si ritroveranno ancora più povere. Avere un’occupazione non significherà più uscire dallo stato di povertà.

Tale scelta governativa peserà come un macigno sulle comunità e sugli enti locali. Un governo centrale che chiede meno lascia ai governi locali l'incombenza di
risolvere il problema delle risorse mancanti. Per questo il peso dei minori trasferimenti costringerà molti comuni e province a chiedere sacrifici ai propri cittadini per poter
continuare a investire e a mantenere inalterato il livello qualitativo dei servizi.

Inoltre la limitazione dell'autonomia impositiva, quale il blocco dell'addizionale Irpef, pone i comuni di fronte a scelte non facili: agire sull’ICI,
sugli altri canoni o tributi, sulle tariffe dei servizi a domanda individuale, su tutti?

La nuova impostazione del patto di stabilità, che da quest’anno si traduce in un tetto alla spesa degli Enti locali, anche quelli virtuosi, come è
risultato essere il Comune di Cremona, significa anche tetto alla spesa per investimenti.

Il rischio è quello di bloccare il paese, nel momento in cui gran parte degli investimenti pubblici viene finanziata proprio dalle Regioni, dalle Province e dai
Comuni.

In questo contesto anche gli enti virtuosi, quelli nei quali non sussistono sprechi o spese fuori controllo, si trovano di fronte ad un bivio: tagliare
drasticamente i servizi alle persone e alle famiglie, oppure aumentare le entrate per continuare ad offrire ed estendere servizi di qualità.

Pertanto abbiamo scelto di puntare sui servizi alla persona, sulla risposta ai nuovi bisogni della comunità, senza chiedere sacrifici esagerati e mettendo in
atto una manovra in grado di fornire risposte, sia in termini di spesa corrente che di investimento.

Questa nostra manovra finanziaria non solo consentirà di mantenere inalterato il livello e la qualità dei servizi, ma consentirà di mettere in atto una serie
importante di progetti per realizzare il primo grande obiettivo che questa amministrazione si è data nel momento in cui si è presentata agli elettori: mantenere un welfare in
grado di rispondere ai sempre nuovi bisogni del territorio.

Welfare non significa solo asili nido, scuole materne, case di riposo, servizi all’handicap, alla tossicodipendenza, al disagio giovanile, ma anche
istruzione cultura e politiche per lo sviluppo.

Le politiche sociali sono politiche di sviluppo fortemente ancorate ai territori. Perché questi siano competitivi non basta più che lo siano le singole aziende,
ma debbono esserlo i sistemi territoriali intesi come pluralità di soggetti: istituzioni, imprese, terzo settore, ecc., che interagiscono in un disegno di sviluppo e di crescita
competitiva di cui le politiche di welfare sono parte integrante.

Lo sviluppo della piccola e media impresa e dei distretti industriali più produttivi si è giovato del valore aggiunto portato dai servizi sociali ed educativi,
a partire da quelli per l’infanzia, nonché dei servizi a rete per il territorio.

A riprova di quanto affermato, basta vedere come il sistema della piccola e media impresa e dei distretti produttivi non abbia attecchito nello stesso modo al
sud, come invece si è verificato per il centro nord, proprio perché al sud sono fortemente deficitari i servizi di welfare locale e quelli a rete.

Ma la complessità della situazione in atto, la spinta alla competizione internazionale rischiano di far perdere coesione ai sistemi territoriali: alcune imprese, quando non sono controllate da società straniere, aprono nuovi stabilimenti produttivi in altri paesi, delocalizzano del tutto la loro produzione, si rivolgono ai paesi emergenti. Spostano la loro attenzione solo sui grandi fattori di competitività quali i porti, gli aeroporti, le grandi strade, il sostegno all’internazionalizzazione, il credito.

Quello che era un sistema territoriale coeso rischia di rompersi, di impoverirsi. Aumentano le forme di disuguaglianza sociale, economica e culturale.

Noi dobbiamo evitare che questi fenomeni diventino una perdita secca per i territori. Senza metterci di traverso possiamo condizionarli, dovremo fare in modo che alcune funzioni strategiche di ricerca, di servizi, di commercializzazione rimangano sul territorio. Ecco che torna il tema dell’istruzione, della qualità delle risorse
umane e di quella intrinseca ad un territorio, con un welfare che è quindi chiamato a sapersi rinnovare.

Non solo, perché le imprese resistano, si modifichino, migliorino la loro qualità, è determinante il ruolo centrale delle autonomie locali, ma anche e soprattutto quello più importante e diverso delle regioni, che non dovrà consistere in un rapporto tra imprese eccellenti e regione, con la conseguente marginalizzazione dei territori ed il loro impoverimento sociale, ma in una sussidiarietà tra livelli istituzionali e nel rapporto tra società ed istituzioni.

E’ in questo difficile contesto che è stato predisposto il progetto di bilancio per l’anno 2005.

La scelta è stata quella di mettere in campo obiettivi ed azioni che siano equi, solidali e di tenuta del tessuto sociale, ma che nello stesso tempo diano
spazio anche alle aspirazioni collettive ed individuali della nostra comunità.

Per lo studio e l’analisi dei progetti rimando agli incontri con i singoli assessori ed alla lettura della relazione previsionale e programmatica, perché
il confronto, più che sui freddi numeri, si fa sulle idee.

Le idee per tradursi in fatti abbisognano di "vil pecunia" e quindi approvarle e condividerle significa approvare e condividere la destinazione che viene
assegnata al pubblico denaro.

La manovra finaziaria che si propone prevede di:

  • aumentare l’aliquota ordinaria ICI al 7 per mille, prima casa esclusa, mantenendo le agevolazioni già introdotte e riducendo dello 0,50 l’aliquota agevolata del 3,65 per mille per chi sottoscrive canoni di locazione degli alloggi in base ai patti territoriali previsti dalla legge 431/98;
  • aumentare le tariffe del canone per l’occupazione delle superfici ed aree pubbliche
  • aumentare l’imposta permanente di pubblicità e pubbliche affissioni
  • aumentare il costo di costruzione.

Non vengono aumentate le tariffe dei servizi a domanda individuale, che più incidono sull’economia familiare, e la tassa per lo smaltimento dei rifiuti
solidi urbani.

Gli aumenti proposti possono sembrare eccessivi, ma così non è. Chi era presente nel precedente mandato sa che Cremona, all’interno di una indagine tra 12
Comuni capoluogo di provincia, aventi caratteristiche omogenee, delle regioni Piemonte, Lombardia e Liguria, promossa dal Comune di Alessandria per gli anni 2001 e 2003, si è
collocata al terzo posto per la minore incidenza percentuale della pressione tributaria locale sul reddito familiare.

Anche i nuovi importi, dalle verifiche effettuate, risultano inferiori a quelli praticati in altre città capoluogo di provincia della nostra Regione e non
solo.

Per l’ICI le tante e diverse condizioni riscontrate ci portano a dire che siamo nella media.

Si tenga presente che i dati di raffronto per gli altri comuni sono quelli in vigore nel 2004. Non è detto che in fase di predisposizione del bilancio 2005 non
cambino.

Nel corso dell’anno 2005 saranno rinnovati tutti gli appalti per la fornitura di beni e servizi, tra i quali anche quelli assai rilevanti per il servizio
mensa delle nostre scuole (dalle materne alle medie inferiori) e per i servizi delle politiche giovanili, che, senz’altro, comporteranno un incremento della spesa, dovuto al maggior costo della manodopera e dei beni forniti. Ciò nonostante si è scelto di non aumentare le rette, proprio per non gravare ulteriormente sulle già provate finanze familiari dei nostri cittadini.

Si cercherà di dare una risposta all’emergenza casa, scoppiata soprattutto sul finire dello scorso anno a causa della mancata proroga degli sfratti
determinata dalle scelte del nostro governo nazionale, istituendo un capitolo vincolato alla manutenzione programmata degli alloggi di edilizia residenziale pubblica ed uno
destinato a sostenere gli inquilini, soprattutto anziani, che non riescono a pagare l’affitto, senza nulla togliere al Fondo sociale affitti ed alle agevolazioni previste per le giovani coppie.

Nella spesa per gli investimenti abbiamo destinato un cospicuo importo per gli interventi di manutenzione straordinaria e recupero di parte degli alloggi.

Nell’ottica di conseguire la maggiore trasparenza possibile nei confronti dei propri amministrati verrà pubblicato, previo studio di fattibilità, il piano
esecutivo di gestione, nel quale sono contenuti tutti gli obiettivi che l’Amministrazione si prefigge di realizzare nel corso dell’anno, con l’indicazione dei tempi e delle risorse umane ed economiche da impiegare.

Sarà predisposto un progetto che consentirà di costruire il bilancio 2006 anche attraverso lo strumento del Bilancio partecipativo.

Questo bilancio, pur procedendo per certi versi nel solco tracciato dalle precedenti amministrazioni di centrosinistra, fonda la propria impostazione sulle
linee programmatiche di mandato 2004-2009 approvate da questo Consiglio Comunale. La sua caratteristica unificante è dunque quella di essere rivolto ad uno sviluppo che sia di
qualità, sostenibile e solidale.

Perché solo una comunità accogliente e solidale è più sicura.

Assessore alle Politiche Finanziarie e di Bilancio
Celestina Villa

Documenti da scaricare

  • [all=84] (formato PDF - 1.607Kb)
  • [all=85] (formato PDF - 159Kb)
  • [all=86] (formato PDF - 1.012Kb)
  • [all=87] (formato PDF - 275Kb)
  • [all=88] (formato PDF - 119Kb)
  • [all=89] (formato PDF - 94Kb)
  • [all=90] (formato PDF - 467Kb)
  • [all=91] (formato PDF - 335Kb)

Allegati: