Avviso di accertamento tributario: riesame - rettifica o annullamento, accertamento con adesione, definizione agevolata, ricorso, rateizzazione (IMU - TARI)

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Il Comune, nell'ambito della propria attività di controllo, può notificare, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello nel quale la dichiarazione andava presentata o il versamento è stato o doveva essere effettuato, avviso di accertamento per omessa o infedele dichiarazione oppure per omesso pagamento dell'imposta/tassa.

Il Comune verifica la regolarità della posizione dei contribuenti e notifica un avviso di accertamento per informarli dell’esistenza di un loro debito tributario, secondo quanto risulta dalla documentazione in suo possesso, con l'indicazione dell'importo da pagare comprensivo di eventuali sanzioni ed interessi.

Per gli atti emessi dal 30 aprile 2024, è previsto l’obbligo per il Comune di instaurare un contraddittorio preventivo “informato ed effettivo” con il contribuente, prima di emettere un qualsiasi atto impositivo autonomamente impugnabile davanti al giudice tributario (art. 19 D.Lgs. 546/1992). Il contraddittorio deve rendere note al contribuente le motivazioni della pretesa tributaria.
Gli atti per i quali sussiste il diritto al contraddittorio sono quelli riguardanti fattispecie impositive di natura non oggettiva, come, ad esempio:

  • le aree fabbricabili ai fini dell’IMU, a meno che non si tratti della mera liquidazione di dati dichiarati dal contribuente,
  • le aree scoperte operative, le superfici in cui si producono rifiuti speciali e la destinazione tariffaria delle superfici di particolare complessità, nella tassa sui rifiuti
  • il mancato riconoscimento di un’esenzione o di un’agevolazione dichiarata dal contribuente.

Per consentire il contraddittorio, il Comune comunica al contribuente lo schema di atto con posta elettronica certificata, raccomandata con avviso di ricevimento, consegna diretta o altre modalità che garantiscono la conoscibilità, nel rispetto delle norme in materia di tutela del trattamento dei dati personali.
Entro 60 giorni il contribuente può presentare eventuali controdeduzioni o accedere agli atti del fascicolo ed estrarne copia. È facoltà del contribuente chiedere inoltre di essere convocato.
Nel caso in cui ci siano i presupposti, le parti possono avviare di comune accordo il procedimento di accertamento con adesione (d.lgs. 19 giugno 1997, n. 218 e del regolamento comunale in materia).

L’atto non può essere emesso prima di 60 giorni dalla data di notifica dello schema di atto. L'atto definitivo adottato al termine del contraddittorio tiene conto delle osservazioni del contribuente e fa riferimento alle osservazioni che l'amministrazione comunale ritiene di non accogliere.

Quando è escluso il diritto del contribuente al contradditorio

Il diritto del contribuente al contraddittorio è escluso nell’ipotesi di atti automatizzati, sostanzialmente automatizzati, di pronta liquidazione e di controllo formale delle dichiarazioni ed in particolare per i seguenti:
a. gli avvisi e i solleciti di pagamento;
b. gli atti di cui all’art. 50, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, nonché ogni atto relativo alle procedure di riscossione coattiva conseguenti ad atti già notificati al contribuente;
c. gli atti relativi all’iscrizione di ipoteca, ai sensi dell’art. 77 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1972, n. 602, fermo restando quanto previsto dal comma 2-bis del citato articolo 77;
d. il fermo amministrativo di beni mobili registrati di cui all’art. 86 del Decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1972, n. 602, fermo restando quanto previsto dal comma 2 del medesimo articolo 86;
e. gli avvisi di accertamento per omesso, parziale o ritardato pagamento del tributo, di mera liquidazione dell’imposta dovuta sulla base della dichiarazione presentata o delle informazioni già note al Comune per i quali non sussiste l’obbligo di dichiarazione;
f. gli avvisi di accertamento per omessa o infedele presentazione della dichiarazione, laddove la fattispecie impositiva accertata sia di natura oggettiva;
g. il rifiuto espresso o tacito di rimborso dei tributi, sanzioni pecuniarie, interessi ed altri accessori;
h. il rigetto delle richieste di rateazione o dilazione di pagamento;
i. i provvedimenti di decadenza dal beneficio della rateazione adottati ai sensi dell’art. 1, comma 800, della legge 27 dicembre 2019, n. 160;
j. il diniego espresso o tacito sull’istanza di autotutela;
k. il diniego o la revoca di agevolazioni laddove gli stessi siano preceduti da comunicazioni previste dalle vigenti disposizioni;
l. gli atti di contestazione delle violazioni di cui all’art. 16 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472;
Sono considerati atti automatizzati e sostanzialmente automatizzati, di pronta liquidazione e di controllo formale della dichiarazione, esclusi dal diritto al contraddittorio, anche gli altri atti autonomamente impugnabili avanti agli organi della giustizia tributaria, diversi da quelli per i quali sussiste l’obbligo al contraddittorio preventivo, e in particolare:
a.    gli atti basati su dati nella disponibilità del Comune, dai quali le violazioni risultino in modo certo e preciso e non in via presuntiva ovvero da cui conseguano in modo certo e preciso e non in via presuntiva; 
b.    quelli basati sulla puntuale applicazione di disposizioni normative e dei relativi provvedimenti attuativi nei confronti di contribuenti selezionati effettuate utilizzando i dati in possesso del Comune, i quali sono considerati atti automatizzati e sostanzialmente automatizzati;
c.    gli atti emessi a seguito di controlli automatizzati, effettuati sulla base dei dati e degli elementi direttamente desumibili dalle dichiarazioni presentate dai contribuenti e dei dati in possesso del Comune, i quali sono considerati atti di liquidazione;
d.    gli atti che scaturiscono dal controllo formale dei dati contenuti nelle dichiarazioni presentate dai contribuenti
Il diritto al contraddittorio è inoltre escluso nell’ipotesi di motivato fondato pericolo per la riscossione. In tal caso, nell’atto devono essere esplicitate le ragioni che giustificano il pericolo per la riscossione del credito.
Il Comune può attivare comunque un contraddittorio facoltativo in tutti i casi in cui il funzionario responsabile del tributo ritenga che possa fornire elementi utili al procedimento accertativo o ad incrementare l’efficacia e l’efficienza dei controlli, rafforzando la sostenibilità della pretesa impositiva. Nei casi previsti dal presente comma, la mancata attivazione del contraddittorio non comporta comunque l’annullabilità dell’atto.

Accertamento con adesione

L’accertamento con adesione ha il fine di prevenire il contenzioso e instaurare un miglior rapporto con i contribuenti, basato su collaborazione e trasparenza (d.lgs. 19 giugno 1997, n. 218, come modificato dal Decreto Legislativo 30 dicembre 2023, n. 219 e delle relative disposizioni regolamentari).
L’applicazione dell’accertamento con adesione presuppone la presenza di materia concordabile, su cui sia possibile fare valutazioni. Non può quindi essere applicato alle questioni cosiddette “di diritto” e a tutte situazioni in cui esistono elementi certi, determinati od obiettivi che determinano l'obbligo tributario.
L’accertamento con adesione è limitato agli accertamenti di contestazione di omissione o infedeltà di adempimenti dichiarativi, non si estende agli atti di mera liquidazione dei tributi, conseguente all’attività di controllo formale delle dichiarazioni né agli atti di contestazione di inadempimento degli obblighi di versamento dei tributi.
Dalla data di presentazione dell’istanza di accertamento con adesione, i termini per l’impugnazione e quelli di pagamento del tributo, sono sospesi per un periodo di 90 giorni.
L’attivazione del procedimento per la definizione in accertamento con adesione può avvenire:
- Su iniziativa del comune, nei casi in cui non si applica il contraddittorio preventivo di cui all’art. 6 bis Legge 212/2000 (Statuto del contribuente);
- Su istanza del contribuente, nel caso di avviso di accertamento per il quale si applica il contraddittorio preventivo, dopo la ricezione dello schema di atto, oppure, in alternativa, dopo la notifica dell’avviso di accertamento definitivo;
- Su istanza del contribuente successivamente all’avvio di procedure ed operazioni di controllo;
- Di comune accordo fra le parti, all’esito delle osservazioni presentate dal contribuente nel contraddittorio preventivo, nel caso in cui emergano i presupposti per un accertamento con adesione.
In caso di avviso di accertamento per il quale si applica il contraddittorio preventivo, il contribuente può formulare istanza di accertamento con adesione, entro 30 giorni dalla comunicazione dello schema di atto, oppure, in alternativa, entro i 15 giorni successivi alla notifica dell’avviso di accertamento definitivo. In quest’ultimo caso il termine per l’impugnazione innanzi alla Corte di giustizia tributaria di primo grado è sospeso per un periodo di 30 giorni.
L’impugnazione dell’avviso innanzi alla Corte di Giustizia Tributaria di primo grado comporta rinuncia all’istanza di definizione con accertamento con adesione.
Entro 15 giorni dalla ricezione dell’istanza di accertamento con adesione, il Comune, anche telefonicamente o telematicamente, formula l’invito a comparire, con indicazione del giorno del luogo e dell’orario.
La mancata comparizione del contribuente nel giorno indicato nell’invito comporta rinuncia alla definizione dell’accertamento con adesione.
A seguito del contradditorio, nel caso in cui l’accertamento sia concordato con il contribuente, il Comune redige in duplice copia l’atto di accertamento con adesione nel quale vengono indicati gli elementi e la motivazione su cui è fondata la definizione, la liquidazione delle maggiori tasse, imposte, interessi e sanzioni dovute in dipendenza della definizione e le modalità di versamento delle somme dovute. L’atto deve essere sottoscritto dal contribuente e dal Funzionario responsabile del Tributo.
La definizione del rapporto tributario si perfezione con il versamento entro 20 giorni dalla sottoscrizione dell’atto di accertamento con adesione. In caso di pagamento rateale (eventualmente concesso sulla base delle disposizioni del vigente regolamento generale per la gestione delle entrate comunali) con il pagamento, entro lo stesso termine, della prima rata.
A seguito della definizione, le sanzioni per le violazioni di omessa o infedele dichiarazione che hanno dato luogo all’accertamento si applicano nella misura di un terzo del minimo previsto dalla legge.
Entro 10 giorni dal versamento il contribuente trasmette al Comune la quietanza del pagamento. A seguito della trasmissione della quietanza il Comune rilascia copia dell’accertamento con adesione.
L’accertamento con adesione non può essere impugnato. Gli avvisi di accertamento che hanno originato l’accertamento con adesione perdono efficacia dal momento in cui la definizione si è perfezionata.
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Riesame: rettifica o annullamento

Il contribuente destinatario di un avviso di accertamento relativo ai tributi comunali, nel caso riscontri inesattezze o errori, può chiedere il riesame in autotutela dell’atto amministrativo per ottenere un provvedimento di annullamento o di rettifica dell'atto.
La domanda non interrompe i termini per il pagamento né per il ricorso.
Nella sezione Modulistica di questa pagina è disponibile il modulo telematico per presentare la richiesta di riesame.
Autotutela obbligatoria
I casi di autotutela obbligatoria (art. 10-quater della Legge 212/2000 Statuto del contribuente) sono quelli per i quali l’amministrazione è obbligata a ritirare spontaneamente gli atti viziati da errori palesi, quali:
a) Errore di persona;
b) Errore di calcolo;
c) Errore sull’individuazione del tributo;
d) Errore materiale del contribuente, facilmente riconoscibile dall’amministrazione finanziaria;
e) Errore sul presupposto di imposta;
f) Mancata considerazione di pagamenti di imposta regolarmente eseguiti;
g) Mancanza di documentazione successivamente sanata, non oltre i termini ove previsti a pena di decadenza.
L’obbligo per l’Amministrazione decade trascorso un anno dalla definitività del provvedimento tributario. L’obbligo viene meno anche se è intervenuta una sentenza tributaria passata in giudicato favorevole all’Amministrazione.
Il rifiuto espresso o tacito di autotutela obbligatoria può essere impugnato dal contribuente innanzi alla Corte di Giustizia Tributaria di primo grado di Cremona entro 60 giorni dalla notifica del provvedimento di rifiuto, oppure trascorsi 90 giorni dalla data di presentazione dell’istanza, in caso di rifiuto tacito.

Autotutela facoltativa
I casi di autotutela facoltativa (art. 10-quinquies della legge 212/2000 Statuto del contribuente) sono quelli nei confronti dei quali l’amministrazione può annullare atti ritenuti illegittimi, anche se divenuti definitivi o in pendenza di giudizio. Il provvedimento di autotutela facoltativa può essere disposto d’ufficio o su richiesta del contribuente.
La presentazione di istanza per autotutela facoltativa resta sempre possibile, non essendo soggetta ad alcuna limitazione temporale.
Nel caso dell’autotutela facoltativa è possibile impugnare solo il rifiuto espresso dell’Amministrazione all’istanza di parte entro 60 giorni dalla data di notifica, con la conseguenza che per il contribuente è necessario ottenere dall’Amministrazione un apposito provvedimento di diniego, per poter adire le vie giudiziali.

Rateizzazione

I contribuenti che ricevono un avviso di accertamento e si trovano in situazioni di temporanea difficoltà economica possono chiedere la rateizzazione delle somme dovute.

Si definisce situazione di obiettiva difficoltà tutto ciò che può trovare causa in un momento di congiuntura economica generale negativa, nelle difficoltà di mercato in cui versa la singola impresa, in situazioni di disagio personale e familiare come: lo stato di salute proprio o dei propri familiari ovvero qualunque altra condizione personale documentabile che impedisca di svolgere la normale attività lavorativa; qualunque altra condizione economica sfavorevole, anch'essa documentabile, che non consenta l'assolvimento del debito nei confronti del Comune.

Ai sensi del regolamento comunale può essere concessa la ripartizione del pagamento delle somme dovute, fino ad un massimo di 72 rate.

Non si rateizzano importi inferiori ad € 100,00.
La rateizzazione del pagamento delle somme dovute viene concessa nel rispetto dei seguenti limiti:

importo Numero massimo di rate mensili concesse
da a  
100,01 € 400,00 € fino a 6
400,01 € 1.000,00 € fino a 12
1.000,01 € 2.000,00 € fino a 20
2.000,01 € 4.000,00 € fino a 30
4.000,01 € 6.000,00 € fino a 36
6.000,01 € 10.000,00 € fino a 45
superiore a 10.000,00 €   fino a 72

In presenza di debitori che presentano una situazione economico patrimoniale e/o personale particolarmente disagiata, documentata da specifica relazione di un assistente sociale del Comune di Cremona e comprovata da idonea documentazione, sono ammesse deroghe al piano rate di cui sopra, rispettando il limite massimo di 72 rate mensili.

Casi in cui non può essere concessa la rateizzazione
Non può essere concessa rateizzazione, ovvero sospensione per un anno, a coloro che siano morosi rispetto a precedenti rateazioni e a coloro che al momento della presentazione della richiesta risultino soggetti a procedure esecutive e cautelari (es. fermo amministrativo, pignoramento, ipoteche, ecc.).

In caso di mancato pagamento di due rate anche non consecutive nell'arco di sei mesi nel corso del periodo di rateazione, il debitore decade automaticamente dal beneficio della rateizzazione e il debito non può più essere rateizzato; l'intero importo ancora dovuto è immediatamente ed automaticamente riscuotibile in unica soluzione.
Sulle somme oggetto di rateazione si applicano gli interessi al tasso legale vigente al momento del rilascio della concessione.
Le rate mensili nelle quali il pagamento è stato dilazionato scadono l'ultimo giorno di ciascun mese.

Nella colonna di destra, è disponibile il modulo telematico per la presentazione della richiesta di rateizzazione.

Definizione agevolata

Nel caso in cui il contribuente riconosca che tutti gli elementi che costituiscono l'accertamento siano fondati e legittimi e che la notifica sia stata eseguita correttamente, può pagare, entro 60 giorni dalla data di notifica dell'atto, l'importo ridotto, che prevede la riduzione a 1/3 della sanzione applicata e riportata sull'avviso stesso.
Non è necessario presentare alcuna dichiarazione.
In questo modo, il contribuente definisce il contenzioso con il Comune di Cremona e rinuncia a presentare ricorso o richiedere la revisione dell'avviso emesso.
NOTA: la definizione agevolata non è applicabile agli accertamenti per omesso o infedele pagamento.

Ricorso

Se la controversia in materia di IMU e TARI con il Comune di Cremona non si risolve, il contribuente ha sempre la possibilità, entro 60 giorni dalla notificazione dell'atto, di fare ricorso alla Corte di Giustizia tributaria di primo grado di Cremona – per i contatti, vedi la scheda relativa nella sezione ti potrebbe interessare anche più avanti in questa pagina.

La notifica dell'originale del ricorso va trasmessa all’indirizzo pec del Comune di Cremona - vedi la scheda informativa sul Protocollo Generale, nella sezione ti potrebbe interessare anche, in fondo a questa pagina - con le modalità previste dalle disposizioni contenute nel Decreto del Ministero dell'Economia e delle Finanze n. 163 del 23/12/2013 e in materia di Processo Tributario Telematico – vedi la sezione normativa, nella colonna di destra.
Il ricorrente, entro 30 giorni dalla proposizione del ricorso, a pena di inammissibilità, deve costituirsi in giudizio mediante deposito dell'originale del ricorso alla Corte di Giustizia Tributaria di primo grado di Cremona, esclusivamente in modalità telematica, accedendo al sistema S.I.Gi.T. Portale della Corte di Giustizia Tributaria – vedi la sezione link esterni nella colonna di destra.
L'obbligo di ricorrere al processo tributario telematico non sussiste per i contribuenti che stanno in giudizio senza difensore per le controversie fino a 3.000 euro. In tal caso, la notifica dell'originale va eseguita al Comune di Cremona, Piazza del Comune n. 8.

Resta ferma, per il contribuente che si difende direttamente, l'opzione telematica; in tal caso dovrà indicare nel ricorso l'indirizzo PEC al quale intende ricevere le comunicazioni e le notificazioni.

Quando richiedere il servizio: 

Tutte le opportunità sopra riportate possono essere utilizzate entro 60 giorni dalla notifica dell'avviso di accertamento.
Trascorso questo termine, l'accertamento diviene definitivo e non è più possibile metterlo in discussione né utilizzare la definizione agevolata.

Costo del procedimento: 

Costi di elaborazione e notifica
Gli avvisi di accertamento contengono l’intimazione ad adempiere entro il termine di presentazione del ricorso (60 giorni dalla data in cui l’atto è stato notificato) e costituiscono titolo esecutivo idoneo ad attivare le procedure esecutive e cautelari.
I costi di elaborazione e di notifica degli atti e quelli delle successive fasi cautelari ed esecutive sono posti a carico del debitore:
- “oneri di riscossione a carico del debitore” pari al 3% delle somme dovute, in caso di pagamento entro il sessantesimo giorno dalla data di esecutività (dalla data di notifica dell’avviso di accertamento 60 giorni + 60 giorni) dell’avviso di accertamento medesimo, fino ad un massimo di € 300,00, ovvero pari al 6% delle somme dovute in caso di pagamento oltre detto termine, fino ad un massimo di € 600,00;
- “spese di notifica ed esecutive” che comprendono il costo della notifica e degli atti e correlata all’attivazione di procedure esecutive e cautelari a carico del debitore.

Su tutte le somme di qualunque natura, escluse sanzioni, interessi, spese di notifica e oneri di riscossione, si applicano, decorsi trenta giorni dalla data di esecutività dell’atto (dalla data di notifica dell’avviso di accertamento 60 giorni + 30 giorni) e fino alla data di pagamento, gli interessi di mora conteggiati al tasso di interesse legale.