Il "saper fare liutario" è patrimonio immateriale dell'Umanità

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La tradizione liutaria cremonese è stata iscritta dall'UNESCO nella lista rappresentativa del patrimonio immateriale dell'Umanità. La decisione è stata presa nel tardo pomeriggio a Parigi, sede dell'organizzazione internazionale.

Dopo un percorso iniziato a gennaio 2007, Cremona ha presentato nella primavera del 2011 la candidatura per l'iscrizione della sua Tradizione Liutaria nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell'UNESCO. Tutta la città, le sue Istituzioni e la cittadinanza sono state informate e coinvolte nel progetto: particolarmente significative in quest'ambito sono state le dichiarazioni di sostegno e attestazioni di consenso sottoscritte da Istituzioni, liutai, allievi della nostra famosa scuola di liuteria, cittadini, ed anche da Regione Lombardia. Tra le molte e importanti candidature italiane quella cremonese è stata scelta come l'unica del nostro Paese per il 2012: la proposta è stata accolta nel pomeriggio durante la riunione dell'apposita commissione dell'UNESCO, a Parigi.

E' questo un grande risultato per Cremona e il suo territorio, per la sua secolare tradizione liutaria, e soprattutto per tutti coloro che si sono spesi in questi anni attraverso un lavoro molto impegnativo e meticoloso, dove la conoscenza si è unita alla passione. In un momento in cui tante eccellenze si contendono la ribalta mondiale, Cremona ha agito con la determinazione della sua gente nel portare avanti il prestigio della propria tradizione liutaria, per preservarla e trasmetterla alle generazioni future e per vederla riconosciuta dall'UNESCO quale patrimonio non solo italiano, ma dell'intera Umanità. E ci è riuscita. Da oggi e ancora più di prima il "saper fare liutaio" proprio di Cremona caratterizzerà in tutto il mondo la nostra città e costituisce un vanto per l'Italia.

"E' una vittoria che non ha eguali, una giornata storica per tutta la città e la sua tradizione liutaria, culturale e musicale - dichiara con giustificato orgoglio ed anche con emozione il sindaco Oreste Perri - Tutto ciò è stato possibile grazie ad un impegno condiviso non solo dal Comune e dalle varie istituzioni, ma anche da tutto il mondo della liuteria. Dobbiamo dire grazie ai maestri liutai che perpetuano e continuano la tradizione di Amati, Stradivari, Guarneri del Gesù. E' il sapere e il saper fare dei nostri liutai che ha vinto, che deve essere orgoglio della città. Con il riconoscimento dell'UNESCO e la prossima apertura del Museo del Violino ci è offerta un'occasione unica: Cremona può confermare la sua vocazione internazionale. Del resto, nel mondo la nostra città è conosciuta per Stradivari e l'arte di Stradivari oggi vive qui, qui respira grazie ai liutai che lavorano in oltre cento botteghe che costituiscono un unicum mondiale, sono un motore culturale e non solo per tutta Cremona. Di questo l'UNESCO ha preso atto, anche grazie alla nostra determinazione."

Aggiunge l'assessore alla Cultura Irene Nicoletta De Bona: "E' stata riconosciuta la tradizione della nostra liuteria, il lavoro dei maestri liutai di oggi, l'impegno dell'amministrazione e di tutti coloro che hanno lavorato perché ciò potesse diventare realtà. Tutto ciò arriva alla vigilia dell'apertura del Museo del Violino. E' il segno che abbiamo imboccato la strada giusta ma questo non è un punto di arrivo ma di partenza, la spinta per rendere veramente internazionale la nostra città."

Ivana Iotta, Direttore del Settore Cultura e Musei, che ha seguito sempre da vicino il lungo percorso culminato nella decisione presa a Parigini, dichiara: "E' il frutto di un lavoro che è durato anni, un lavoro d'insieme che ha visto collaborare il Comune con i liutai e tutte le istituzioni che sostengono il mondo della liuteria. Fondamentale è stata la collaborazione con la Facoltà di Musicologia e determinante lo straordinario lavoro compiuto dall'etnomusicologa, Fulvia Caruso. La pratica era stata avviata dalla precedente Amministrazione, era quindi arrivata la firma della convenzione dell'Italia con l'UNESCO nel 2007 e poi è iniziato il percorso ,spesso difficile e in salita per le richieste che cambiavano di volta in volta. La procedura è stata molto complessa: dalla documentazione prodotta doveva emergere non solo l'eccellenza artistica ed artigianale del saper fare liutario ma anche che questo costituisse l'identità di Cremona. Credo che l'UNESCO abbia percepito anche l'impegno dei tanti, tantissimi soggetti che hanno lavorato, a più livelli, perché questo potesse accadere. Ora bisogna lavorare perché questo riconoscimento sia una risorsa vera per la liuteria e per la città nel suo insieme."

Esistono patrimoni fatti di conoscenze e di saperi che, a secoli di distanza, sono rimasti intatti nella loro essenza. Uno di questi patrimoni è l'arte liutaria e Cremona ne è la capitale. E' qui che la capacità unica di realizzare strumenti ad arco di raffinata fattura si pone alla base di un'identità ben definita che, nel solco di una tradizione di eccellenze di altissimo livello artigianale, affonda le proprie radici nel tardo Rinascimento, per giungere sino ai giorni nostri. Gli strumenti costruiti a Cremona hanno in passato determinato l'evoluzione della cultura musicale occidentale e continuano ancora oggi ad accompagnarne le espressioni più elevate.

La città non è solo un agglomerato urbano dove vive una popolazione composita in continua trasformazione, ma un insieme di valori, di tradizioni che costituiscono l'asse portante di un patrimonio culturale strettamente legato al territorio con il quale si identificano. Questo vale soprattutto per Cremona, una città d'arte di una bellezza discreta, ma nel contempo elegante, frutto del lavoro sapiente e del gusto, mai provinciale, di coloro che hanno contribuito a farne un prezioso scrigno d'arte. Lo stesso carattere che si ritrova nel lavoro quotidiano e paziente che si svolge nelle botteghe dei liutai che, pur seguendo metodi classici, riesce a produrre una ricerca di perfezione sempre rinnovata.

L'arte liutaria si è sviluppata a Cremona nel XVI secolo con Andrea Amati, ed è proseguita con i liutai della sua stessa famiglia, con i Guarneri, e, a seguire, con il più famoso di tutti, nel XVIII secolo, Antonio Stradivari, e infine, sino ad oggi, con i liutai che hanno continuato a coltivarla. La caratteristica che distingue l'arte liutaria cremonese sta nella capacità sapiente di realizzare la "forma" dello strumento ad arco, specialmente il violino, secondo i criteri di eccellenza stabiliti dalla creatività e dall'ingegno dei grandi maestri del passato, attraverso metodi esclusivamente manuali e conoscenze approfondite su materiali e tecniche di lavorazione: saperi tramandati attraverso i secoli nel rapporto diretto tra maestro ed allievo, spesso di padre in figlio, ed acquisiti poi nella pratica.

Oltre 70 pezzi di legno vengono modellati ed assemblati attorno a una forma rigorosamente a mano, una disciplina che deve essere adattata alle risposte acustiche sempre differenti di ciascun pezzo: non potranno infatti mai esistere due strumenti uguali.

Ogni parte del violino deve essere costruita con un legno particolare, attentamente selezionato e stagionato naturalmente: la sua preparazione non può essere forzata né artificiale. Non possono essere utilizzate parti industriali o semi-industriali, né vernici a spruzzo. Molte particolarità che sembrano puramente decorative sono invece funzionali alla robustezza della struttura, o alla persistenza e all'amplificazione del suono: un'ambivalenza tipica, che risale alla costruzione dei primi violini.

Nel corso dei secoli la liuteria ha caratterizzato profondamente il profilo della città, definendone la sua identità. Il violino è ormai un simbolo che universalmente riconduce al nome di Cremona, associandovi un'immagine di eccellenza culturale ed artistica. In città vi sono ora 141 botteghe specializzate: 93 italiane, di cui 71 di maestri cremonesi, e 48 straniere, di cui 25 di maestri provenienti da Paesi non europei. Alle botteghe artigianali si affianca la Scuola Internazionale di Liuteria, dove studenti italiani e stranieri hanno la possibilità di esplorare le affascinanti possibilità della materia e del suono attraverso la tecnica, l'esperienza e l'ingegno. Qui l'attività pratica è sempre sostenuta da una solida preparazione culturale, così da rafforzare negli allievi la convinzione che solo una profonda conoscenza del passato ed una tecnica strutturata consentono di esplorare in modo colto la modernità e di cimentarsi in progetti innovativi.

Motivo di orgoglio e di prestigio è inoltre la presenza di collezioni di strumenti e attrezzi storici: tra queste, la prestigiosa collezione "Gli Archi di Palazzo Comunale" (con strumenti di Andrea Amati, Antonio e Girolamo Amati, Nicolò Amati, Francesco Ruggeri, Antonio Stradivari, Giuseppe Guarneri figlio di Andrea e del figlio Giuseppe Guarneri del Gesù) ed il Museo Stradivariano, che conserva, tra l'altro, il corredo della bottega di Antonio Stradivari (disegni, modelli, forme, attrezzi).

La maestria i liutai l'acquisiscono anche grazie allo studio di strumenti antichi e moderni, scambiando informazioni, osservando gesti e consuetudini dei loro colleghi. Fondamentale è poi il dialogo costante ed anche la critica costruttiva con molti musicisti che, provenienti da ogni parte del mondo, vengono a Cremona alla ricerca di strumenti che possano adattarsi alle loro esigenze, oppure per affidare i loro "tesori" alle amorevoli cure di maestri specializzati nell'arte del restauro e della conservazione di pezzi antichi. In questo modo, il patrimonio di conoscenze e saperi, formatosi nel corso di secoli, trova la linfa vitale che ne permette la conservazione e l'arricchimento.

Come gli stessi liutai affermano, l'estrema libertà del metodo costruttivo e l'alto livello qualitativo richiesto li portano a non smettere mai di imparare. Molti lo danno per scontato, perché abituati a porre attenzione solo agli strumenti finiti, ma esistono aspetti, per loro natura immateriali, che portano alla creazione di un violino, di una viola, di un violoncello o di un contrabbasso. Dietro ad ogni strumento vi è infatti una competenza che si crea attraverso un apprendimento e un apprendistato che non si trasmettono attraverso la scrittura. E' questo un processo artigianale che ha trovato a Cremona il suo naturale centro di sviluppo e di crescita, favorito da istituzioni pubbliche e private che hanno contribuito a dare impulso a un patrimonio davvero unico.

La consapevolezza, ormai largamente diffusa, del carattere eccezionale della liuteria tradizionale cremonese, fa sì che Cremona sia al centro di una rete internazionale di allievi, liutai, compratori, musicisti, appassionati e turisti italiani e stranieri.

Il riconoscimento da parte dell'UNESCO accrescerà senz'altro questi scambi internazionali e darà nuovo impulso ad una realtà, che si trasforma e muta velocemente, anche con l'inaugurazione, nella primavera del 2013, del Museo del Violino. Il nuovo Museo racconterà l'origine e la storia del violino, i sistemi di costruzione, le vicende delle più importanti famiglie di liutai cremonesi. Allo stesso tempo darà adeguato rilievo, all'interno di un unico complesso, alla nutrita serie di capolavori formata da collezioni attualmente collocate in edifici diversi della città.

Nel corso degli ultimi decenni la liuteria cremonese, grazie alla lungimiranza e all'intraprendenza di numerosi protagonisti, ha saputo trarre giovamento dallo scambio sempre più intenso con realtà di altri Paesi. In questo modo, una tradizione artigianale secolare basata sulla creatività dei grandi maestri liutai del passato, veicolata da competenze e prassi immateriali, è divenuta una ricchezza culturale. Cremona non intende disperderla, ma preservarla e valorizzarla quale testimonianza della sua storia e come irrinunciabile strumento di sviluppo per il suo futuro.

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