Uso del burqa: corretta la linea seguita dell'Amministrazione

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Per avere chiarimenti in merito alle modalità applicative dell'art. 5 della Legge 22.5.1975, n.152, il Sindaco Gian Carlo Corada il 12 ottobre scorso aveva inviato una lettera al Prefetto Giuseppe Badalamenti con la quale chiedeva un indirizzo sulla corretta interpretazione delle disposizioni della Legge in questione, con particolare riferimento all'applicazione della norma prescritta in caso di utilizzo del velo islamico integrale, il cosiddetto burqa, nei luoghi aperti al pubblico, come ad esempio le scuole. Il Ministero dell'Interno, interessato dalla Prefettura sulla problematica segnalata, ha fornito in merito i seguenti chiarimenti.

"Va innazitutto evidenziato - si legge nella lettera inviata al Sindaco dal Prefetto Giuseppe Badalamenti - come nel caso di specie non possano trovare applicazione, prima ancora delle disposizioni recate dal richiamato art. 5, quelle contenute nell'art. 85 del Testo Unico delle Leggi sulla Pubblica Sicurezza, in quanto, secondo anche i più recenti orientamenti della giurisprudenza sull'argomento, il burqa non può essere assimilato ad una "maschera" né ad un qualsiasi travisamento atto ad alterare i tratti somatici della persona, dovendo lo stesso considersrsi invece quale segno esteriore di una tipica fede religiosa. Ciò non toglie tuttavia che, anche nei confronti di coloro che indossano tale abito, come di tutti gli appartenenti alle confessioni religiose, debbano ritenersi operanti le limitazioni imposte dall'ordinamento a salvaguardia dell'ordine e della sicurezza pubblica, tra cui rientrano gli obblighi di consentire e non ostacolare il riconoscimento della persona da parte degli agenti a ciò abilitati. In relazione a tali obblighi, si pone la questione dell'applicazione dell'art. 5 della legge n. 152/1975. Per quanto concerne, in particolare, le operazioni di identificazione, è stato opportunamente sottolineato che i predetti poteri devono essere inquadrati in una facoltà (e non in un obbligo), il cui esercizio si giustifica solo sul presupposto dell'esistenza di una reale ed effettiva esigenza di tutela della sicurezza pubblica e va coniugato con i principi di rispetto e garanzia delle libertà individuali garantite dalla Costituzione. In questa prospettiva, anche nei confronti della persona che circoli in luogo pubblico coperta dal burqa, l'attivazione di tali poteri sembrerebbe pertanto potersi validamente esplicare alla luce delle circostanze ambientali tali da costituire giustificato motivo di allarme. Un accertamento condotto in assenza di un concreto interesse pubblico alla conoscenza dell'identità della persona stessa potrebbe infatti apparire inutilmente vessatorio. Nella considerazione che gli accennati poteri di identificazione competono alle Forze di Polizia, trovando applicazione le disposizioni di cui agli articoli 4 del Testo Unico delle Leggi sulla Pubblica Sicurezza ed 11 della Legge 18.5.1978, n. 1991, il Ministero dell'Interno ha in ogni caso precisato che, avendo l'art. 5 della Legge n. 152/78 natura penale, ogni valutazione in merito all'ambito di operatività della stessa - come anche l'eventuale apprezzamento di particolari esimenti religiose - appartiene all'esclusiva competenza dell'Autorità Giudiziaria. In tale contesto, il Ministero dell'Interno, ha ritenuto di rimettersi, conseguentemente, alle valutazioni già formulate in merito dalla competente Procura della Repubblica".

Alla luce di questa lettera, il Sindaco Gian Carlo Corada esprime piena soddisfazione in quanto i chiarimenti dati dal Ministero dell'Interno attestano la correttezza della linea tenuta sino ad ora dall'Amministrazione Comunale di fronte a persone che utilizzano il velo islamico integrale in luogo pubblico o aperto al pubblico.

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