Per chi è nato e vissuto tanti anni a Porta Po il senso d'appartenenza è molto forte, c'è una sorta di riconoscimento, seppur tacito, fra gli abitanti, una specie di cifra che li contraddistingue e, in modo trasversale, li accomuna. Infatti la storia di questa porta, un tempo frontiera fra la città vera e propria e la campagna, è molto antica e ricchissima di memorie. Una di queste, che senz'altro fa onore ai suoi abitanti, è quella dell'area Frazzi, l'antica fornace il cui ricordo è ancora presente fra i Cremonesi grazie alla ciminiera rimasta, silenzioso simbolo dell'antico insediamento.
La storia di questa fornace è stata già studiata con grande cura e rigore, come si evince dalla bibliografia presente in calce all'articolo di apertura del dossier allegato, soprattutto da quando, intorno alla fine degli anni '60, la produzione chiuse ed iniziò una lunga vicenda che vide amministrazioni pubbliche, cittadini, forze politiche e sociali discutere la destinazione di questo immenso stabilimento.
La documentazione è dunque esaustiva, ma sfogliandone le pagine abbiamo voluto cercare di farle parlare di più per capire in modo più preciso che cosa questa fornace abbia rappresentato per Cremona e per i suoi abitanti in un secolo di vita.
Una ciminiera, brandelli di muro, "fantasmi di rovine", per citare un celebre verso di Giovanni Pascoli.
Questo è ciò che rimane della maggiore fornace di Cremona, celebre al mondo per i suoi prodotti, frutto di avanzate tecnologie produttive. Uno stabilimento sorto nel 1859 alle porte della città "lungo il lato destro della regia strada provinciale conducente al porto di Mezzano Chitantolo [...] sulla tratta di essa che precede immediatamente il ponte sul colatore Morbasco" come recitava la licenza edilizia rilasciata il 12 luglio di quell'anno, che autorizzava la costruzione.......
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