Comune di Cremona



XXVI congresso provinciale ACLI

Cremona - Sala Bonomelli, Centro Pastorale Diocesano
16 febbraio 2008

A nome mio personale, dell'Amministrazione Comunale e della città di Cremona porto il saluto più cordiale al Presidente Gian Battista Brunati e a tutti gli aderenti alle ACLI cremonesi che partecipano al XXVI congresso provinciale della loro associazione.
Un saluto il mio che non vuole essere un semplice gesto di cortesia, ma anche il riconoscimento dell'attività, dell'impegno costante che quest'organizzazione svolge da almeno sessant'anni a questa parte nel campo del lavoro e della formazione, per citare i settori più rilevanti nei quali si è distinta assistendo migliaia di lavoratori e di pensionati.
La nascita delle ACLI è contemporanea alla nascita della repubblica democratica. Fedeltà alla democrazia ha significato storicamente per le ACLI rendere i lavoratori protagonisti del cattolicesimo sociale e democratico, coniugando i valori delle culture locali e delle municipalità con i valori delle istituzioni nazionali e dello Stato. L'inserimento dei lavoratori nella vita istituzionale è stata la linea guida di un processo di crescita e di sviluppo di una democrazia sostanziale.
Le ACLI in questi anni hanno riaffermato, sempre saldamente ancorate alla dottrina sociale della Chiesa, la validità dei principi e dei valori della Costituzione, tenendo conto che la democrazia deve misurarsi con nuove sfide: la gestione pluralistica e la capacità del sistema dell'informazione e delle comunicazioni, il reale sviluppo dei processi di democratizzazione della vita economica, la lotta alla criminalità organizzata e una radicale riforma dello stato sociale. Solo istituzioni più vicine al cittadino consentono di affrontare queste nuove sfide, evitando il rischio del deperimento dei legami essenziali alla convivenza democratica.
In tutta la loro storia le ACLI hanno contribuito all'affermazione dei diritti dei lavoratori. L'art. 1 della Costituzione riconosce nel lavoro uno dei valori fondativi per la convivenza sociale. Questo principio, nonostante il lavoro sia radicalmente cambiato, rappresenta ancora oggi un cardine essenziale per la nostra Repubblica.

Il lavoro rende responsabile la persona del suo destino, manifesta nel suo agire la forza di trasformare il mondo. Il tema della responsabilità richiama quello della vocazione: la ricerca del lavoro come ricerca della propria vocazione, del contributo da dare alla società secondo i propri talenti.
Il lavoro inoltre è un bene relazionale: inserisce la persona in una relazione con altre persone. La mancanza di lavoro è anche esclusione dal rapporto con gli altri, di quel rapporto che fa crescere la persona. Nell'attuale situazione storica una rinnovata importanza del lavoro va individuata nel suo emergere come dimensione ed espressione fondamentale della persona umana che è attenta alla qualità del lavoro, all'ambiente di lavoro, agli effetti del lavoro sull'ambiente e proprio per questo ad un modello di sviluppo sociale ed economico compatibile e sostenibile. Occorre pertanto collegare la tutela dei diritti del lavoro alla ricostruzione di una cultura del lavoro sul piano materiale e sociale. Il futuro delle associazioni dei lavoratori è legato alla capacità di realizzare una partecipazione diretta della persona alla struttura dei processi lavorativi e di assicurare la tutela e la promozione del lavoro in una prospettiva europea e mondiale.
Non si può accettare un modello di società in cui un gruppo maggioritario dispone di posti di lavoro sicuri, di buon guadagno e di sicurezza sociale, mentre gruppi considerevoli si trovano in stato di disoccupazione di lunga durata, hanno posti di lavoro non garantiti e contratti di lavoro che costituiscono sfruttamento vergognoso. Da solo il mercato non risolve questi problemi (della disoccupazione, della precarietà, del costo della vita). Questo non significa essere nemici del mercato, ma significa essere consapevoli che il mercato senza un progetto condiviso di società e di sviluppo, senza un governo politico orientato alla solidarietà e alla giustizia, finisce per aggravare una questione sociale già così acuta da divenire immediatamente questione democratica.

Viviamo in una società dell'incertezza e della precarietà. Alcune equazioni che sono state per decenni il fondamento dell'azione sociale sono venute meno: la concezione dello sviluppo come crescita continua; il rapporto diretto tra crescita e benessere per tutti i ceti sociali e tra sviluppo economico e crescita della partecipazione e della democrazia.
L'incertezza rispetto al futuro è aggravata dall'insorgere di nuove situazioni sociali: lo sviluppo dei fenomeni migratori, la sempre maggiore integrazione negli avvenimenti a livello planetario. Ulteriori sollecitazioni ci vengono dal faticoso processo di costruzione dell'Europa come soggetto politico forte sia sul piano delle politiche economiche e sociali sia di quelle internazionali.
In questa situazione le organizzazioni a rete come le ACLI, fondate su legami di senso e non solo gerarchici, con una presenza nella quotidianità della società, possono avere maggiori capacità di incisività sulla perdita di sicurezza e di certezza. In particolare sulla condizione familiare e sull'emergere di nuovi bisogni e povertà rispetto soprattutto ai fenomeni migratori, un'associazione come quella che voi rappresentate deve essere di stimolo per promuovere un welfare capace di dare sostenibilità economica alla cittadinanza, di incrementare l'autonomia dei soggetti, coniugare produttività, competizione e ricchezza con solidarietà e coesione sociale, legare contribuzione e partecipazione verso l'attuazione reale del principio di sussidiarietà.
Nelle ACLI il senso di appartenenza e di condivisione è però sempre stato orientato al servizio, alla prossimità, all'azione solidale realizzata con professionalità e competenza.

Ecco perché l'associazione ha generato e genera impresa sociale, che è la forma più impegnativa di intervento dell'associazione laddove sono necessari servizi alle persone ed alla comunità.
Nell'augurare a voi tutti buon lavoro, esprimo dunque l'auspicio che le ACLI possano proseguire con vigore la loro attività, possano sempre più porsi, ad ogni livello, quale protagonista e promotrice di solidarietà, in grado di rispondere alla necessità di cambiamento con iniziative ed azioni capaci di sollecitare la politica ad occuparsi in un modo responsabile e progettuale dei processi reali del Paese e dell'economia.




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Data ultima modifica: 20-02-2008
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