Saluto del Sindaco Corada alla manifestazione del 25 aprile 2007
Il 25 Aprile del '45 terminava la Guerra di Liberazione. E’ una data cruciale della nostra storia.
Alla Lotta di Liberazione seppe dare un importante contributo anche la nostra città: giovani, donne, lavoratori, intellettuali che avevano avuto la ventura di nascere e vivere a Cremona – la città di Roberto Farinacci, potentissimo ras definito “il più fascista dei fascisti” – presero gradatamente coscienza della tragedia nella quale il regime aveva gettato il Paese e decisero di imbracciare le armi per liberare l’Italia dalla dittatura e dall’esercito occupante.
E' un ricordo che il tempo trascorso non può rimuovere.
Non si trattò per il nostro Paese, di proseguire una guerra perduta, ma di cominciare una “guerra di Liberazione”, volta a cacciare i tedeschi occupanti e il loro alleato fascista che, intanto, aveva dato vita alla “Repubblica Sociale Italiana”.
Si trattò di riconquistare la libertà, della quale la nostra Patria era stata privata per oltre vent’anni.
Forze eterogenee diedero vita al movimento di Resistenza: diverse tra loro per impostazione ideologica ed orientamento politico, ma unite nell’obiettivo comune di sconfiggere il nazifascismo e di riconquistare la libertà.
Al loro fianco si schierarono non solamente i tanti militari che, durante la guerra, avevano conosciuto sul campo la rovinosa demagogia del regime, ma anche i giovani e i giovanissimi che rifuggivano dall’arruolamento nelle file della Repubblica di Salò e che, di fronte alla durezza dell’occupazione tedesca, optavano per la via dell’opposizione e della lotta.
La Resistenza fu un movimento fortemente unitario, pur mantenendo ciascuna forza la propria specificità e la propria visione politica.
Diverse contrapposizioni iniziali finirono per essere superate e accantonate nel corso della guerra, per dare spazio, sul piano politico e su quello militare, a larghe intese che misero il movimento nelle migliori condizioni per definire i comuni obiettivi e per sviluppare un coordinamento sempre più puntuale, efficace e incisivo.
Uno dei più importanti insegnamenti che ci viene da quella preziosa esperienza è che, uniti, i democratici, le forze popolari, autenticamente nazionali, possono vincere.
Così come ieri, pur tra mille difficoltà, il popolo italiano seppe ritrovarsi unito nella condivisione dei valori di democrazia, di libertà e di pace anche oggi, insieme, dovremmo saper produrre, pur nel pieno rispetto delle reciproche diversità, un grande progetto di rinnovamento e di crescita comune.
Oggi l'Italia ha ancora bisogno di un simile impegno unitario.
Dobbiamo tutti sentirci, come cittadini, al di là delle legittime divisioni politiche, singolarmente coinvolti nell'accettare i nostri doveri e nel pretendere, congiuntamente, il giusto rispetto dei diritti di ciascuno.
Perché davanti abbiamo un compito gravoso: costruire tutti insieme, con fantasia e spirito di reciproca collaborazione, la nuova forma politica ed istituzionale dello Stato italiano. E contemporaneamente superare le difficoltà economiche ed assicurare ai nostri figli lavoro e benessere.
Oggi, per nostra buona sorte, non siamo chiamati a combattere in armi contro fascismo e nazismo dominanti.
Oggi dobbiamo innanzitutto combattere contro il rischio di perdere la memoria storica, soprattutto da parte delle nuove generazioni, sapendo che finché nel patrimonio genetico dei popoli rimarrà il ricordo di Auschwitz e di Dachau si potrà sperare di evitare il ripetersi di simili barbarie.
Ecco perché voglio rivolgere un sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno saputo dare vita alle interessanti iniziative che - su questi temi - sono state messe in campo in questi anni.
Oggi siamo chiamati, però, come dicevo, a fare i conti con una serie di altre preoccupanti questioni, che si presentano a noi in forma talvolta inedita.
Esse si chiamano crisi economica, crisi morale e dei valori; sviluppo sostenibile, crisi istituzionale e della rappresentanza; solidarietà internazionale contro la guerra, contro il terrorismo e contro la fame.
E' ponendo questi problemi all'ordine del giorno di una ferma azione di rinnovamento, che si invera nell'oggi il grande insegnamento della Resistenza.
La serietà delle questioni attuali richiede che il Paese sappia ritrovare la forza ed il coraggio dei valori che fecero da sfondo ieri alla Lotta di Liberazione.
La certezza è che a tale esigenza sapremo, tutti insieme, dare una risposta più che positiva!
Tutti abbiamo un ruolo, un compito, una competenza.
Dunque ciascuno di noi si chieda: cosa posso fare io per il mio Paese? E una volta trovata la risposta, ciascuno di noi faccia “la parte del proprio dovere”, come dicevano i nostri anziani.
Perché è dalla comprensione degli insegnamenti che ci vengono da un glorioso passato che possiamo trarre la forza di guardare avanti, di costruire il nostro futuro.
Consapevoli che il progetto di democrazia partecipata e di società libera ed accogliente che vogliamo costruire poggia su solide e sicure radici.
Grazie al contributo, al lavoro, all’impegno di tutti noi, l’Italia ce la farà. Siamone certi!
Viva la Repubblica, viva il 25 aprile, viva la libertà.
Data ultima modifica: 30-04-2007
Indirizzo: http://www.comune.cremona.it/index.php?module=PostCE&func=display&ceid=2295&meid=-1