Apertura del corso di economia aziendale
Aula Magna Dell'Istituto "E. Beltrami" - Giovedì 8 marzo 2007
Docenti, studenti, signore e signori,
nel porgere il saluto dell'Amministrazione Comunale a tutti i presenti, desidero innanzitutto rilevare come il tema scelto per il nuovo appuntamento del Corso di Economia Aziendale, "Tutela del risparmio e sviluppo del mercato dei capitali", sia davvero stimolante.
Sono certo che, grazie ai relatori chiamati a dare il loro contributo, sarà oggetto di approfondimento in questo ciclo di conferenze, che costituisce un utile quanto prezioso strumento di discussione e di aggiornamento.
E' un merito che va riconosciuto all'instancabile quanto appassionato organizzatore di questa iniziativa, il professore Luigi Masserini, che è riuscito a realizzare ancora una volta un corso di alto livello, fortemente legato a problemi e tematiche di stringente attualità.
Il Comune di Cremona sostiene da sempre con entusiasmo questo sforzo, e continuerà a farlo, così come non nega mai la propria collaborazione a tutti coloro che, sinceramente attenti al progresso intellettuale della nostra città, sono impegnati, con serietà e professionalità, sul fronte dell'arricchimento culturale e conoscitivo.
Sul tema del risparmio, di cui tratta questo corso, esiste un filone del pensiero economico che lo considera quasi come un difetto perché non è il reddito a generare il risparmio, ma è la spesa a creare il reddito.
Il Ministro dell'Economia e delle Finanze Tommaso Padoa Schioppa tempo addietro, ha detto che, anche dal punto di vista economico, il risparmio è una virtù, individuale e sociale, non un vizio.
Concordo con questa sua dichiarazione, laddove per virtù s'intende quella speciale disposizione di chi guarda lontano, di chi si pone obiettivi alti che non possono essere raggiunti a breve.
Il risparmio è la virtù del sentire la solidarietà tra le generazioni come un dovere altrettanto forte della solidarietà di chi ha verso chi non ha. E' anche la virtù della rinuncia e della speranza, la condizione per fare cose grandi, per investire, per edificare opere che durano nel tempo.
Come lo stesso Ministro ha tenuto a chiarire in diverse circostanze, la sistematica distruzione pubblica del risparmio privato attraverso il disavanzo pubblico non ha dato slancio all'economia, ma l'ha resa debole.
Le cause profonde dello stallo della crescita del reddito e della produttività dell'economia italiana vanno piuttosto ricercate nella sostituzione della ricerca e dell'invenzione con la svendita dei servizi, del lavoro e della ricchezza nazionali: tutto questo ha bloccato ogni forma di salutare concorrenza.
Per uscire dalla stagnazione è necessario ricostituire la capacità di investire sul futuro, che è l'essenza stessa del risparmiare.
E il buon esempio, la buona pratica, deve venire in primo luogo dai conti pubblici. Una formazione adeguata di risparmio ed un suo buon uso sono condizioni per il ritorno dell'economia italiana alla crescita sostenuta che ha caratterizzato il nostro Paese per circa quaranta anni dopo la fine della Seconda Guerra mondiale.
Il processo delle privatizzazioni ed il tramonto del grande capitalismo familiare non hanno trovato un mondo di investitori istituzionali capaci di rilevare la funzione proprietaria e di avviare un assetto produttivo maturo. Da qui l'attribuzione di questa fragilità ad una carenza di risparmio che porta a parlare di "capitalismo senza capitali".
In realtà, come testimonia l'ingente debito pubblico italiano, il risparmio certo non manca, anche se oggi, con salari e stipendi troppo bassi e stili di vita condizionati da un facile consumismo, si affermano forme di indebitamento privato anche per pagare la lavatrice.
Il problema non sta tanto nella formazione del risparmio, quanto piuttosto nella garanzia di esso (quante fregature hanno ricevuto i risparmiatori!) e nella carenza di istituzioni per la sua gestione.
Questo porta a riflettere sull'importanza di sviluppare forme di previdenza complementare per perseguire obiettivi di crescita essenziali per la sicurezza e la prosperità economica degli italiani, quali, ad esempio, incoraggiare la formazione del risparmio e indirizzarlo verso il suo scopo primario, cioè la costituzione di un sostegno per la vecchiaia; colmare le lacune del nostro sistema pensionistico che ne mettono in forse la sostenibilità economica e finanziaria nel tempo; rafforzare il rapporto tra impresa e finanza, ponendo la grande impresa al riparo da facili aggressioni, e inducendo anche la piccola e media impresa a rivolgersi al mercato finanziario con nuove modalità.
Conclusa questa breve riflessione, la sottopongo quale spunto di discussione per l'ampio ed articolato dibattito che, ne sono certo, si svilupperà oggi e nei prossimi appuntamenti.
Al corso di economia aziendale che si apre oggi, auguro infine di suscitare l'interesse che giustamente merita.
Data ultima modifica: 08-03-2007
Indirizzo: http://www.comune.cremona.it/index.php?module=PostCE&func=display&ceid=2208&meid=-1