A nome della cittadinanza tutta, dell'Amministrazione Comunale e mio personale, porgo un sincero saluto a tutti gli iscritti alla CISL ed ai loro dirigenti presenti a questo congresso, utile quanto stimolante momento di riflessione e di confronto.
Stiamo vivendo un periodo storico, politico ed economico allo stesso tempo delicato e speciale per l'Italia al punto che sono in molti a chiedersi se, in un mondo globalizzato, in un Paese passato in 50 anni dall'agricoltura alla nuova economia, dalle fabbriche dell'operaio massa al popolo della partita Iva, ai precari ed all'impresa diffusa, abbiano ancora un futuro strutture ed organizzazioni sorte in ben altri contesti.
A questa domanda, forte anche della conoscenza dell'impegno costante svolto dal Sindacato dagli amici della CISL nel cremonese, rispondo di sì, che certe strutture ed organizzazioni hanno un senso ed una grande utilità anche oggi. Tra queste il sindacato.
Il sindacato confederale ha un futuro anzitutto perché, anche se soffre forse di qualche squilibrio nella composizione della sua rappresentanza, esso ha un radicamento fortissimo e "serve", serve ai lavoratori.
Certo, l'assetto economico e sociale in questi ultimi anni è completamente mutato e questo richiede dei cambiamenti anche al sindacato, alle sue strategie e alla sua struttura.
Ma il Sindacato in genere e la CISL in particolare mi sembrano pronti ad interrogarsi su questa esigenza di ripensamento, recuperando alcuni dei punti cardini del passato ed innovando per rispondere meglio alle esigenze del presente e del futuro: valorizzazione degli iscritti, partecipazione dei dipendenti alle scelte di fondo dello sviluppo delle aziende e dell'intera società, recupero dei legami tra salari e produttività, politica dei redditi, apertura alle nuove professioni ed alle nuove precarietà (del lavoro e della vita).
La CISL ha saputo riaffermare con forza una propria strategia basata sulla partecipazione, sulla concertazione come politica economica, sulla valorizzazione dei contratti ed il rifiuto delle scorciatoie legislative. Ritengo che queste siano buone testimonianze.
Lo scenario politico, sociale ed economico sta subendo trasformazioni enormi. La sfida ora è quella di allargare gli orizzonti rivolgendosi a coloro che oggi non rientrano fra i tutelati del sindacato e allo scenario dell'economia globale.
Chi punterà sulla qualità, sull'innovazione tecnologica, sulla formazione permanente, sulla valorizzazione delle tipicità e delle tradizioni locali avrà più chances.
Cremona è favorita dalla varietà delle sue produzioni e da una buona coesione sociale. Ma molto resta da fare. Il Comune è al fianco dei lavoratori e delle imprese, e presta la massima attenzione ai problemi dell'economia e dello sviluppo allo stesso modo con cui presta attenzione ai temi della solidarietà. D'altro canto, nella dimensione locale, solo attraverso un forte gioco di squadra tra i vari protagonisti, Sindacati, Imprese ed Enti Pubblici, è possibile ottenere risultati ed individuare quegli elementi fondamentali sui quali costruire la competitività del territorio e la ricerca di standard di qualità del sistema produttivo.
Lo sviluppo economico sostenibile è un fine che solo attraverso la cooperazione si può realizzare e che i singoli soggetti da soli non sarebbero in grado di ottenere.
In questo scenario il Sindacato, che ha sempre dato prova di grande senso di responsabilità e di collaborazione, attraverso un confronto franco e costruttivo, gioca un ruolo fondamentale nel nostro territorio.
Non si può fare a meno dei sindacati perché non si fanno riforme contro la società, anche se occorre una capacità di sintesi e di visione comune rispetto agli interessi delle singole categorie.
Nessuno nega che occorrono modifiche riguardanti anche il mondo del lavoro. E il primo cambiamento in questo senso consiste nel porre i lavoratori e coloro che non hanno lavoro nelle condizioni di avere alle stesso tempo flessibilità e sicurezza. La flessibilità non può essere, come troppo spesso accade, precarietà. In ogni caso innovazione e flessibilità non possono andare disgiunte dalla concertazione con le parti sociali.
In oltre mezzo secolo di vita la CISL è cresciuta. Ha conosciuto momenti di crisi e di successi, ha vissuto con contraddizioni e rischi il sogno di un'unificazione sindacale disegnata forse troppo in fretta e poi sfumata.
E' rimasta però, nel susseguirsi dei segretari confederali, l'idea di fondo di un sindacato di uomini liberi, unitario, che fa crescere per tutti i diritti di cittadinanza avendo come punti di forza i migliori valori ispirati al cattolicesimo democratico ed al riformismo laico.
Il mio augurio è che si prosegua su questa linea perché anche nell'epoca della globalizzazione c'è bisogno di un sindacato responsabile, maturo ed unito, che possa aiutare i lavoratori ed anche quei tanti giovani che un lavoro lo stanno cercando.
C'è bisogno di un sindacato che collabori, in piena autonomia e distinzione, con le istituzioni locali per realizzare progetti di sviluppo, di sostenibilità sociale, di dignità e qualità del vivere comune.
(327) letture dal 26-06-2007 -
Data ultima modifica: 14-04-2005
-