Solenne commemorazione di sua Santità Giovanni Paolo II
Eccellenza Reverendissima, Autorità civili e militari, Gentili ospiti,
i milioni di pellegrini che ancora in queste ore sono in coda per l'ultimo saluto a Giovanni Paolo II sono la dimostrazione più evidente dello straordinario carisma di questo grande uomo.
Come rappresentanti della comunità di Cremona, che ha avuto l'onore di averlo come ospite nel giugno del 1992, abbiamo ritenuto giusto tributare un omaggio a questo Pontefice con una cerimonia informale ma sentita e partecipata.
"Le tenebre non si dissipano con le armi; le tenebre si allontanano accendendo fari di luce", disse un giorno Giovanni Paolo II nella preghiera ecumenica di Assisi. Era inoltre solito ripetere: "In un viale senza uscita, l'unica uscita è nel viale stesso".
Sono frasi di grande immediatezza e semplicità, ma nello stesso tempo contengono verità profonde, come pochi uomini hanno il dono di sapere trasmettere. Ora che non è più tra noi, di tutto questo si coglie sempre più l'importanza.
Giovanni Paolo II veniva da lontano. Si commuoveva quando si parlava della sua patria, quando la visitava. Lì era nata la sua vocazione, e quella straordinaria commistione tra fede, spiritualità, senso della storia. Lì aveva visto passare le grandi sofferenze del Novecento: Auschwitz e la criminale dittatura nazista ed il totalitarismo comunista.
Veniva da lontano, ma aveva Roma come punto di riferimento interiore. A Roma vi è la tomba di Pietro, che della Chiesa è fondatore e di cui ha voluto imitare l'amore umile. Roma è il centro simbolico dell'universalismo latino, caput mundi, e da duemila anni centro della Chiesa Cattolica.
Giovanni Paolo II ha predicato al mondo valori di libertà, giustizia sociale e pace. Ha predicato che non si possono fare guerre in nome di Dio, che non si può usare il suo nome per una politica d'aggressione e di violenza.
Giovanni Paolo II rifiutò le guerre soprattutto quando rischiavano d'assumere tinte religiose. Niente scontro di civiltà, niente guerre di religione.
Questo Papa sarà ricordato per lo spazio che volle tenere aperto, nell'anima degli europei, alla purificazione delle memorie e all'attività del ricordo. Penitenza ed espiazione per le colpe degli uomini, per gli errori anche della Chiesa e dei Cristiani.
Giovanni Paolo II ha insistito spesso sul male sempre in agguato. Il male di cui si macchia anche chi pecca di omissione di soccorso. Il male di chi mostra indifferenza. Ha parlato anche del male che può colpire la natura stessa della fede, quando essa si trasforma in fanatismo e crede di potere inculcare la verità e addirittura calpestare la vita in nome di essa.
Si scorge in questo, mediato da 1.500 anni di storia e di discussioni, l'insegnamento di S. Agostino, che poneva l'accento sulla necessaria collaborazione fra fede e lògos, tra religione rivelata e ragione pensante.
Molto spesso la storia degli uomini appare ciclica, non lineare. Non è così, e mai passa la stessa acqua sotto lo stesso ponte. Però, seppure non uguali, certe vicende si ripetono lo stesso. La storia va e torna, con tutto il suo male, con tutto il suo bene. Spetta al libero arbitrio che appartiene a ciascuna persona il compito di correggere e di correggersi.
Così come dipende da noi far sì che ci siano libertà e pace nel mondo.
La pace intesa non come tregua temporanea fra le armi, e neppure quella comoda condiscendenza al dominio che procura l'indifferenza, bensì la pace che S. Agostino chiama tranquillitas ordinis, ed è serenità in riposo, ma anche vigilanza di chi si fa garante di un ordine. Che assicura giustizia severa perché i torti siano riparati, ma che, una volta fatta giustizia, sa ricominciare la convivenza fondandola su riconciliazione e perdono.
Dopo l'11 settembre, disse il Papa, l'impensabile deve essere pensato, come già era successo in passato, come se il potere del male, in questo mondo, "avesse ancora una volta la meglio".
Ma il Papa ha anche affermato che non c'è pace senza giustizia, che non c'è giustizia senza perdono, e non c'è perdono senza giustizia. Purtroppo il perdono è spesso vissuto come alternativo alla giustizia, e tende a coincidere con il cedimento alle forze distruttive, alla cultura di morte. Così come la giustizia non può essere l'alternativa all'amore, ma ne è la premessa e trova in essa compimento.
La giustizia e l'osservanza del diritto sono di questa terra, non appartengono ai tempi messianici. E il Papa ha avuto questa ambizione nei suoi innumerevoli interventi rivolti agli uomini di tutto il mondo: fare rispettare il diritto, fermare le ingiustizie ed al tempo stesso risvegliare in tutti il bisogno di giustizia e perdono.
Il dramma del nostro mondo è che in questi anni sono stati in pochi tra i potenti della terra a svolgere questa funzione terrena ed universale, umana e spirituale.
La funzione di chi non aspetta inerte. Perché il male e il bene siamo comunque noi a compierlo: siamo noi a volere, noi a non volere.
Ora spetta a noi ricordare la via indicata da questo Papa che per anni ci ha accompagnato raccomandandoci con forza: non abbiate paura! Non abbiate paura a ricercare la verità, a perseguire libertà e giustizia, ad esigere la pace.
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Data ultima modifica: 08-04-2005
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