Forte del sempre più crescente successo, il «Festival di Mezza Estate» prosegue la propria programmazione, e dopo l'appassionante, «adrenalinico» spettacolo di danza «La vida es ritmo» (protagonista il gruppo di danzatori-percussionisti «Camut Band»), oggi guarda ancora al cartellone dedicato alla prosa. Lo fa presentando presso l'Arena Giardino di Cremona (martedì 26 agosto, ore 21.15) una delle opere maggiormente apprezzate e divertenti di Tito Maccio Plauto, «Aulularia», nell'occasione interpretata con il consueto «registro» comico dal volto noto Stefano Masciarelli.
Al fianco dell'attore (che impersonerà Euclione), un cast di artisti giovani e stimati, già pronti a conquistare gli spettatori della rassegna cremonese grazie a una «folle», irresistibile miscellanea di gag e di situazioni esilaranti che contribuiscono a fare della commedia plautina un'opera ancora attuale e applaudita.
Lo spettacolo, presentato in prima nazionale al «Plautus Festival» di Sarsina (lo scorso 20 luglio), arriva ora a Cremona per un'altra, imperdibile data della kermesse diretta da Beppe Arena ed Elio Conzadori (biglietto d'ingresso 16,00 €). La novità assoluta di questa messa in scena di «Aulularia» rispetto alle numerose precedenti rappresentazioni tutte rappresentate «classicamente» è che qui il regista Walter Manfrè ha voluto vivacizzarla, renderla più attuale facendola diventare molto simile ad un momento di avanspettacolo: siparietti, musiche cantate dal vivo con perfetta intonazione da Stefano Masciarelli, i volti di alcuni interpreti truccati "esageratamente", il formidabile Enzo Casertano che recita splendidamente anche nelle vesti di una donna, il bravissimo Rosario Coppolino che unisce alla recitazione una perfetta gestualità e flessuosità di movimenti quasi di danza.
La trama di «Aulularia» o «La commedia della pentola» è tutta giocata su equivoci: Euclione, vecchio avaro, ha scoperto nel giardino di casa una pentola piena d'oro ed è ossessionato dal timore che gliela si voglia rubare e ostenta un'assoluta povertà.
Il vecchio scapolo Megadoro (Giovanni Ribò), suo vicino, si offre di sposarne, senza dote, la figlia Fedra. Euclione accetta con entusiasmo ma non sa che la ragazza, violentata durante le passate feste di Cerere dal nipote di Megadoro, Liconide (Fabrizio Vona), sta per partorire. Intanto Strobilo, servo di Liconide, riesce ad impossessarsi della pentola. Quando al disperato Euclione verrà restituita la pentola, egli consentirà alle nozze tra il giovane e la figlia e l'oro servirà da dote a Fedra per il matrimonio giusto e riparatore con Liconide.
La novità assoluta di questa messa in scena di «Aulularia» rispetto alle numerose precedenti rappresentazioni tutte rappresentate «classicamente» è che qui il regista Walter Manfrè ha voluto vivacizzarla, renderla più attuale facendola diventare molto simile ad un momento di avanspettacolo: siparietti, musiche cantate dal vivo con perfetta intonazione da Stefano Masciarelli, i volti di alcuni interpreti truccati "esageratamente", il formidabile Enzo Casertano che recita splendidamente anche nelle vesti di una donna, il bravissimo Rosario Coppolino (servo di Liconide) che unisce alla recitazione una perfetta gestualità e flessuosità di movimenti quasi di danza. Dice, Manfrè, in merito alla recita da egli stesso diretta: «Esistono pochi modi, non più di due, "giusti" , a nostro avviso, per mettere in scena una commedia di Plauto. E per "giusti" intendiamo che non comportino la totale e cervellotica rivisitazione dei canoni classici secondo i gusti di un pubblico che, per propria moderna vocazione, non ama più divertirsi alle battute dei vecchi autori latini. Uno di questi modi è quello della ricostruzione filologica, assai colto, ma - ahimè - destinato a non avere presa teatrale nelle rappresentazioni che, sia pure nei luoghi deputati, possono indurre ad una annoiata stanchezza il fruitore estivo che, per un equivoco divenuto consuetudine, sentendo il nome di Plauto, pensa di dovere ineluttabilmente ridere. E sono delusioni quando questo non accade. L'altro modo, sempre a nostro avviso - suggerisce il regista -, è quello genialmente intuito da Pasolini e teorizzato nella sua prefazione alla versione in italiano del plautino "Vantone" laddove egli sostiene che il corrispondente modello moderno della comicità plautina è quello del nostro avanspettacolo. Ed è a questo indirizzo che vorremmo rifarci nell'affrontare Plauto consci del fatto inequivocabile che tutta una precisa tecnica del meccanismo "comico-spalla" è intanto presente nella costruzione delle singole scene delle sue commedie. Inoltre, quella dell'avanspettacolo è l'unica comicità che possa tradurre in divertimento non banale la sanguigna scrittura dello scrittore latino densa di citazioni popolari e di volgarità talora indicibili perché fini a se stesse e quindi non divertenti, ma indispensabili per far ridere il pubblico di Plauto. E', dunque, a questo teatro (ormai, peraltro, antico, non essendo frequente vedere sui palcoscenici il comico e le ballerine come accadeva fino a gli inizi degli anni sessanta) che vorremmo aderire nel realizzare questa versione di "Aulularia". Tentare una traduzione dai canoni classici in quelli di un linguaggio colorito, dialettale, irriverente , musicale, divertito e divertente. Riproporre i tempi della classica comicità dove comico e spalla si ruberanno a vicenda i ruoli provocando ora l'uno ora l'altro la risata e dove la "situazione" e non la "battuta" sarà spesso a provocare il divertimento. Le aggiunte di musiche e di piccole volutamente goffe coreografie completeranno una messa in scena "cialtrona" quel tanto che serva a restituirci il sapore di un teatro popolare ma vero nella ricerca delle proprie radici».
(199) letture dal 26-06-2007 -
Data ultima modifica: 25-08-2008
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