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Il Comune Attività e uffici Il Comune per... Accedi a La città | L'Agroalimentare fra tradizione e innovazione
Intervento di Giandomenico Auricchio, Presidente della Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Cremona
Cremona: verso il piano strategico della città - Venerdì 9 marzo 2007 L'agroalimentare - sicuramente uno dei punti di forza da valorizzare in una prospettiva di sviluppo territoriale - è uno dei pilastri del nostro sistema economico, sia per fatturato che per numero di unità locali - 721 al 31 dicembre 2006 - che rappresentano il 14,6% del totale dell'industria manifatturiera. Un dato che si avvicina alla media nazionale che vede le unità locali del settore alimentare pari a circa il 16% del totale, contro una media regionale pari al 9%. Ma non sono solo i numeri a farne un settore leader: il nostro sistema agroalimentare - caratterizzato da produzioni fortemente legate alle specificità del territorio, in cui emerge la capacità di elaborare cultura e conoscenza, tradizione e innovazione - è senza dubbio tra i più avanzati per sicurezza, igiene e qualità. In un mercato moderno ed evoluto la sicurezza è l'obiettivo prioritario, ed è strettamente collegata ai temi della salubrità, della qualità e della genuinità degli alimenti. Ebbene, va subito sottolineato che l'Italia è oggi all'avanguardia, nel mondo, per le garanzie che offre al consumatore in materia di sicurezza alimentare. Mai l'attenzione nei confronti della sicurezza da parte dell'industria alimentare è stata così alta. Posso tranquillamente affermare che i prodotti italiani sono i più sicuri al mondo e che molto spesso, pur in assenza di una normativa specifica, è l'industria stessa a voler anticipare le informazioni ai consumatori per consentire una tracciabilità dei prodotti. Ma l'attenzione alla sicurezza non basta. In un momento come l'attuale, in cui la liberalizzazione degli scambi a livello internazionale inasprisce la competizione e favorisce le imprese che possono godere di costi produttivi più bassi rispetto a quelli italiani, la qualità diventa la strada obbligata per un sistema agroalimentare avanzato. La strada dello sviluppo deve dunque consolidare una politica della qualità del prodotto alimentare, coniugandola con le esigenze di cambiamento di una società sempre più attenta all'evoluzione dei modelli di consumo e delle esigenze di garanzia e informazione del consumatore. E' importante promuovere una politica di sinergia e di efficienza dell'intera filiera agroalimentare, dall'agricoltura, ai trasporti, alla distribuzione tradizionale e più moderna. E' pure importante costruire, sempre in collaborazione con l'agricoltura e la distribuzione, un sistema coeso ed integrato in cui i prodotti industriali, i DOP e gli IGP, il biologico, i prodotti di nicchia trovino spazio in un quadro organico in cui i concetti di qualità, sicurezza, tipicità convivano e siano usati correttamente. Il nostro sistema agroalimentare può contare su materie prime di eccellenza, su un'industria manifatturiera di prim'ordine - fortemente impegnata a coniugare al meglio i concetti di qualità e di sicurezza del prodotto, ma anche a investire in ricerca e innovazione tecnologica -, sulla presenza di centri di ricerca all'avanguardia in grado di generare importanti ricadute. E' dunque in grado di esprimere una potenzialità enorme: in particolare di veicolare nel mondo l'immagine di qualità del made in Italy, un riferimento emozionale e culturale di portata straordinaria. Punti di forza importanti ai quali si contrappongono, come elementi di debolezza, la grande frammentazione produttiva che ne penalizza la presenza sui mercati internazionali e gli alti costi per i servizi. Ma in un contesto di globalizzazione dei mercati come quello che stiamo vivendo il successo delle imprese non dipende più unicamente dalle capacità competitive dei singoli produttori: si gioca su quelle dell'intero sistema. Per questo le imprese non vanno lasciate sole. E' più che mai necessario sostenere la competitività delle nostre aziende, supportandole nello sviluppo di innovazioni processuali e di prodotto, nei processi di aggregazione e di penetrazione sui mercati internazionali. E proprio per garantire maggior trasparenza nell'attuale contesto di mercati globali è necessario pervenire ad una sempre maggiore chiarezza del quadro normativo di riferimento, in modo da assicurare alle nostre imprese condizioni paritarie a quelle in cui operano quelle dei principali paesi concorrenti. L'industria alimentare italiana ogni anno destina direttamente o indirettamente il 2,6% del proprio fatturato all'innovazione e alla ricerca applicata. La ricerca e l'innovazione diventano fattori strategici per assicurare competitività al nostro sistema agroindustriale. Anche nel nostro territorio bisogna far crescere la consapevolezza dell'importanza di investire nell'innovazione, potenziare la capacità di fare network per promuovere processi di crescita e diffondere i risultati della ricerca dai centri di eccellenza alla rete delle piccole e medie imprese. Va in questa direzione il progetto Equal Competence che vede la Camera di Commercio, la Provincia, l'Università Cattolica - insieme ai partner del territorio di Lodi - impegnati ad esercitare un ruolo di indirizzo verso una crescita qualitativa delle produzioni, oltre che a favorire le dinamiche di innovazione d'impresa e l'interazione con i centri di ricerca e sviluppo. Si tratta di un'opportunità importante che il sistema locale mette a disposizione e che si affianca ad un altro forte impegno sul fronte dell'innovazione che Camera di Commercio, Provincia e Regione hanno messo in campo: 500.000,00 euro per favorire processi di innovazione tecnologica, organizzativa e gestionale e di aggregazione d'impresa. Occasioni significative che la filiera dell'agro-alimentare deve saper sfruttare al meglio. Oggi per crescere e competere è indispensabile sviluppare attività di trasferimento tecnologico che permettano l'acquisizione non solo di maggiori competenze, ma anche di tecnologie immediatamente applicabili senza ulteriori investimenti di tempo e di risorse finanziarie che consentano di andare incontro alle esigenze del consumatore che oggi chiede una sempre più ampia gamma di prodotti, maggiore praticità d'uso, proprietà nutrizionali adeguate, un giusto rapporto qualità-prezzo. Investire in progetti di ricerca, di trasferimento tecnologico, di formazione delle risorse umane diventa fondamentale per restituire competitività alle imprese, Necessità queste che trovano conferma nelle linee guida del Settimo Programma quadro per la ricerca e lo sviluppo tecnologico (FP7) - approvato dal Parlamento europeo il 18 dicembre scorso e valido per i prossimi sette anni - dove troviamo una sempre maggiore enfasi ai temi della ricerca non più solo come strumento, ma come obiettivo cui tendere e una forte attenzione all'esigenza che la ricerca venga incontro ai bisogni dell'industria. Sono sicuro che il convegno di oggi e l'analisi del CENSIS darà un significativo contributo alla condivisione degli elementi determinanti per sostenere la competitività del sistema economico e sociale e la crescita del territorio cremonese. E sono altrettanto convinto che la promozione e la tutela del nostro patrimonio agroalimentare - insieme alla liuteria uno dei biglietti da visita del territorio nel mondo- sia uno di questi elementi. Ho sottolineato che oggi la competizione non è fra imprese, ma fra sistemi territoriali. Quello di oggi deve costituire un momento significativo di confronto in vista di un sempre maggiore coordinamento degli strumenti di programmazione, affinché, attraverso una capacità di governo basata su scelte fortemente condivise dai diversi attori locali, possiamo far emergere modelli di sviluppo innovativo in grado di portare nuove prospettive di crescita al nostro territorio. |