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Intervento di Gianni Dominici, Censis
Cremona: verso il piano strategico della città - Venerdì 9 marzo 2007 Sulla base delle cose dette, perché è un piano strategico Cremona? Che cosa vuol dire piano strategico in una realtà come quella fino adesso descritta? Significa soprattutto adottare una metodologia che permetta di coordinare le diverse attività facendo sistema. Lo diceva prima Roma: sparpagliati e divisi non si va da nessuna parte. Diventa sempre più urgente e importante per i territori, per i territori italiani fare sistema, cioè, comunque, ragionare non più come singole entità, ma come relazionalità su un singolo territorio. L'altra cosa che permette di fare un piano strategico è quello di aiutare ad identificare quali sono le risorse chiave sul territorio, quali sono quelle minoranze trainanti, così come le abbiamo chiamate noi nel rapporto Censis di quest'anno, sulle quali poter investire. Serve a valorizzare le competenze distintive, a valorizzare le diverse soggettualità esistenti sul territorio, serve a ridurre la complessità interna ed esterna. L'abbiamo sintetizzato con quello slogan finale "Il piano strategico aiuta a trovare un nuovo equilibrio competitivo in un ambiente in trasformazione". Sono proprio questi i due concetti. Anche rispetto alle cose che diceva prima Roma, ai temi più ampi alla globalizzazione. Noi viviamo in un contesto che è in continua trasformazione. Dobbiamo dotarci degli strumenti in grado in ambiente in continua trasformazione di arrivare ad un equilibrio competitivo. Qual è stato il processo che abbiamo avviato e che oggi vi presentiamo? E' un lavoro che parte da lontano, per così dire, da circa 2 anni fa, quando grazie alla Committenza della Camera di Commercio di Cremona noi facemmo una prima indagine (è quel riquadro che vedete in alto racchiuso nel grigio). Quella fase preliminare di diagnosi e di prefettibilità nasce da un'indagine che noi facemmo 2 anni fa sulle imprese, sui soggetti intermedi, quindi su quelli che noi chiamiamo la "governance territoriale" e lavorammo sulla costruzione di scenari territoriali. Un lavoro che - dicevo - presentammo al territorio diversi mesi fa dal quale emergeva, sì, la capacità e la grande capacità e presenza di risorse sul territorio, ma la mancanza di una visione strategica rispetto al futuro. Da quel rapporto presentato si decise, quindi, di lavorare in una logica di piano strategico. Come abbiamo proceduto? Vedete la seconda fase, è una serie di incontri preliminari per definire obiettivi e il processo. Cioè, quella che era la nostra metodologia l'abbiamo confrontata con le analisi degli strumenti e della programmazione esistente con le analisi delle progettualità esistenti con la mappatura dei diversi soggetti attivi sul territorio. Quindi, la prima cosa che abbiamo fatto, evidentemente, è stata quella di andare a vedere cosa già esisteva sul territorio, quali fossero i progetti e quali fossero i soggetti più importanti. La terza azione importante, quindi fondativa del processo, sono stati gli incontri con i politici e i responsabili di progetto ed abbiamo incontrato uno ad uno in riunioni intorno ad un tavolo i diversi responsabili dei progetti, i diversi Assessori Comunali coinvolti nella programmazione e i diversi Sindaci dall'area vasta cremonese. Questo ci ha permesso di raccogliere documentazione e materiale, di compilare delle "schede progetto" per ciascuna iniziativa e di ascoltare quali fossero le visioni strategiche dei singoli coinvolti. A questa fase istruttoria è stata poi affiancata ed è seguita una fase di confronto con il territorio. Abbiamo già fatto 2 o 3 incontri - probabilmente diversi di voi hanno già partecipato a degli incontri di confronto - su quelli che erano i risultati e i progetti identificati. Oggi siamo alla presentazione di quello che noi abbiamo chiamato lo "studio preliminare per il piano strategico". Cioè finisce ed arriva un fondo a sinistra, cioè finisce questa fase di programmazione e di studio preliminare per andare verso quella che dovrebbe essere l'implementazione del lavoro. Quali sono i soggetti incontrati lungo il percorso? Sostanzialmente tutti! Probabilmente qualcuno ce lo saremo dimenticato ma è un processo che è durato 48 mesi che attraverso riunioni, incontri, interviste e workshop ci ha permesso di incontrare la maggior parte dei soggetti attivi sul territorio e nei Comuni intorno alla città di Cremona. Leggiamo come se fosse un orologio, quindi in ordine orario: i Sindacati, la Aem, Cremona Fiere, le diverse imprese più innovative o alcune, meglio, delle imprese più innovative esistenti sul territorio, l'università, i Comuni di cintura (abbiamo avuto diversi incontri, come già vi ho detto) con i Comuni della corona intorno alla città di Cremona, la Cassa Padana, la Provincia, il Comune di Cremona in tutti i suoi Assessori e dirigenti coinvolti nel piano, la Camera di Commercio e le associazioni di categoria. Ripeto, incontri organizzati sulla base di interviste, sulla base di riunioni, sulla base di seminari. Oggi cosa presentiamo? Presentiamo la prima fase della mappatura e valutazione dei progetti e le indicazioni operative per l'avvio di un processo di pianificazione strategica della città, e lo facciamo pubblicamente. E' stato detto più volte, il piano strategico è comunque un qualcosa che deve presupporre il confronto continuo con la città. Nell'arrivare a questo primo giro di boa lo facciamo presentando e coinvolgendo il pubblico che oggi ci ascolta. Quali sono i risultati della fase preliminare? Nella definizione degli scenari abbiamo cercato di riassumere le diverse visioni che i nostri interlocutori ci hanno esplicitato sulla base di due assi portanti rispetto a Cremona e al suo futuro. Vedete che sull'asse orizzontale abbiamo creato questo "progress" tra tradizione e innovazione; nell'asse verticale, invece, il concetto di reinserramento e di collaborazione, di chiusura o di riapertura, del territorio di soggetti verso l'esterno. E' un po' il ragionamento che faceva Roma prima rispetto alle mura della città simboliche. Un reinserramento del territorio all'interno delle mura o un'apertura del territorio verso le sfide, verso scenari nuovi. I diversi scenari, appunto, che ci sono stati descritti li abbiamo collocati, ovviamente semplificando, rispetto a questi due assi. Vedete che all'incrocio degli assi c'è lo scenario nullo, quello che gli studiosi chiamano "ipotesi nulla", che non succeda nulla. Il che è ormai impossibile per una città e per un territorio. Cioè che Cremona non si muove né in termini di apertura, né in termini di innovazione. Resta ferma. Al di là di questo scenario nullo ci sono diversi scenari che i nostri interlocutori hanno individuato. Quelli all'interno di un ovale bianco sono quelli un pochino più tradizionali e sono a metà strada dei due assi: abbiamo Cremona città della musica, abbiamo Cremona che basa il suo futuro sopratutto sulla valorizzazione delle sue popolarità, soprattutto in termini agroalimentari, quindi il "made in Cremona", Cremona città del turismo, Cremona polo benessere dello sport. Quindi coloro che hanno individuato gli scenari futuri di Cremona, soprattutto come rafforzamento di alcuni asset tradizionali della città. Altri, invece, hanno messo in evidenza - e sono quelli inseriti nel rosso - alcuni scenari più innovativi, più spostati verso la logica dell'innovazione e della collaborazione. Quindi abbiamo Cremona in quanto città digitale che pensa al suo futuro, soprattutto in termini di innovazione e di novazione tecnologica, abbiamo Cremona città dei talenti e abbiamo la Cremona nodo del network padano. Come abbiamo proceduto. Abbiamo proceduto nel cercare di identificare i diversi asset che è la città - per asset intendiamo ovviamente le risorse che la città ha - ed associarle ai diversi scenari individuati. Parliamo di asset, quindi di risorse, sia in termini materiali che immateriali. Vediamone qualcuno insieme sempre in ordine orario: la Cremona città digitale può far riferimento a degli asset, e cioè delle risorse, che sono l'ex aree industriali dismesse che potranno ospitare dei processi e dei progetti concreti, le infrastrutturazioni telematiche e propensione all'innovazione; la Cremona nodo del network padano si può avvalere dell'asset posizionamento geografico; la visione e il "made in Cremona", la città della qualità produttiva si può avvalere dell'asset settori produttivi di eccellenza, l'eccellenza nella ricerca, etc. Non li leggo tutti, non solo per non annoiarvi ma anche perché, e di nuovo, e probabilmente mi ripeterò diverse volte, la logica del piano strategico non è una logica di fotografia che necessariamente viene sfuocata m,a è di processo, di film di un territorio. Questi che sono gli asset sono gli asset che erano identificati 6 o 7 mesi fa in termini temporali, ma una città è una città in movimento. E' evidente che già se facessimo oggi di nuovo questo schema potremmo introdurre delle nuove risorse. Dico questo solo per fare degli esempi molto recenti, e mi riferisco all'incontro anche con il Ministro Bersani che ha rivalutato l'asset agrolimentare introducendo una logica di scenario rispetto alle agroenergie oppure rispetto al ruolo che potrebbe avere Cremona all'interno dell'authority di Parma sull'alimentare. E' evidente che in una logica di piano strategico di nuovo la fotografia tende a venire mossa. E' una metodologia, è uno strumento, è una logica da adottare. Questo schema è uno schema su cui bisognerà fare manutenzione e farla insieme, anche sulla base delle osservazioni che arriveranno da voi. Si tratta di aggiungere, ampliare, cancellare o spostare le diverse risorse secondo quelle che sono le opportunità del momento. Parliamo dell'esistente, cioè di quello che presentiamo oggi, cioè la mappatura che abbiamo fatto di nuovo, allo stato attuale, ma nel momento in cui abbiamo posato la penna e già ci sono arrivate nuove segnalazioni, quindi al momento che abbiamo fermato e messo il cappuccetto alla penna i progetti strategici erano 56 per il Comune di Cremona, 5 per Aem e 31 dei Comuni di cintura. Oggi sono di più, ce ne sono già arrivati altri 3 o 4 come segnalazione. Quali sono gli ambiti di intervento? Sono soprattutto - lo vedete dalla torta e dalle fette della torta, vedete sempre in ordine orario - qualificazione urbanistica e ambientale del territorio, innovazione tecnologica, potenziamento fattori immateriali, marketing territoriale. Questi sono i settori su cui sono stati censiti più progetti. L'arco temporale è quello immediato. Non parliamo prevalentemente di progetti di lunga visione ma parliamo di progetti relativi ad un arco temporale immediato. Vedete che gran parte dei progetti da noi censiti, a parte quelli che sono ancora senza un arco temporale definito, quindi ancora da definire, sono progetti che hanno tempi di realizzazione previsti che sono il 2007 o il 2010. Cosa abbiamo fatto? La metodologia che abbiamo adottato è una metodologia che noi facciamo evolvere di anno in anno arricchendo di nuovi spunti. Cosa abbiamo fatto? Una volta raccolti i progetti abbiamo cercato di valutarli, ovviamente non in una logica di buoni o cattivi, utili o inutili, ma in una logica di funzionalità e di strategicità rispetto ai nostri obiettivi. In particolare abbiamo analizzato tutti i progetti censiti sulla base di tre dimensioni che sono queste tre: il livello di operabilità (è inutile ragionare su progetti che non sono operabili, che non sono operazionalizzabili o cantierabili); l'impatto sullo sviluppo economico (siamo andati a valutare progetto per progetto quale fosse l'impatto sulla struttura socio-economica del territorio) e infine sulla capacità di gestione e di anticipazione del cambiamento (stiamo parlando di piano strategico, di capacità di andare e di vedere nel medio - lungo termine che sono i 15 anni). Perdonatemi questo inciso metodologico ma è fondamentale per capire o come minimo per inquadrare il lavoro fatto: le tre dimensioni di nostro interesse sono state esplorate sulla base di questi indicatori. Cioè, per ciascun progetto siamo andati a vedere lo stato di attuazione procedurale, la disponibilità e la reperibilità dei finanziamenti, l'ampiezza dei partenariati, i finanziatori dei progetti, il contributo e lo sviluppo economico, la capacità di valorizzare il capitale intellettuale e così via. C'è stato un lavoro, ovviamente, di analisi e di valutazione su una serie di indicatori in termini strategici. Cosa ci ha permesso questo? Ci ha permesso di gerarchizzare le diverse realtà esistenti. Andiamo a vedere! In termini di operatività - come vi dicevo - l'indice di operatività, gli indicatori sono lo stato di attuazione, la reperibilità dei finanziamenti, il parternariato, etc. Questi sono i progetti che sono emersi in termini proprio di punteggio più elevato: sono il progetto Bic (benessere in città), l'agenda 21, il piano locale giovani, il progetto per la messa in comune dei servizi sanitari. In termini di avanzamento procedurale vedete che gran parte dei progetti sono, o in corso di realizzazione (fetta rossa), o sempre in corso di realizzazione. Scusate, fetta rossa e fetta grigia: sono ambedue progetti in corso di realizzazione. Quella rossa è stata realizzata, non è stata ancora realizzata al 50%, invece la fetta grigia superiore al 50% lo stato di realizzazione. Vedete comunque complessivamente - come vi dicevo all'inizio - si tratta di progetti già cantierati. Non solo! Per gran parte dei progetti censiti vedete che in termini di finanziamento la grande fetta rossa, il 60% dei progetti censiti hanno già un finanziamento che è interamente allocato. Quindi, di nuovo, tutti indicatori di una progettualità consistente in essere, non quindi solo in termini di cassetto dei sogni o delle idee. La soggettualità è ben distribuita. Vedete che questi sono i soggetti, i partnerariati promotori dei progetti, vedete che al di là della prima barra che indica che il 25% dei progetti hanno un solo promotore, per il resto ci sono realtà per cui gran parte dei progetti sono frutto di collaborazioni tra diversi soggetti presenti sul territorio in termini di privati, associazioni, ma anche - come vedete la barra gialla - di collaborazione tra soggetti pubblici e privati. Parliamo di ampiezze e di parteneariati proporzionali alla grandezza del progetto. In gran parte parliamo di partenariati - vedete nella torta gialla - che è un coinvolgimento del progetto che va da circa 1 a 3 soggetti coinvolti. Andiamo a vedere, però, la strategicità. Se andiamo vedere quali sono i progetti più strategici rispetto ai nostri indicatori discutibilissimi ma che ci aiutano a fare un po' di gerarchia, vedete che in effetti il ragionamento si inverte: sono strategici quei progetti meno cantierati, cioè quelli che ancora sono presenti - parlo dei primi due - in termini di idea o di idea avanzata o comunque di prima cantierabilità. Vedete anche il polo tecnologico: polo tecnologico è qualcosa di cui si parla ma ancora sarà una fase iniziale e lo stesso nostro piano strategico si è autocensito. E' evidente che se andiamo a vedere i progetti più importanti dal punto di vista della strategicità, e quindi di contributo allo sviluppo economico, capacità di attrarre investimenti, sono invece progetti su cui dobbiamo ancora raggiungere un consenso territoriale e soprattutto anche una cantierabilità dal punto di vista finanziario. Qual è il complessivo impatto dei progetti sullo sviluppo economico? Vedete che complessivamente la maggior parte dei progetti non hanno un impatto diretto sullo sviluppo economico, se non quelli, come abbiamo detto prima, di natura strategica. Il 30 % dei progetti censiti non esplicitano un impatto sul territorio, il 24% ha un impatto medio e il 24% ancora ha un impatto ridotto. Quindi è evidente che la grande massa dei progetti sono soprattutto progetti di manutenzione del territorio, quindi che non implicano uno sviluppo della realtà socio-economica. Funziona che invece hanno 4 o 5 dei progetti più importanti che abbiamo censito. Questo in termini di potenzialità e di sviluppo come concetto abbastanza semplice. La capacità di gestione ed anticipazione del cambiamento. Anche qui parliamo di alcuni progetti strategici che sono i pochi che hanno e che leggono il territorio in termini di proiezione a 10, 15 o 20 anni. Anche in questo caso sono dei progetti più delicati, cioè quelli su cui si sta ancora costruendo il consenso e una identità e quindi di nuovo il polo tecnologico: l'agenda 21, invece, è un qualcosa già avviato e ben consistente, la messa in comune dei servizi del distretto (anche in questo caso è qualcosa di ben avviato) e invece strategico diventa a questo punto anche l'utilizzo dell'ex area dimessa, l'ex Feltrinelli, etc. Qual è l'innovazione introdotta all'interno di progetti censiti? La maggior parte dei progetti censiti introduce un'innovazione di natura di processo, cioè operativa. Il 24% introduce una logica di innovazione di prodotto, cioè si introduce una funzione ad un prodotto nuovo, il 16% introduce una logica di innovazione semantica o di marketing, cioè un'innovazione in termini estetici, e il 16% è ancora di innovazione in termini di tecnologia introdotta. Quello che è interessante è questa distinzione che a volte noi facciamo in termini di tipologia di innovazione. Mi spiego. Consideriamo innovazione incrementale la logica e normale evoluzione di un processo di un prodotto, invece consideriamo la discontinua quando si introduce una rottura rispetto a quello fatto fino a quel momento, e la radicale quando si cambia geneticamente visione rispetto ad un prodotto o ad un servizio. Vedete che la maggior parte dei progetti, ben il 66%, introduce una logica di innovazione incrementale, cioè di evoluzione delle cose così come stanno. Di nuovo, sono quei 4 o 5 progetti completamente nuovi rispetto al territorio (il polo tecnologico, la possibilità di usare le aree dismesse in una logica di nuova discontinuità rispetto a quelle che sono le tradizioni territoriali) che invece introducono la logica di innovazione discontinua rispetto alle vocazioni e gli scenari che noi abbiamo individuato. Quali sono i passi da compiere? Poi concludo. Il primo è oggi, cioè quello di restituire il lavoro al territorio e ai soggetti che il territorio lo abitano e ci lavorano. Noi diciamo sempre che nessuno conosce il territorio meglio di chi ci lavora e ovviamente chi ci abita. Noi possiamo introdurre, così come abbiamo fatto, delle metodologie, delle prospettive di lavoro ma è evidente che solo chi ci lavora tutti i giorni sa quali sono le priorità di un territorio, così come sa quali sono anche eventuali lacune che noi, ovviamente e sicuramente, avremo accumulato. Cosa c'è da fare? Evidentemente prendere una decisione politica sulla cantierabilità del piano. Presentiamo oggi un piano di fattibilità, è evidente che una città che si vuole dotare di un piano strategico rispetto alla cantierabilità o meno deve prendere una decisione politica. Il che significa non fare proprio un rapporto come il nostro ma significa fare proprio una metodologia di lavoro, di gestione e di amministrazione di un territorio. Significa dotarsi di una struttura organizzativa. Noi nel rapporto abbiamo fatto degli esempi: da Trento che oggi ci onora della sua testimonianza, così come altre città (Torino) hanno preso decisioni diverse rispetto a come gestire il piano strategico. C'è chi ha creato un'associazione, quindi una logica di governance ampia, coinvolgendo diversi soggetti esistenti sul territorio e nella costituzione dell'associazione; c'è chi invece ha mantenuto il ruolo comunale dell'amministrazione come soggetto promotore facendo sottoscrivere gli obiettivi ai soggetti esistenti sul territorio. Qualsiasi decisione, ovviamente, è una decisione che è in funzione di quelle che sono le realtà e gli obiettivi di quella specifica città o di questo specifico territorio, ma comunque è una decisione da prendere, come organizzare un processo di questo tipo. C'è poi da definire qual è il pubblico di riferimento. Noi fino ad oggi ci siamo riferiti al pubblico dei soggetti intermedi. Anche oggi, prevalentemente, il pubblico di riferimento è un pubblico di addetti ai lavori, di associazioni o comunque di soggetti di rappresentanza delle diverse dinamiche territoriali. Un piano strategico deve individuare come suo pubblico di riferimento, invece, anche la cittadinanza più ampia, e per fare questo ovviamente si deve dotare di strumenti per raggiungere il pubblico più ampio. E' evidente che non si può dire "Abbiamo invitato i cittadini ad un incontro come oggi". Coinvolgere la cittadinanza significa mettere a punto degli strumenti affinché di questi concetti chiunque se ne possa appropriare, quindi in termini di linguaggio, di comunicazione, di semplificazione dei concetti espressi. Coinvolgere un pubblico più ampio non significa semplicemente invitarlo, ma significa mettere a punto delle strategie attive di coinvolgimento. Questo è da definire! Fino ad oggi mai le nostre riunioni si sono fatte a porte chiuse ma non abbiamo neanche messo a punto degli strumenti attivi di coinvolgimento. Il progetto operativo lo trovate nella seconda parte del dossier descritto in termini di processo di implementazione, di gestione tecnica del piano e di azioni di supporto e di strumenti. Adesso non entro nel merito per non rubare gli spazi agli altri. Per qualsiasi emendamento rispetto o suggerimento, o critica rispetto al dossier questi sono i nostri riferimenti. Sotto c'è l'indirizzo del blog. E' un po' complicato ma come diceva prima l'Assessore Saradini potete entrarci entrando nella pagina del Comune di Cremona. Il blog è aperto a possibilità di pubblicazioni. Non solo trovate sul blog tutti i materiali prodotti fino ad oggi e da domani anche quelli distribuiti oggi, ma avete anche la possibilità sul blog di mandare suggerimenti, critiche, idee e quello che volete. Comunque è una struttura aperta che lasceremo aperta fino a quando l'Amministrazione Pubblica lo riterrà opportuno. Vi ringrazio, buona continuazione dei lavori. |