Sede di Cremona dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, Aula Magna - 9 marzo 2007
Magnifico Rettore, Chiarissimi Professori, Autorità religiose, civili e militari, Studenti,
celebriamo oggi un evento che deve essere anche occasione di riflessione sui destini e sullo sviluppo del sistema universitario come motore di rinnovamento del nostro territorio.
Senza università non esistono sapere e ricerca e quindi capacità innovativa e competitività.
Per questo motivo anche il mondo del lavoro guarda all'università come fonte di continuità dello sviluppo e come generatore di competenze da spendere su un mercato sempre più concorrenziale.
Ma se l'ambiente che circonda l'università è chiuso alla competizione, l'università è spinta alla conservazione. Se l'ambiente esterno è aperto e competitivo, l'università è spinta all'innovazione, alla qualità e all'eccellenza.
Diviene inoltre sempre più importante inserirsi nella competizione internazionale: questo significa mettere l'università nelle condizioni di frenare la fuga dei cervelli e di attirare i migliori docenti stranieri nei nostri atenei.
In questo quadro generale, è necessaria una connessione reale e percepibile tra università e mondo delle imprese, così da garantire una risposta significativa ai problemi che oggi attraversano il mondo della produzione e del lavoro, ma anche garantire agli studenti sbocchi sicuri o, comunque, facilitati.
In questi anni, a Cremona, con il contributo degli Enti Locali, si è lavorato in successione a una varietà di obiettivi coordinati: creare una "condizione" edilizia soddisfacente, sviluppare un'organizzazione gestionale adeguata, progettare una didattica all'altezza dei tempi.
Ora si deve proseguire con determinazione sull'obiettivo dell'alta formazione e della ricerca: questa, d'altronde, è la domanda cui deve rispondere, globalmente e prima possibile, l'intero sistema universitario italiano.
Ma specificamente per il nostro Ateneo questo è un obbligo ineludibile, se si vuole davvero imporsi sullo scenario nazionale ed internazionale, consolidando la credibilità acquisita sino ad ora.
Durante questi anni il polo cremonese della Cattolica è stato apprezzato in molte forme e per tanti motivi: per essersi caratterizzato come una comunità scientifica organizzata, gestita con cura, ospitale, dinamica e attiva nella vita culturale della città, con una fitta rete di rapporti e una crescente reputazione non solo nazionale; per aver ricevuto una lusinghiera valutazione dell'attività di ricerca; per l'attenzione dedicata alle esigenze degli studenti, che trovano un'accoglienza numericamente equilibrata e un'articolata offerta formativa che li aiuta a inserirsi sul mercato del lavoro.
E' maturata una buona reputazione sul fronte dell'offerta formativa e dei servizi agli studenti. Occorre progredire in questa direzione e migliorare.
In questa direzione si sta già muovendo sia il corpo accademico, sia il vertice gestionale, sia noi.
Esiste l'urgenza di uno sforzo collettivo che rimetta in gioco la passione per l'eccellenza ed il successo che pure ha contrassegnato epoche non lontane del nostro sviluppo.
A questo siamo chiamati tutti quanti per il bene che vogliamo alla nostra terra, per il dovere di renderla competitiva, e soprattutto per i lasciti che siamo tenuti a consegnare alle nuove generazioni che ci guardano talvolta perplesse e dubbiose sul verso che prenderà il loro futuro.
Una buona università - come è certamente la Cattolica - serve anche a questo, a tenere alto il livello di speranza e dare ai nostri giovani solide basi per affrontare il mondo del lavoro o per proseguire negli studi e nella ricerca.
In tutto questo il compito della politica è di essere in grado di decidere, di esprimere e poi concretizzare idee per il nostro domani, fare in modo che il nostro territorio dimostri capacità di attrazione e anche di competitività.
Serve un impegno comune per produrre ricchezza, rivalutando la componente rappresentata dal lavoro ed alimentando l'economia della conoscenza, fondamentale per lo sviluppo.
Concludo questo mio intervento rivolgendomi ai giovani qui presenti: a loro vanno i miei più sinceri complimenti per i risultati conseguiti e a loro formulo l'augurio di conseguirne di ancora migliori in futuro nei campi in cui si cimenteranno.
Sono convinto che, grazie al livello raggiunto, questo Ateneo sarà per voi non solo occasione di apprendimento di nuove cognizioni di sapere ma, soprattutto, scuola di vita: pensate al vostro domani e a rendere più vicino il nostro Paese attraverso quello spirito di concordia, di voglia di conoscere, di capacità di capire, spirito che è la principale cartina di tornasole del livello di civiltà di un popolo.
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Data ultima modifica: 14-03-2007
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