Workshop su obiettivi e contenuti del disegno di legge delega a cura del Ministero per gli Affari Regionali e Autonomie Locali
Centro Culturale San Vitale, piazza S. Angelo - 23 gennaio 2007
Autorità, gentili ospiti, signore e signori,
nel porgere a tutti voi il saluto mio personale e della città di Cremona, oltre che dell'ANCI Lombardia, ritengo doveroso esprimere innanzitutto l'apprezzamento più sincero a Mauro Fanti e a Roberto Mariani che, nella loro veste di Presidente del Coordinamento dei Consigli Comunali della Lombardia e di Presidente della Consulta dei Consigli Provinciali della Lombardia, hanno organizzato questo importante incontro.
Un appuntamento importante ed opportuno che, ne sono certo, rappresenterà un utile stimolo a sviluppare un dibattito politico e un confronto, soprattutto, tra amministratori.
L'approvazione del nuovo Codice delle Autonomie costituisce un passaggio molto delicato.
Il rischio che intravedo è quello che da un lato la spinta nazionale a semplificare il sistema istituzionale, cosa sulla quale c'è un consenso diffuso di parti importanti della società civile, agendo sui principi di sussidiarietà, adeguatezza e differenziazione, dia luogo ad automatismi che poco hanno a che fare con la realtà articolata con cui si esprime l'azione di governo e l'esercizio delle funzioni fondamentali attribuite.
Dall'altro lato vedo il rischio che le obiettive difficoltà ad andare oltre l'articolazione dei poteri così come li conosciamo, crei una situazione in cui sostanzialmente non cambi gran che.
Occorre davvero cimentarsi nel tentativo di definire un sistema in cui si verifichi fino in fondo la potenzialità del principio di sussidiarietà, per cui al centro dell'attribuzione delle funzioni amministrative e del loro effettivo esercizio ci sono i Comuni che oggettivamente sono il livello istituzionale più vicino ai cittadini e più flessibile nell'adeguarsi alle specificità territoriali e nel ricercare livelli di adeguatezza che rendano il sistema più efficiente.
Se si vuole fare un buon lavoro, che è assolutamente necessario, bisognerà tenere ben presente questi principi per evitare di trattare in modo omogeneo situazioni che omogenee non sono.
Ma nel Codice andranno trattate anche altre questioni fondamentali: il rilancio delle assemblee elettive nella loro effettiva funzione di indirizzo e di controllo rispetto agli esecutivi, la salvaguardia dell'autonomia organizzativa degli enti, l'efficacia dei sistemi di controllo interni, temi su cui è latente, secondo me, un pericoloso clima controriformatore.
La "carta delle autonomie", come altrimenti viene definito il Codice, è un testo che presenta notevoli punti di interesse e propone numerose sollecitazioni, sulle quali è necessario un ulteriore confronto, una "messa a punto" e una continua concertazione fra Stato, Regioni ed autonomie locali.
Secondo noi, oltre all'individuazione di alcuni principi sui quali porre solidi pilastri per una completa attuazione del titolo V a Costituzione invariata, occorre procedere ad una contestuale determinazione del sistema di finanziamento delle funzioni amministrative, perché senza ciò l'attuazione del Titolo V non avrà sviluppi positivi.
È quindi fondamentale che il cammino che porterà all'attuazione degli articoli 117 e 118 della Costituzione sia accompagnato dall'applicazione dei principi di cui all'art.119 della Costituzione, partendo dal documento condiviso da ANCI, UPI e Regioni.
E' comunque con questo costruttivo orientamento che i Comuni intendono interpretare il ruolo che sentono di potere svolgere nel dibattito politico e istituzionale del nostro Paese.
Uno sforzo che, me lo auguro, possa essere coronato dal successo per il bene di tutti.
Colgo questa importante e spero non isolata occasione per ribadire un concetto che mi sta particolarmente a cuore.
Non c'è politica che si ponga l'obiettivo di risanare i conti pubblici, far ripartire lo sviluppo, riformare la pubblica amministrazione, garantire un moderno sistema di protezione e promozione sociale, elevare il tasso di conoscenza e innovazione tecnologica del sistema Italia, migliorare l'ambiente, valorizzare il patrimonio culturale, artistico, architettonico; non c'è scelta di governo insomma che si proponga di incidere concretamente nel senso di un cambiamento, di una modernizzazione radicale del modo di essere del Paese, che possa prescindere dal far passare ognuna di queste politiche e tutte quante assieme, per il sistema degli enti locali, pena l'inefficacia di quelle stesse politiche.
Se non va mai messa in discussione l'unità della nazione, la solidarietà fra le diverse aree geografiche, nello stesso tempo non deve essere posta in discussione la necessità di assumere le differenze, che una pluridecennale politica dello Stato centrale non ha certo risolto e che oggi si vanno articolando al di là della classica distinzione Nord/Sud, come un dato della realtà costitutiva del nostro Paese, agendo per rimuoverne le implicazioni negative, e nello stesso tempo per valorizzarne le potenzialità affidando alle istituzioni più prossime ai territori più autonomia e più responsabilità.
Questo disegno, che ha una sua forza indiscutibile, é entrato in stallo negli ultimi anni, con il ritorno ad un forte centralismo associato al dibattito sulla "devolution" poi tradotto nella riforma della riforma sottoposta a referendum che gli italiani con una maggioranza, la cui entità non dobbiamo scordare, hanno bocciato.
Da questo Governo, da questo Parlamento noi, che apprezziamo che nella nostra Carta Costituzionale vi sia il nuovo titolo V (pur consapevoli delle criticità che la sua applicazione comporta), ci aspettiamo che quello stallo venga superato e si attraversi il guado verso un federalismo solidale e cooperativo.
Verso un federalismo compiuto.
Che sia necessario al Paese ne siamo profondamente convinti, che non sarà facile realizzarlo ne siamo consapevoli.
Bisogna però ricostruire un clima riformatore che si è oggettivamente logorato sia per l'azione del governo centrale, sia per i limiti che il sistema delle regioni e delle autonomie hanno evidenziato, sia per un mutamento di contesto rilevante in campo nazionale ed europeo.
Per questo è indispensabile attuare, correggere, completare il disegno riformatore avviato con il Titolo V della Costituzione approvato nel 2001.
Il titolo V va prima di tutto attuato poiché negli ultimi anni non si sono fatti passi avanti in questa direzione.
E' quindi necessario approvare la legge attuativa dell'art.119 della Costituzione, il federalismo fiscale.
Il federalismo fiscale deve essere un argomento su cui si cerchi di cementare il nuovo clima costituente e da subito deve partire un confronto parlamentare vero e il coinvolgimento degli enti locali.
A tale proposito ritengo personalmente discutibile procedere verso forme di federalismo differenziato, come alcune regioni chiedono, se non contestualmente all'approvazione del federalismo fiscale.
(373) letture dal 26-06-2007 -
Data ultima modifica: 23-01-2007
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