Ringrazio tutti per questa vostra presenza qui, così numerosa e sentita.
Oggi, con molta semplicità e senza alcuna retorica, vogliamo ricordare con un minuto di raccoglimento le tantissime, troppe vittime dell'attentato di cinque anni fa.
L'11 settembre del 2001 sono stati dirottati 4 aerei: due Boeing 767 si schiantano sul World Trade Center e due Boeing 757 precipitano sul Pentagono e in Pennsylvania.
L'attacco provocò 2.595 morti al World Trade Center e 125 morti al Pentagono, cui vanno aggiunti gli equipaggi e i passeggeri, inclusi i dirottatori, degli aerei utilizzati: 92 sul primo aereo e 65 sul secondo aereo caduti a New York; 64 sull'aereo che cadde al Pentagono e 45 sul volo precipitato in Pennsylvania. In totale le vittime dell'11 settembre assommano dunque a 2986.
Il numero delle vittime del World Trade Centre non sarà mai esatto, ma sempre una stima, in quanto in quel complesso vi lavorava un gran numero di immigrati clandestini e data la situazione, la denuncia di scomparsa da parte dei familiari risulta improbabile perché ne conseguirebbe l'espulsione dal paese.
Spesso, e forse non se ne può fare a meno, si rischia di ragionare sull'11 settembre, pensando, soprattutto se non soltanto, al dopo, alle tragiche conseguenze, alla svolta politica, economica, sociale, culturale che investì gli Stati Uniti ed il mondo intero.
Oggi però, la prima cosa che vorrei fare, è invitare tutti noi a pensare a quei 2986 uomini, donne, bambini ed alle loro famiglie. Pensare a loro ad uno ad uno. Facendo mente locale a cosa significa un simile numero legato alla vita, ed alla morte, di così tante persone. E se ben ci pensiamo, forse riusciamo a capire fino in fondo l'assurdità, l'assoluta, completa, orrenda inutilità di quelle morti violente.
E' stato un attentato spettacolare. Epocale. L'impatto di quegli aeroplani contro le due torri è stato cento volte, mille volte amplificato dalle immagine televisive, mandate e rimandate dalle migliaia di televisioni nel mondo a colpire la mente di milioni e milioni di esseri umani.
Colpendo le torri gemelle, quei due aerei hanno colpito ciascuno di noi. Tanto forte e tanto nel profondo al punto che ciascuno di noi - se ci pensate - ha ben fermo nella memoria quel pomeriggio, quella diretta televisiva, quelle frasi incredule che correvano di bocca in bocca.
Il mondo da allora è cambiato. Con l'11 settembre il terrorismo ha messo in campo la prima azione di una guerra che da cinque anni attraversa il pianeta.
E se al-Qaeda con ogni probabilità ha raggiunto uno dei suoi obiettivi, quello di accrescere mostruosamente il proprio potere, la propria visibilità, dunque la propria forza di attrazione verso una parte pur minoritaria dei disperati del mondo; noi, l'occidente ed i suoi governi, con ogni probabilità non abbiamo ancora capito fino in fondo la necessità prioritaria della risposta che va data ad una dichiarazione di guerra così forte e cruenta.
E' una risposta non semplice, non univoca che va data. Ma una risposta complessa, composita. Una risposta che dovrebbe essere data a più livelli e che, invece, purtroppo in questi anni è stata data essenzialmente ad un solo livello: quello militare. Quel livello, cioè, che - se giocato da solo - può rivelarsi forse addirittura controproducente e comunque non vincente.
Al terrore ed ai terroristi, invece, occorre dare una risposta a tutto campo, che metta insieme il livello militare e della repressione, il livello dell'intelligence e della capacità di indagine e di conoscenza, ma anche il livello diplomatico e delle alleanze tra Stati, e pure il livello ideale, politico, culturale, economico.
Con un obiettivo preciso: quello di prosciugare sempre di più le acque torbide - fatte di miseria, di falsa ideologia, di estremismo religioso, di sottosviluppo culturale prima ancora che economico - nelle quali possono crescere i virus della violenza omicida e suicida, armi che - se non neutralizzate - rischiano di rendere ancora più forte il terrorismo ed i terroristi.
Ma qui mi fermo, perché l'incontro di questa mattina non vuole assolutamente addentrarsi in queste valutazioni.
Vuole invece limitarsi - come dicevo all'inizio - ad un ricordo triste e struggente, attraverso il quale noi tutti, qui presenti, vogliamo abbracciare con umana solidarietà tutte le vittime dell'11 settembre, tutte le vittime della violenza terroristica, tutte le vittime di questa guerra che vorremmo finisse al più presto.
Ora, con un minuto di raccoglimento, diamo testimonianza della nostra vicinanza a tutti coloro che, per il terrorismo, hanno dovuto subire lutti e dolori.
Grazie
Gian Carlo Corada Sindaco di Cremona
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Data ultima modifica: 12-09-2006
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