La pagina del Consiglio - Commissione Cultura, Università e Politiche Educative
Commissione Cultura, Università e Politiche Educative
Presidente:Stefano Campagnolo Vicepresidente: Laura Carlino Membri effettivi: Gianfranco Berneri, Gino Carnesella, Giorgio Feraboli, Roberto Nolli, Italico Maffini, Gabriele Alovisi, Cinzia Zampini
Più partecipazione e polemiche smorzate
Commissione cultura: il Presidente Stefano Campagnolo
Quali sono stati i principali impegni della commissione da lei presieduta per quanto riguarda lo sviluppo delle Politiche Culturali e, in particolare, per il Sistema Museale della Città di Cremona?
"La programmazione dell'attività culturale svolta nella veste di pubblici amministratori (dalla parte, cioè, della Politica) è spesso difficile da comprendere: che significa dare indirizzi di politica culturale senza poi concretamente dover allestire mostre, programmare concerti, dar corso a progetti editoriali o pianificare studi e ricerche? Limitarsi forse a una semplice attività di vigilanza sulla gestione delle risorse? O peggio, cercare d'esercitare (indebite) intromissioni nella gestione amministrativa? L'attività che la Commissione Cultura ha dedicato al Sistema Museale può essere una buona esemplificazione di quelli che ne sono i compiti. Dal nostro insediamento, ce ne siamo occupati approfonditamente, e non è esagerato anzi affermare che il Sistema Museale ha costituito finora, a causa d'eventi interni ed esterni all'Amministrazione, il principale impegno della Commissione. Era necessario riformulare il Regolamento del Sistema, che regola non solo quanto è più visibile, cioè modalità d'accesso e fruizione delle collezioni, ma soprattutto la complessa attività scientifica che ne sottende conservazione e arricchimento. La gestione del Sistema Museale - un'entità complessa che va ben al di là della sola Pinacoteca - spetta all'ente locale, ma è sotto controllo e tutela d'altri soggetti (Regione e competenti Soprintendenze del Ministero per i Beni e le Attività Culturali). La legge-quadro per i musei civici è una vecchia legge regionale che, a distanza di tanti anni dalla promulgazione, mostra evidenti inadeguatezze rispetto alle molto variegate realtà locali: basti d'esempio che la possibilità di strutturare più musei in un 'sistema' non è neanche contemplata, pur essendo questa l'organizzazione oggi più efficace per musei articolati come i nostri. Il quadro normativo era dunque in movimento - si è ancora in attesa di un nuovo intervento regionale di cui solo a grandi linee sono noti i contenuti - e il Sistema Museale era nel contempo investito da polemiche giornalistiche e politiche. Cosa ha fatto dunque la Commissione? Ha inteso anzitutto coinvolgere nella redazione del nuovo regolamento i conservatori delle collezioni e tutti i soggetti interessati, allargando perciò la partecipazione e smorzando così le polemiche, ed ha (tra le maggiori innovazioni introdotte dal Regolamento) riformulato composizione e attributi d'una Commissione Scientifica che ha il compito d'affiancare gli operatori con una consulenza qualificata. Si è potuto così dotare il Sistema di un'organizzazione moderna, adatta a supportarne le molteplici attività (sia didattiche, sia di conservazione e ricerca), e gli allestimenti caratterizzati in pari misura su 'Grandi Eventi' e valorizzazione dell'arte lombarda, delle collezioni civiche e realtà locali".
E per quanto riguarda il futuro, quali sono le cose più urgenti da fare?
"Il lavoro che ci aspetta in futuro è una paziente opera di riorganizzazione degli istituti culturali, e gli impegni che si prospettano, tra innovazioni legislative e nuove realtà, sono notevoli: si pensi ai riflessi sui Comuni dell'attuazione dell'autonomia scolastica e della riforma dei cicli, o al grande sviluppo che stanno avendo fortunatamente gli insediamenti universitari sul nostro territorio, o alla Mediateca e il Centro di Restauro degli strumenti musicali. E ancora: la modernizzazione della Scuola di Musica Monteverdi (il futuro Conservatorio?), la realizzazione di un progetto importante quale la Storia di Cremona, il complesso delle politiche giovanili, e, sullo sfondo, il bellissimo progetto del Parco dei Monasteri e la necessità di riempirlo di contenuti. Più di tutti però c'è l'impegno, da me più volte ribadito, di dar pure all'altra grande istituzione culturale cittadina, il Teatro Ponchielli, una struttura utile ad affrontare le sfide future, quando gli enti pubblici si ritrarranno sempre più nel sostegno alla programmazione culturale. Questa struttura è stata già da tempo individuata nella Fondazione: siamo anche qui in attesa che il legislatore chiarisca modi e tempi per la trasformazione, ma non ho dubbi che Cremona potrà essere una delle prime città sede di un Teatro di Tradizione a compiere il grande passo.
Un ultime breve domanda: come sono i rapporti interni alla Commissione?
La relazione fra tutti i colleghi è stata sempre improntata alla massima reciproca correttezza e c'è da sottolineare che la stragrande maggioranza delle decisioni è stata presa all'unanimità. Ciò avvalora quanto auspicavo a inizio mandato: che si tenesse sempre a mente che c'è bisogno del contributo di tutti (Pubblica Amministrazione, privati cittadini, maggioranza ma anche opposizione) se non si vuole che 'Cremona città dell'Arte e della Musica' sia solo nomen sine re.
Ma la città ha bisogno anche dei "piccoli eventi"
Il parere di Laura Carlino: vicepresidente della Commissione Cultura
Il Sistema Museale della Città di Cremona si avvia a divenire una realtà sempre più consolidata grazie anche al completamento della riqualificazione di Palazzo Affaitati. Quali sono le proposte della minoranza per lo sviluppo futuro dei musei cittadini?
Chiedere proposte alla minoranza quando le decisioni sono già definitivamente prese sa molto di presa in giro. Soprattutto quando, fin dalla prima riunione sull'argomento della Commissione Cultura (ottobre 1999, credo), obiezioni, proteste e proposte alternative ai progetti dell'Amministrazione non sono mai state non dico discusse, ma nemmeno prese nella minima considerazione. L'idea - già concretizzata - di fare confluire l'Assessorato che si occupa anche di cose diverse dal Museo negli uffici dello stesso è sbagliata e dannosa, ma ci è stata presentata come cosa fatta. Altrettanto sbagliata e dannosa è l'altra decisione - già presa e mai discussa - di spostare il Museo Stradivariano nelle sale dell'appartamento nobile di Palazzo Affaitati, che sono adatte a ben altro genere e a ben altra qualità di esposizioni. Le valutazioni utilitaristiche apportate dalla dirigenza per tali decisioni, più che pretestuose sono fuori luogo (comodità per la prima decisione, maggior numero di visitatori di cui fruirebbe la Pinacoteca - Cenerentola del Sistema Museale - per la seconda). Occorrerebbe da parte dell'Amministrazione e della dirigenza del Sistema Museale una visione tecnicamente più appropriata dei problemi ed una visuale più lungimirante, per potere afferrare le conseguenze che determinate scelte strutturali comportano per il futuro della cultura cittadina. D'altra parte, numerose, interessantissime proposte che l'Amministrazione e la direzione del Sistema Museale avrebbero potuto discutere e valutare erano state avanzate nell'estate del 1999 non già dall'opposizione, ma dall'allora conservatore Giovanni Valagussa: non solo non vennero neppure prese in considerazione, ma più tardi se ne negò addirittura l'esistenza. Credo che - maggioranza o minoranza a parte - i cittadini siano in grado di valutare da soli.
L'attuale Amministrazione considera gli investimenti sulle politiche culturali come uno dei punti fermi per il futuro partendo dal presupposto che la cultura può essere un valido motore dell'economia. Secondo lei ci si sta muovendo nella giusta direzione, oppure sono altre le scelte in campo culturale che si dovrebbero fare?
La risposta è parzialmente implicita nelle righe che precedono. E' certo che non tutte le scelte culturali di questa Amministrazione sono da scartare o contrastare. Sarebbe un partito preso sciocco ed inutile per la città. Ma da sempre ripetiamo che, a nostro parere, è scorretta una politica culturale incentrata quasi esclusivamente sui Grandi Eventi (che non sempre in realtà sono tali, anche se per tali poi vengono spacciati: vedi, ad esempio, la mostra in corso su Vincenzo Campi, in verità piuttosto modesta). E' scorretta nei confronti della città, perché non è politica culturale: è marketing. Ben venga, per carità, la "vendita" del nome di Cremona in un raggio più ampio possibile, ma non basta! La cultura della città ha bisogno anche e soprattutto di "piccoli eventi", che però nascano, si sviluppino e restino - con i loro frutti - a Cremona. Aggiungerei inoltre che comunque anche il marketing occorre saperlo fare, ed i risultati di pubblico del Festival Monteverdiano dimostrano che non sempre questo avviene. Manca inoltre a Cremona una seria politica culturale che valorizzi i giovani. Non mi riferisco naturalmente alle forme cosiddette artistiche marginali, la cui valorizzazione può risolversi, se lo si ritiene opportuno, in piccole manifestazioni estemporanee e poco costose. Ma mi riferisco ad iniziative coordinate e continuative, in campo artistico e musicale, in grado di dare spazio e voci a forme artistiche moderne sì, ma serie e consolidate, cremonesi e no, come da alcuni anni avviene ad esempio a Padova.
(180) letture dal 26-06-2007 -
Data ultima modifica: 27-07-2006
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