La pinacoteca torna a fare acquisti Curiosità sul recente passato del Museo Civico
Pochissimi sono stati, nel corso del secolo scorso, gli acquisti effettuati per l'incremento della Pinacoteca: nel luglio del 1903 il Comune approvava la spesa di 1300 lire per trasportare nel Museo Civico l'affresco Curzio che si getta nella voragine di Giulio Campi. In quell'occasione il dibattito fu molto vivace e non pochi furono i pareri contrari ".... tenuto conto delle condizioni di bilancio e delle incessanti nuove spese a cui il Comune trovasi ogni giorno sospinto .... nelle presenti condizioni del nostro bilancio, di cui non è mistero la impotenza a provvedere ai bisogni più urgenti della viabilità e della pubblica igiene risulta .... Almeno inopportuno anche il solo pensare a questo genere di spese che dovrebbero lasciarsi all'iniziativa privata ed alla generosità dei cittadini amanti delle arti e dell'incremento del nostro Civico Museo".
Nel 1917 la Giunta Comunale deliberava di acquistare opere del pittore Francesco Colombi Borde. Si deve giungere sino al 1947 per riscontrare un nuovo acquisto: si trattava di acqueforti di Gian Domenico Tiepolo. Seguì, nel 1950, su segnalazione di Alfredo Puerari, l'acquisto delle quattro tavolette ad olio, raffiguranti gli evangelisti, di Luigi Miratori. Alla fine dello stesso anno Puerari propose l'acquisto della Morte della Vergine, anch'essa del Miratori. Non fu un'operazione facile: alle osservazioni della Giunta Provinciale Amministrativa "la spesa in oggetto non è nemmeno giustificata dal punto di vista dell'urgenza e della opportunità" Alfredo Puerari rispose con parole molto accorate: "questi acquisti vanno fatti con urgenza quando capita la rarissima occasione del modico prezzo e della bontà dell'acquisto. Faccio presente che a tali scopi i musei di solito hanno a disposizione della Direzione un modico fondo annuo per le spese di contingenza, mentre il Museo di Cremona non dispone nemmeno di un'assegnazione, non dico per libri o riviste tecniche, ma nemmeno per le spese di corrispondenza. Una Pinacoteca è bene accresca il suo patrimonio artistico con un criterio ispirato al carattere della raccolta, in questo caso di opere in prevalenza della cultura pittorica locale .... Quanto materiale artistico "Cremonese" è partito dalla nostra città dal 1877, epoca della fondazione del nostro Museo, ad oggi, e questo per mancanza di oculatezza, per l'abitudine che un museo si "faccia da sé" per un fenomeno che si direbbe di accumulazione indiscriminata". Infine, nel 1952, l'acquisto del dipinto di Vincenzo Campi raffigurante la Deposizione.
Ed ecco che dopo circa cinquant'anni, nel 2000, la Pinacoteca beneficia di un altro acquisto: quattro splendide tavolette, attribuite al pittore cremonese Tommaso Aleni, detto il Fadino, raffiguranti San Pietro, San Bartolomeo, San Giacomo maggiore e San Giacomo minore. Purtroppo l'insieme (considerato parte di una predella di un polittico che assommava le figure a mezzo busto dei Dodici Apostoli con al centro l'immagine del Salvatore, secondo un'iconografia assai diffusa agli inizi del Cinquecento e ben documentata in Lombardia) manca di una tavoletta, raffigurante San Giovanni Evangelista, venduta qualche tempo fa ad un privato.
Non si sono fatte in questo caso comparazioni con necessità forse più comprensibili ma, in tante circostanze, ingiustamente indicate come altro elemento da porre sul piatto della bilancia. Si è capita l'opportunità dell'acquisto, soprattutto si è rivalutato quello spirito di appartenenza alla propria cultura che ci documenta, aiutandoci a fare parte di un'identità collettiva, e che ci fa sentire più addentro, più parte del percorso della storia. Sulla scorta di questo principio, il nostro Museo, che appartiene ad un ente locale, ha tra le sue funzioni prioritarie quella di essere esaustivo sulla storia del proprio territorio. Non potendo contare su una consistente presenza di capolavori di autori non cremonesi, può però puntare a mostrare una compiuta storia artistica della città. Nel caso dell'ultimo acquisto l'aspetto economico, modico come si usa dire, è stato determinato proprio in ragione della possibilità, in un'istituzione pubblica, di una funzione più ampia ed adeguata delle opere. L'augurio è che il cammino ripreso dopo decenni sia l'inizio di un costante impegno futuro.
Ivana Iotta Direttore del Sistema Museale
Conservazione e non solo I luoghi della cultura 1/ Il Museo di Storia Naturale
Il Museo Civico di Storia Naturale possiede ottimo materiale, dal nucleo originale Ala Ponzone (1761-1842) di grande valore storico-scientifico, alle più recenti acquisizioni legate al territorio, quali, ad esempio, la collezione Bertolotti (avifauna cremonese), e notevoli potenzialità. Particolarmente interessante e di grande pregio la collezione storica in quanto Giuseppe Sigismondo Ala Ponzone, ancora prima che collezionista, fu naturalista e preparatore.
A questo primo nucleo si sono aggiunte, in tempi successivi, altre raccolte donate prevalentemente da naturalisti locali. Il percorso proposto è articolato in sezioni, la prima storica costituita prevalentemente dal nucleo originario, seguita da un passaggio sistematico attraverso le singole discipline (mineralogia, paleontologia e zoologia), per arrivare alla lettura del nostro territorio. L'ambiente naturale ed in particolare quello urbano permettono di introdurre due temi di grande attualità applicati alla situazione locale: una innovativa rappresentazione della "città sotto sopra" e, a chiudere il percorso, una riflessione sulla conservazione della biodiversità.
Il Museo di Storia Naturale, oltre a conservare ed incrementare il materiale esistente, svolge attività di ricerca e propone sperimentazioni didattiche. Tra le attività in atto, oltre a quelle relative allo studio delle collezioni svolte in collaborazione con l'Università, in questi ultimi anni si è prestata notevole attenzione alla raccolta di dati sul territorio. In particolare, per quanto riguarda l'ambiente urbano si sono affiancati, procedendo di pari passo, il censimento del verde pubblico e quello dell'avifauna presente in città, censimenti per i quali uno dei luoghi preferenziali di studio, per la sua ricchezza floristica e faunistica nonché storica, è il Parco del Vecchio Passeggio, dove sorge la palazzina che ospita il Museo.
Il parco è la più grande area verde presente nel centro storico e non solo si presta ad ospitare le attività di una struttura scientifica, ma ne è divenuto immediatamente parte integrante (sezione botanica). Dal censimento del verde pubblico in generale, e dei giardini scolastici in particolare, è emerso che il Parco del Vecchio Passeggio ne rappresenta il "catalogo", quindi un preziosissimo strumento di confronto per il riconoscimento delle specie. Spesso, buona parte dei dati raccolti durante le attività di ricerca viene rielaborata e proposta attraverso unità didattiche sperimentali che affiancano, alla lezione teorica in museo, osservazioni al microscopio ed escursioni sul territorio.
Cinzia Galli Conservatore del Museo di Storia Naturale
Una raccolta unica in Italia, grazie alle donazioni I luoghi della cultura 2/ Passato e presente del Museo Stradivariano
È con l'anno 1893 che inizia la storia del Museo Stradivariano, quando Giovanni Battista Cerani donava al Comune di Cremona forme, modelli e attrezzi vari appartenuti a liutai cremonesi. Da quel momento la raccolta di materiale liutario si arricchirà di volta in volta attraverso il canale delle donazioni private. Ecco infatti che nel 1895 Pietro Grulli contribuì ad incrementare la prima donazione aggiungendo altro materiale di origine stradivariana: quattro grandi morse a vite in legno. Ma ciò che costituisce la parte più significativa del Museo e quanto rappresentato dai reperti provenienti dalla collezione di Ignazio Alessandro Cozio conte di Salabue. Nato nel 1775, viene considerato il primo grande studioso di liuteria. Con l'acquisto di quanto era rimasto del laboratorio di Antonio Stradivari, Alessandro Cozio poté alimentare il grande interesse che aveva sempre dimostrato nell'avvicinare ogni aspetto riguardante questioni di carattere liutario e divenne ben presto un personaggio di rara competenza in questo campo.
La collezione Salabue, costituita da forme in legno, modelli di carta ed attrezzi di metallo, dopo numerose vicissitudini, fu venduta nel 1920 dall'ultimo erede di Cozio, la marchesa Paola dalla Valle del Pomoro, al liutaio Giuseppe Fiorini per la cifra di centomila lire.
Molteplici furono le difficoltà incontrate dal Fiorini nel cercare di formare una scuola liutaria italiana che potesse avvalersi di quel prezioso materiale. Dopo diversi tentativi effettuati in varie città italiane, Giuseppe Fiorini, nell'aprile del 1930, donò al Museo Civico di Cremona l'intera collezione dei cimeli del grande liutaio cremonese.
Il 26 ottobre 1930, il senatore Alfredo Rocco, allora ministro di Grazia e Giustizia, inaugurò la Sala Stradivariana in Palazzo Affaitati, da poco divenuto sede dei civici musei, dove venne esposta la collezione Fiorini insieme ai reperti delle precedenti donazioni.
Dopo il trasferimento dalla primitiva sede a Palazzo dell'Arte, il Museo Stradivariano ritornò in Palazzo Affaitati per trovare poi, nel 1979, la sistemazione attuale nelle sale precedentemente occupate dall'Archivio di Stato, in via Palestro.
Il preziosissimo materiale che rappresenta un unicum al mondo, viene ordinato ed esposto in bacheche progettate e realizzate appositamente per volontà della Fondazione Musicologica "Walter Stauffer". Fanno parte del Museo anche numerosi strumenti ad arco e a pizzico dei secoli XVII, XVIII, XIX e XX.
Recentemente il Museo Stradivariano si è arricchito di una serie di pannelli che illustrano le fasi costruttive della viola contralto per dare la possibilità di chiarire al visitatore la fruizione dei vari elementi che compongono il corredo che Antonio Stradivari approntò nel 1690 per realizzare uno degli strumenti facenti parte del quintetto d'archi destinato al principe Ferdinando, figlio di Cosimo III de Medici, Granduca di Toscana. Il motivo di questa scelta è stato dettato dal fatto che questo corredo, esposto nella bacheca n. 4, è il più completo, insieme a quello della viola tenore, fra quelli conservati nel Museo.
È previsto, nei prossimi mesi, lo spostamento del Museo dalla sede attuale all'appartamento nobile di Palazzo Affaitati.
Andrea Mosconi Conservatore del Museo Stradivariano
I luoghi della cultura 3/ Il Museo Archeologico
Le raccolte del Museo Archeologico di Cremona si compongono di materiali di provenienza eterogenea, acquisiti con diverse modalità nel corso degli ultimi due secoli. Il nucleo originario è costituito dalla parte archeologica della collezione del nobile cremonese marchese Giuseppe Sigismondo Ala Ponzone che, alla sua morte, avvenuta nel 1842, destinò questo patrimonio alla pubblica fruizione. Si tratta di ceramiche etrusche, greche, dell'Italia meridionale e della Sicilia, nonché di un gruppo di sculture in marmo (teste e busti) di epoca romana, tutte verosimilmente acquistate sul mercato antiquario. Sono presenti inoltre, nella collezione numismatica, alcune migliaia di monete soprattutto di età romana imperiale.
In seguito all'apertura del museo, al termine di travagliate vicende, nel corso del XIX secolo diverse furono le donazioni di oggetti archeologici, tra cui particolare importanza rivestono la collezione Fontana-Crippa, costituita da reperti forse in parte provenienti da una stipe votiva del territorio agrigentino, ed il gruppo di materiali dagli scavi presso l'odierna Calvatone, l'antico vicus romano di Bedriacum.
Con l'unificazione delle raccolte civiche con quelle del Museo Provinciale, entrarono a fare parte del patrimonio museale materiali provenienti da rinvenimenti urbani effettuati in seguito alla demolizione di chiese e di altri edifici cittadini.
L'incremento maggiore delle raccolte, per quanto riguarda la provenienza territoriale, si è avuto nel XX secolo , grazie all'atto di deposito al Museo, da parte della Soprintendenza Archeologica, del materiale che si andava rinvenendo nel sottosuolo cittadino (rinvenimenti che continuano tuttora), tra cui venticinque lacerti di pavimenti a mosaico che costituiscono la testimonianza per molti versi più significativa di Cremona romana.
Al 1972 risale poi l'ultima donazione di materiale di provenienza non locale, costituita dalla raccolta Dordoni, comprendenti ceramiche greche ed apule di eccezionale pregio.
Il patrimonio così formatosi venne esposto nelle sale al piano terra di Palazzo Affaitati nell'allestimento, basato essenzialmente su criteri tipologici, curato intorno al 1960 dall'allora Soprintendente alle Antichità della Lombardia Mario Mirabella Roberti e da Giuseppe Pontiroli, in qualità di Conservatore del Museo.
Questo allestimento, esemplare per l'epoca, è risultato poi superato dall'affermarsi di nuovi principi museologici e museografici, dalla limitatezza degli spazi a disposizione a fronte dell'incremento delle raccolte e dal presentarsi di problemi conservativi soprattutto in relazione ai mosaici, allora posizionati su supporti in cemento armato e collocati a terra o a parete in ambienti dove notevolissime erano le escursioni termiche ed estremamente incostante il livello di umidità relativa.
Per queste ragioni, all'inizio degli anni Novanta, sono stati intrapresi, in collaborazione con la Soprintendenza archeologica, importanti lavori sia di restauro, sia di risistemazione critica dei dati relativi ai materiali conservati, in vista di un nuovo allestimento.
Gli interventi di restauro sono stati realizzati nel laboratorio allestito all'interno della chiesa sconsacrata di San Lorenzo, in seguito ad una prima operazione di recupero del complesso monumentale che è stato poi individuato come futura sede espositiva del museo archeologico. Questa scelta si rivela particolarmente significativa in quanto la chiesa, sorta sul luogo della necropoli romana che affiancava il tratto suburbano sud orientale della via Postumia (l'importante strada consolare che, congiungendo Genova con Aquileia, attraversava Cremona), presenta notevoli opportunità di valorizzazione proprio in connessione col patrimonio archeologico cremonese.
Marina Volontè Conservatore Museo Archeologico
(339) letture dal 26-06-2007 -
Data ultima modifica: 27-07-2006
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