Inaugurato il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe Si amplia il percorso espositivo della Pinacoteca in Palazzo Affaitati
Sono stati inaugurati il 10 dicembre scorso i nuovi spazi del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe all'ultimo piano di Palazzo Affaitati: in questo modo è stato ampliato il percorso espositivo della Pinacoteca.
La riqualificazione di questi spazi ha permesso di recuperare ambienti destinati alla custodia ed alla consultazione dei materiali cartacei, membranacei e fotografici (disegni, stampe, miniature, fotografie, lastre).
I nuovi spazi conterranno il notevole patrimonio di grafica delle raccolte museali che ammonta a circa 2000 disegni e 3000 stampe. Questi materiali, recentemente catalogati saranno ora meglio consultabili da parte degli studiosi.
Il Gabinetto dispone anche di uno spazio per le mostre temporanee con apposite vetrine in modo che possano essere esposti, di volta in volta, pezzi significativi della ricca collezione. La delicatezza di questi materiali non ne permette, infatti, una esposizione permanente.
In occasione dell'inaugurazione è stata allestita la mostra Stampe antiche dalle Collezioni del Museo Civico di Cremona, curata da Giovanna Gallina con un importante catalogo edito dalla Banca Popolare di Cremona per i tipi della Silvana Editoriale.
All'interno del nucleo di stampe antiche della raccolta cremonese è stato individuato per l'occasione un gruppo di 66 opere rappresentative del panorama artistico incisorio dei secoli XV e XVI. Intorno alle tre incisioni databili alla fine del Quattrocento, eseguite dalla punta di Andrea Mantegna e di Albrecht Dürer, ne sono state raccolte altre appartenenti al secolo successivo e agli inizi Seicento di scuola italiana, tedesca e fiamminga così da ricostruire un percorso attraverso le diverse tipologie di linguaggi, di intenzioni e di interessi della stampa d'arte rinascimentale.
Ad autori noti quali appunto Mantegna e Dürer, Agostino e Annibale Carracci, Giorgio Ghisi, i Sadeler se ne affiancano altri forse meno famosi quali il Beatricetto, Heinrich Aldegrever, Jan Saenredam, Antonio da Trento, Nicola Boldrini, Jan Wierix, Jan e Adrien Collaert.
Inaugurata la restaurata Cappella Meli in San Lorenzo
Dicembre è stato un mese importante per il patrimonio artistico della città. Infatti, oltre all'inaugurazione del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, si è tenuta la cerimonia di inaugurazione della restaurata Cappella Meli alla presenza del Sindaco Paolo Bodini, dell'Assessore ai Lavori Pubblici Luigi Baldani e del Presidente della Società Autostrade Centro Padane Augusto Galli. Ospite d'onore della cerimonia è stato Sua Altezza Serenissima Diofebo VI Meli Lupi di Soragna in quanto ultimo discendente diretto della nobile ed illustre famiglia cremonese a cui appartava l'Abate Meli che, nella seconda metà del Quattrocento, commissionò la costruzione di questo piccolo gioiello architettonico ed artistico, ritornato ora al suo antico splendore. Grazie al generoso contributo della Società Autostrade Centropadane S.p.A., il Comune di Cremona ha potuto realizzare il restauro della cappella Meli, annessa alla chiesa di San Lorenzo, proseguendo l'opera iniziata qualche anno fa con la sistemazione delle coperture ed il recupero delle facciate. Il primo intervento fu condotto nell'ambito di un progetto che ha consentito di ospitare provvisoriamente nella chiesa di S. Lorenzo un laboratorio di restauro dei mosaici, in vista della futura destinazione a Museo Archeologico dell'intero complesso. Obiettivo, questo, che sarà a portata di mano nella seconda metà del 2004, quando sarà terminato l'intervento di restauro dell'interno della basilica, attualmente in corso di progettazione.
Risplende l'affresco raffigurante Madonna con Bambino e Santi
La costruzione della cappella triabsidata, dedicata ai santi Giovanni Evangelista e Gerolamo, prese avvio per volontà dell'abate Antonio Meli qualche anno prima del 1478, anno in cui risulta complessivamente terminata, e conserva al suo interno decorazioni pittoriche degne d'attenzione, eseguite in epoche diverse su successivi strati d'intonaco. Non si hanno, purtroppo, notizie precise sull'artefice del progetto della cappella, ma non sembra priva di fondamento l'ipotesi che l'incarico fosse stato affidato all'architetto Lodi, legato in quel periodo alla famiglia Meli. D'altro canto, poiché è nota la presenza del pittore Alessandro Pampurino tra gli artisti operanti nella cappella, è possibile che la costruzione effettiva della muratura fosse stata commissionata al padre di Alessandro, Francesco Pampurino, capomastro e in talune circostanze collaboratore di Bernardino De Lera, figura prestigiosa di architetto e maestro di fabbrica cremonese.
Sappiamo dalle fonti che nel 1797 il monastero di S. Lorenzo venne soppresso e da allora la chiesa ha svolto le funzioni più diverse: magazzino nel 1856, di nuovo edificio religioso nel 1880, poi dal 1923 al 1955 palestra per le scuole insediate nel monastero. Non si hanno notizie altrettanto precise sul destino funzionale della cappella, ma si può desumere che le ultime due fasi decorative, rinvenute anche sui tamponamenti dell'arcata e del piccolo passaggio in essa inquadrato ed ancora oggi riconoscibile, siano databili al 1880 e oltre. La prima delle due fasi più recenti, corrispondente al secondo strato, risultava prevalentemente costituita da una tinteggiatura a calce che è stata rimossa, fatta eccezione per la parete del primo vano, dove sono stati conservati gli elementi d'una decorazione rappresentante una cupola, e per la parete centrale del terzo vano, dove emerge, seppur molto frammentata, la raffigurazione di un finto altare. L'ultima fase, quella già visibile prima del restauro, comprende la decorazione delle porte e di due finti altari, quello del secondo vano direttamente sovrapposto allo strato decorativo quattrocentesco, l'altro dipinto sul muro di tamponamento dell'arcata di comunicazione con la chiesa di S. Lorenzo. Nelle volte e nelle altre pareti quest'ultima fase era costituita da una semplice tinteggiatura e da riquadrature a finto marmo sulle lesene del vano centrale. L'opera più significativa, completamente disvelata dal restauro, è però l'ampio affresco raffigurante Madonna con Bambino e Santi posto sulla parete di sinistra del primo vano.
Nella sua relazione storico-artistica allegata al progetto, Gianni Toninelli, responsabile del Laboratorio di Restauro del Museo Civico di Cremona, oltre a riportare il frutto di approfondite ricerche storiche sulle vicende che portarono all'edificazione della cappella e sulla famiglia dei committenti, avanza interessanti ipotesi sull'attribuzione sia dell'affresco sia delle al tre decorazioni quattrocentesche. Per ragioni storiche, oltre che per alcuni confronti stilistici con un'opera firmata o con altre a lui accreditate, questo dipinto potrebbe rappresentare uno straordinario "post quem" alla prima formazione del giovane pittore Paolo Antonio Scazzoli, nato probabilmente in anni tra il 1450 e il 1455. Tale formazione si sarebbe svolta nell'ambito delle botteghe di Benede tto e Ambrogio Bembo o, in particolare, del maestro cremonese autore del polittico Madonna col Bambino, Angeli e un devoto, San Nicolò da Tolentino e S. Giorgio, ma identificabile probabilmente con Bonifacio Bembo e la sua bottega. Alla bottega del Pampurino potrebbe invece essere assegnata l'esecuzione delle modeste decorazioni in bianco e nero rinvenute sulle lesene.
Pinacoteca più ricca grazie al dono di un mecenate
In occasione dell'inaugurazione dei nuovi spazi del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe avvenuta lo scorso mese di dicembre l'imprenditore e mecenate Gianni Carutti, anche a nome della moglie Mana scomparsa alcuni anni fa, riconoscente alla città di Cremona per l'accoglienza affettuosa che gli è stata riservata per più di cinquant'anni, ha donato al Museo Civico "Ala Ponzone" il quadro di Bernardino Campi Presentazione al Tempio, già facente parte della sua collezione privata.
L'opera, un olio su tela di grandi dimensioni, venne ricordata dallo storiografo cremonese Alessandro Lamo (1584) nella Chiesa di S, Bartolomeo a Cremona, fatto eseguire per conto di Carlo Ciria "luogotenente della principal compagnia di gente d'arme". Nella sua collezione originaria ancora si trovava nel 1774 quando lo vide per l'ultima volta al suo posto Giovan Battista Zaist.
Con la soppressione della chiesa nel 1782 il quadro passò nel palazzo cremonese del marchese Clavello Pallavicino. Estintasi questa famiglia, l'opera passò a Milano nella collezione della contessa Fulvia Resta Pallavicino, che lo concesse in prestito alla Mostra di Arte Sacra tenutasi a Cremona nel 1899.
Passatu sul mercato antiquario nel 1976, il quadro tornò a Cremona nella collezione Carutti e venne nuovamente esposto al pubblico in occasione della mostra sui Campi del 1985 e, più recentemente, a Milano alla mostra sul Cinquecento lombardo nel 2000. Del dipinto si conosce un precedente, commissionato a Bernardino nel 1560 dalla scuola di Santa Maria a Caronno Pertusella e repliche successive a Fontanella al Piano e a San Giacomo al Campo di Cremona. La critica vi ha sempre riconosciuto un dipinto di altissima qualità per la smagliante cromia e l'ottimo stato di conservazione.
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Data ultima modifica: 26-07-2006
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