La Variante generale al PRG è anche un primo passo del processo di revisione dell'organizzazione del personale
Non credo sia possibile trattare il difficile ed incerto tema riguardante il futuro degli assetti urbani senza partire dalla considerazione iniziale che la città, il territorio e le loro forme di regolamentazione affidate alla programmazione e pianificazione urbanistica non possono sfuggire ai profondi cambiamenti che, più o meno consapevolmente, stiamo vivendo.
Alludo alla trasformazione e velocizzazione del modo di lavorare, di comunicare e di rapportarsi, che influirà sicuramente sulla costruzione della città, sul suo modo di viverla e sui suoi flussi di traffico.
Se il Piano tradizionale poteva essere efficace nei primi trent'anni di applicazione della legge urbanistica del '42, quando l'obiettivo era l'espropriazione e l'urbanizzazione di nuovi suoli, oggi, la necessità di contenimento della crescita urbana, la rapidità delle trasformazioni, la scomparsa dei principi giuridici su cui si fondava l'esproprio, la massiccia presenza di aree dismesse impone un generale ripensamento delle strategie d'intervento urbano.
L'attuale confusa e contraddittoria promulgazione di disposizioni legislative sta evidenziando posizioni contrastanti sul ruolo della pianificazione che, estremizzando, possono riassumersi in: una, che considera controlli, istruttorie, piani e commissioni un inutile intralcio procedurale allo sviluppo ed una che, fortemente preoccupata dalle non dimenticate collusioni prodotte nel periodo di "tangentopoli", è rigidamente contraria all'inserimento di modifiche procedurali che possono introdurre spazi gestionali non controllabili.
L'Amministrazione nell'elaborazione della Variante al PRG si è collocata in una posizione prudente, alla ricerca e sperimentazione di strumenti che garantiscano diritti, flessibilità e qualità.
È importante che sia ben compreso il senso esatto del meccanismo su cui poggia questo atteggiamento, perché assuma quei chiari caratteri di volontà di sperimentazione e verifica della validità di un percorso innovativo che è nelle intenzioni dell'Amministrazione.
Noi riteniamo che il Piano Regolatore tradizionale ed alcune procedure autorizzative a cascata siano ormai inadeguate ad affrontare queste problematiche, perché la caduta verticale dei finanziamenti pubblici, nuovi rapporti tra operatore pubblico e privato, nuove emergenze esigono la sperimentazione di nuovi strumenti d'intervento.
È nostra convinzione che la programmazione e la pianificazione dei prossimi anni sarà determinata., oltre che dalla capacità di coordinamento e interazione tra settori (Patrimonio, Lavori Pubblici, Ecologia, Viabilità) fortemente connessi ed integrati negli interessi e negli obiettivi, da:
Un settore promozionale strettamente collegato alla vocazione economica del luogo, alla sua realtà fisica, intese come materie prime, finalizzato a mettere a punto criteri e procedure di sviluppo efficaci. Occorrerà, quindi, procurarsi quelle conoscenze e quegli strumenti necessari per giocare un ruolo attivo nel facilitare, promuovere e agevolare una strategia finalizzata alla attuazione di nuovi investimenti ed allo sviluppo di imprenditorialità di indotto.
Un settore attuativo, avviato a risolvere le grandi questioni non risolte (la stazione, gli scali ferroviari ormai meritevoli di una riqualificazione, il riassetto della mobilità urbana, le aree produttive dismesse, le ex caserme, il vecchio ospedale, la periferia degradata, la riqualificazione complessiva di strade e piazze) con tutti i problemi di un loro reinserimento efficace nei circuiti vitali della città. Tale obiettivo dovrà essere affrontato con un processo capace di provocare le effettive condizioni attuative, con procedure negoziali che mirino a mettere a punto, in termini di concertazione, interessi pubblici e privati.
Un settore ordinario costituito dai restauri, i risanamenti, le manutenzioni, le trasformazioni minute, gli adattamenti fisiologici dei tessuti, da affrontare con procedure autorizzative quasi automatiche, supportate da consulenza preventiva e monitoraggio e controllo periodico e continuo.
Pertanto l'adozione della Variante Generale al PRG non può essere considerata un atto conclusivo né del progetto urbano né tantomeno del progetto amministrativo ed organizzativo che esso sottende.
Deve essere, invece, un primo passo di un contemporaneo processo di profonda revisione della organizzazione del personale e dei procedimenti istruttori urbanistici ed edilizi prodotta, oltre che dalla Variante, dal continuo apporto di innovazioni legislative.
Questo comporta la necessità di comprendere le funzioni relazionali e trasversali della disciplina, superando la separatezza di competenze tra procedimenti "urbanistici" ed "edilizi" e di affermare la continuità del processo di trasformazione del territorio e la necessità di ricondurre a progetto unitario la continuità di istruttoria e provvedimenti fino a farlo diventare un processo permanente e continuo.
Se poi si vuole, in concreto, verificare le possibilità ed il ruolo che il territorio può assumere all'interno di un programma di sviluppo, non esprimendosi solo in termini di limiti e vincoli, ma restituendo alla pianificazione quella funzione strategica e propositiva che le è propria, occorre dotarla di strumenti informatici adeguati, capaci di assolvere con prontezza a necessità documentative, di simulazione ed estimative.
Il fabbisogno di aree, le sfere di urbanizzazione primaria ed i servizi non potranno essere soddisfatti, in futuro, solo con i sempre più modesti finanziamenti pubblici.
Queste considerazioni portano a ritenere indispensabile il coinvolgimento di investimenti privati sia per l'acquisizione delle aree necessarie ai servizi che per il finanziamento di opere pubbliche in aggiunta agli oneri già previsti per legge e cronicamente insufficienti a far fronte ai fabbisogni elementari della città si tratta della fase gestionale ed operativa del Piano con la selezione, mediante procedura di pubblica evidenza dei soggetti investitori privati e stipula dei relativi accordi, riprendendo e sviluppando un modello di animazione economica già in parte collaudato con i piani di riqualificazione urbana (P.R.U.)
Su queste basi si devono trovare le condizioni per l'applicazione di quella nuova famiglia di programmi complessi caratterizzati dalla sinergia pubblico / privato:
programmi integrati d'intervento, patti di pianificazione, PRUSST (Programmi di riqualificazione urbana per lo sviluppo sostenibile), contratti di quartiere, P.R.U. (Programmi di riqualificazione urbana) e programmi di recupero urbano, nonché procedure di project financing.
Le modalità di gestione di questi programmi rappresenta sempre più una condizione indispensabile per lo sviluppo in termini di valorizzazione dell'offerta di produzione, di occupazione e qualità della vita.
I termini con cui saranno gestiti costituiscono un processo complesso che richiede l'integrazione rapida delle informazioni, la formazione di nuove professionalità, know-how, conoscenze specialistiche e trasversali.
Le prime esperienze che abbiamo avviato con il piano di riqualificazione delle aree del Consorzio Agrario (P.R.U.) e con il piano per lo sviluppo sostenibile del parco musicale del Po e dell'Arda (P.R.U.S.S.T.), nonché i procedimenti avviati nelle aree urbane da riqualificare (A.U.R.) dell'Armaguerra, della Feltrinelli, ed Incrociatello e nel (P.I.P.) Piano per interventi produttivi di Cà de Berenzani si stanno rivelando sufficientemente efficaci per avviare un percorso innovativo.
In questi ambiti si possono giocare alcune possibilità di sviluppo da ricondurre ad un progetto organico per la città, che deve trovare sostegno e consapevolezza in una forte rappresentanza politica ed una altrettanto vivace partecipazione della società civile.
Massimo Terzi
(229) letture dal 26-06-2007 -
Data ultima modifica: 24-07-2006
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