Sembra un numero magico, quel famoso 626 citato chissà quante volte per identificare la sicurezza e la salute dei lavoratori; qualcuno lo usa a scopi pubblicitari o lo sventola come minaccia o anatema, qualcuno, e noi siamo tra quelli, lo vede anche come una opportunità di miglioramento e di presa di coscienza.
Sono passati alcuni anni da quando lo Stato Italiano, con il D. Lgs 626 del 19 settembre 1994 ( di seguito indicata come D. Lgs 626/94), ha recepito le direttive europee riguardanti il miglioramento della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro.
Da allora vi sono stati aggiornamenti e integrazioni della normativa , l'ultimo è del febbraio 2002 e probabilmente ve ne saranno ancora.
La normativa per la sicurezza dei lavoratori non è stata inventata con il D. Lgs 626/94, esisteva già in precedenza ma la 626/94 sicuramente ha chiesto un cambiamento di mentalità e un coinvolgimento maggiore dei lavoratori.
In queste poche righe non intendiamo fare una cronistoria legislativa o addentrarci nei cavilli interpretativi come neppure in una elencazione di cose fatte o da fare per il miglioramento delle condizioni di sicurezza e salute dei lavoratori; ci limitiamo a riportare almeno i ruoli chiave individuati dal D. Lgs 626/94.
Per opportuna conoscenza di base si tratta del Datore di lavoro, per la nostra realtà è individuato nei singoli dei dirigenti a cui è assegnato il personale; del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione Aziendale nominato dai datori di lavoro, per noi attualmente è l'ing. Pagliarini, dei rappresentanti dei lavoratori della sicurezza, per noi i sigg. Ferrari Roberto, Parmigiani Giampietro e Orsoni Riccardo, e del medico competente, per noi il Dott. E. Antoniazzi individuato tramite convenzione con l'Azienda "Istituti Ospitalieri" e il Comune di Cremona.
Come già accennato la 626/94 ha implicato un diverso modo di valutare la realtà lavorativa e, come tutto quello che richiede cambiamenti di mentalità, ha bisogno di tempi adeguati perché lo spirito della legge venga interiorizzato ed entri a far parte del nostro bagaglio culturale.
Proviamo pertanto a valutare come ognuno di noi ha recepito alcuni aspetti che riguardano la vita lavorativa e vediamo se prestiamo attenzione, nel nostro modo di operare quotidiano, ad alcuni aspetti legati alla sicurezza.
Ognuno di noi è chiamato a fare la sua parte prestando attenzione all'ordine e alla pulizia degli uffici e delle attrezzature; al rispetto delle modalità per il corretto uso sia delle attrezzature in dotazione come degli eventuali dispositivi di protezione individuale assegnati; alla corretta manipolazione o movimentazione dei materiali; al rispetto del divieto di fumare nei locali dove non è consentito, al controllo e la verifica che i percorsi d'esodo siano mantenuti sgombri e le uscite siano agibili; al ...... ecc. ecc.
Non si tratta di "passare un esame" ma anche queste pratiche quotidiane ci fanno prendere coscienza che la sicurezza non và subita come un orpello ma va vista come uno stimolo e vissuta come un'opportunità di crescita.
L'auspicio è che aumenti la "cultura della sicurezza" e il coinvolgimento in forma attiva delle persone nelle attività di prevenzione dei rischi in modo da poter dire che la 626 la facciamo anche "noi".
Zaverio Guerini Rocco Settore Lavori Pubblici
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Data ultima modifica: 18-07-2006
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