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Il Comune Attività e uffici Il Comune per... Accedi a La città | Omaggio alla tomba del "Piccio"(Comunicato stampa del 28 Set 2004)Domenica 26 settembre una delegazione di Montegrino Valtravaglia renderà omaggio alla tomba del pittore Giovanni Carnovali detto "Il Piccio" sepolto nella Cappella Bertarelli del Civico Cimitero
Domenica 26 settembre, alle ore 10, una delegazione di Montegrino Valtravaglia, paese natale del pittore Giovanni Carnovali detto "Il Piccio", in occasione del bicentenario della nascita dell'artista, renderà omaggio alla sua tomba che si trova nella Cappella Bertarelli del Civico Cimitero. Ad accogliere la delegazione vi sarà l'Assessore alle Attività Culturali Gianfranco Berneri che, a nome del Comune di Cremona, deporrà a sua volta un omaggio floreale sul luogo dove è sepolto il pittore varesino di nascita e cremonese di adozione. Dopo questo momento, i rappresentanti del Comune di Montegrino si recheranno al Museo Civico Ala Ponzone per ammirare le opere del "Piccio" che vi sono custodite e nella sede museale concluderanno la loro visita istituzionale. Proprio in questo periodo a Montegrino Valtravaglia è in corso una mostra dedicata a Giovanni Carnovali dal titolo MONTEGRINO CELEBRA IL PITTORE GIOVANNI CARNOVALI detto "IL PICCIO" - Bicentenario della nascita 1804 2004. La visita a Cremona si inserisce nella serie di manifestazioni collaterali a questo evento alla cui inaugurazione ha presenziato giorni addietro anche il Sindaco Gian Carlo Corada. A Montegrino sono in esposizione una ventina di riproduzioni di disegni, messi a disposizione dal Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco di Milano e circa venti riproduzioni di dipinti, in grandezza originale. La mostra, articolata su 27 pannelli, è corredata da fotografie e documenti relativi ai percorsi effettuati da Giovanni Carnovali nella sua vita, in rapporto all'evoluzione della sua attività artistica (maggiori informazioni si possono trovare sul sito: http://ilpiccio.altervista.org). Giovanni Carnovali nasce a Montegrino Valtravaglia nel 1804 e muore nel Po, a Coltaro di Sissa Parmense (Parma) nel 1873. I suoi resti riposano nel cimitero di Cremona, presso la Cappella Bertarelli. "Il Piccio" (il piccolo) fu il soprannome affettuoso che ricevette da bambino. La sua casa natale si trova ancora nella piazza di Montegrino che ora porta il suo nome: Piazza Giovanni Carnovali. Il paesaggio dei boschi, del lago Maggiore, delle montagne del luinese che lo circondano negli anni della sua infanzia, resteranno impressi nella memoria e nella sensibilità del pittore, e riemergeranno in particolare nei suoi disegni, schizzi e studi dal vero. Proprio dai molti disegni pervenuti, e presenti in mostra, risulta evidente la predilezione per i luoghi solitari: boschi, fiumi, stagni che fanno a volte da sfondo a figure mitologiche dei suoi dipinti. Nel 1812, "II Piccio" a otto anni, si trasferì ad Albino, nella provincia bergamasca, dove il padre, capomastro, lavorava per i conti Spini. Ancora bambino, grazie alla sua predisposizione per il disegno fu ammesso, a soli 11 anni, all'Accademia Carrara di Bergamo dove divenne allievo di Giuseppe Diotti uno dei maestri lombardi del neoclassicismo. L'originalità, il temperamento e l'inventiva del "Piccio" lo staccarono subito dalla tradizione della pittura neoclassica, caratterizzata da stesure cromatiche compatte, definite dai contorni netti e precisi. Carnovali elaborerà un proprio linguaggio pittorico studiando la grande pittura dei maestri del '500, '600 e 700. La sua personalità, considerata a quei tempi stravagante, lo porterà a prediligere spostamenti immediati e repentini. Proprio per questa inquietudine, forse innata, negli anni a partire dal 1830 intraprese una serie di viaggi, sempre a piedi, che lo portarono a Parma, Firenze, Roma e Napoli, dove entrò in contatto con la pittura di Raffaello, del Parmigianino, del Correggio del Lotto e di molti altri; nel 1845 si recò anche a Parigi, dove risentì dell'influenza stilistica di Delacroix e dei maestri della scuola di Barbizon. Nella sua produzione artistica troviamo un gran numero di ritratti di amici-mecenati quali i Conti Spini e Sanseverino, i Farina, i Tasca, i Marini i Beltrami, e di tanti altri personaggi che lo stimarono, lo sostennero e lo aiutarono. In questi ritratti l'artista, con intuizione romantica, propose un modello pittorico intimistico e non celebrativo come invece voleva la tradizione neoclassica. Libero da convenzioni e da condizionamenti esteriori, "il Piccio" seppe comunicare con la propria pittura il pensiero romantico. La sua maestria pittorica, che si manifestò anche in numerose opere di ispirazione biblica, mitologica o paesaggistica, era la capacità di fermare nel segno l'intensità di un attimo, di alludere ai particolari senza descriverli, restituendone sinteticamente l'effetto luminoso. Si può quindi affermare che "il Piccio" rinnovò nella tradizione lombardo - veneta la pittura italiana del suo secolo e vi impresse l'impronta di grande interprete del romanticismo europeo, anticipando anche la scapigliatura e l'impressionismo. Numerose opere del Piccio sono esposte presso l'Accademia Carrara di Bergamo, il Museo Civico Ala Ponzone di Cremona, il Castello Sforzesco, l'Accademia di Brera, il Museo d'Arte Moderna di Milano, i Musei Civici di Varese (Coli. Piero Chiara) ed in altre importanti Pinacoteche. |