Comunicati stampa: Inaugurata la restaurata Cappella Meli in S. Lorenzo
Inaugurata la restaurata Cappella Meli in S. Lorenzo
(Comunicato stampa del 08 Dic 2002)
Domenica 8 dicembre, nell’ambito della manifestazioni organizzate per le festività natalizie e di fine anno, si è tenuta la cerimonia
di inaugurazione della restaurata Cappella Meli alla presenza del Sindaco Paolo Bodini, dell’Assessore ai Lavori Pubblici Luigi Baldani e del Presidente della Società
Autostrade Centro Padane Augusto Galli.
Ospite d’onore della cerimonia è stato Sua Altezza Serenissima Diofebo VI Meli Lupi di Soragna in quanto ultimo discendente diretto della nobile ed
illustre famiglia cremonese a cui appartava l’Abate Meli che, nella seconda metà del Quattrocento, commissionò la costruzione di questo piccolo gioiello architettonico ed
artistico, ritornato ora al suo antico splendore. Il principe, memore degli antichi legami della sua famiglia con Cremona, custode delle antiche tradizioni del suo casato, non ha
voluto mancare a questa cerimonia, testimoniando così con la sua presenza l’importanza dell’avvenimento.
Grazie al generoso contributo della Società Autostrade Centropadane S.p.A., il Comune di Cremona ha potuto realizzare il restauro della cappella Meli, annessa
alla chiesa di S. Lorenzo, proseguendo l’opera iniziata qualche anno fa con la sistemazione delle coperture ed il recupero delle facciate.
Il primo intervento fu condotto nell’ambito di un progetto che ha consentito di ospitare provvisoriamente nella chiesa di S. Lorenzo un laboratorio di
restauro dei mosaici, in vista della futura destinazione a Museo Archeologico dell’intero complesso. Obiettivo, questo, che sarà a portata di mano nella seconda metà del
2004, quando sarà terminato l’intervento di restauro dell’interno della basilica, attualmente in corso di progettazione.
La costruzione della cappella triabsidata, dedicata ai santi Giovanni Evangelista e Gerolamo, prese avvio per volontà dell’abate Antonio Meli qualche anno
prima del 1478, anno in cui risulta complessivamente terminata, e conserva al suo interno decorazioni pittoriche degne d’attenzione, eseguite in epoche diverse su successivi
strati d’intonaco.
Non si hanno, purtroppo, notizie precise sull’artefice del progetto della cappella, ma non sembra priva di fondamento l’ipotesi che l’incarico
fosse stato affidato all’architetto Lodi, legato in quel periodo alla famiglia Meli. D’altro canto, poiché è nota la presenza del pittore Alessandro Pampurino tra gli
artisti operanti nella cappella, è possibile che la costruzione effettiva della muratura fosse stata commissionata al padre di Alessandro, Francesco Pampurino, capomastro e in
talune circostanze collaboratore di Bernardino De Lera, figura prestigiosa di architetto e maestro di fabbrica cremonese.
Per definire il progetto di restauro delle superfici interne della cappella sono stati preventivamente eseguiti una serie di sondaggi stratigrafici finalizzati
ad individuare la successione degli interventi d’imbiancatura o di decorazione effettuati nel corso dei secoli. Sulle pareti della cappella sono state individuate cinque
unità stratigrafiche, ad eccezione delle zone con tamponamenti e aperture successive, interessate solo dalle fasi più recenti; tre unità stratigrafiche sono state rinvenute sulle
volte, mentre sulla seconda parete a sinistra del primo vano, in corrispondenza del dipinto Madonna con Bambino e Santi, erano sei.
Il quinto strato rinvenuto, corrispondente al primo intervento d’intonacatura e decorazione degli ambienti, datato su una delle volte 1479, è
caratterizzato da ampie zone tinteggiate con bianco di calce, intervallate da motivi decorativi dipinti quasi interamente a secco (a calce e a tempera). Pertinenti a questo
periodo sono la zoccolatura a finto marmo, le decorazioni a monocromo dei due pilastri di sinistra e delle quattro arcate, le colonne dipinte poste agli angoli delle pareti, le
figure dei quattro elementi sugli spicchi della volta centrale e le decorazioni floreali che interessano i costoloni di tutte quattro le volte.
Le due unità stratigrafiche precedenti, cioè la terza e la quarta individuate, corrispondevano ad interventi successivi d’imbiancatura delle pareti con
scialbature di calce prive di decorazioni e sono stati perciò completamente rimossi durante le operazioni di restauro.
I primi due strati individuati sulle pareti della cappella, che corrispondono invece alle ultime due fasi di decorazione degli ambienti, sono successive al
tamponamento dell’apertura di collegamento con la chiesa di S. Lorenzo, avvenuto in due diversi momenti nel corso del XIX secolo.
Sappiamo dalle fonti che nel 1797 il monastero di S. Lorenzo venne soppresso e da allora la chiesa ha svolto le funzioni più diverse: magazzino nel 1856, di
nuovo edificio religioso nel 1880, poi dal 1923 al 1955 palestra per le scuole insediate nel monastero. Non si hanno notizie altrettanto precise sul destino funzionale della
cappella, ma si può desumere che le ultime due fasi decorative, rinvenute anche sui tamponamenti dell’arcata e del piccolo passaggio in essa inquadrato ed ancora oggi
riconoscibile, siano databili al 1880 e oltre.
La prima delle due fasi più recenti, corrispondente al secondo strato, risultava prevalentemente costituita da una tinteggiatura a calce che è stata rimossa,
fatta eccezione per la parete del primo vano, dove sono stati conservati gli elementi d’una decorazione rappresentante una cupola, e per la parete centrale del terzo vano,
dove emerge, seppur molto frammentata, la raffigurazione di un finto altare.
L’ultima fase, quella già visibile prima del restauro, comprende la decorazione delle porte e di due finti altari, quello del secondo vano direttamente
sovrapposto allo strato decorativo quattrocentesco, l’altro dipinto sul muro di tamponamento dell’arcata di comunicazione con la chiesa di S. Lorenzo. Nelle volte e
nelle altre pareti quest’ultima fase era costituita da una semplice tinteggiatura e da riquadrature a finto marmo sulle lesene del vano centrale.
L’opera più significativa, completamente disvelata dal restauro, è però l’ampio affresco raffigurante Madonna con Bambino e Santi posto sulla
parete di sinistra del primo vano.
Nella sua relazione storico-artistica allegata al progetto, Gianni Toninelli, responsabile del Laboratorio di Restauro del Museo Civico di Cremona, oltre a
riportare il frutto di approfondite ricerche storiche sulle vicende che portarono all’edificazione della cappella e sulla famiglia dei committenti, avanza interessanti
ipotesi sull’attribuzione sia dell’affresco sia delle altre decorazioni quattrocentesche.
Per ragioni storiche, oltre che per alcuni confronti stilistici con un’opera firmata o con altre a lui accreditate, questo dipinto potrebbe rappresentare
uno straordinario "post quem" alla prima formazione del giovane pittore Paolo Antonio Scazzoli, nato probabilmente in anni tra il 1450 e il 1455. Tale formazione si sarebbe svolta
nell’ambito delle botteghe di Benedetto e Ambrogio Bembo o, in particolare, del maestro cremonese autore del polittico Madonna col Bambino, Angeli e un devoto, San Nicolò
da Tolentino e S. Giorgio, ma identificabile probabilmente con Bonifacio Bembo e la sua bottega. Alla bottega del Pampurino potrebbe invece essere assegnata l’esecuzione
delle modeste decorazioni in bianco e nero rinvenute sulle lesene.
Informazioni tecniche
Costo complessivo dell’intervento
€ 212.704,25 (ca. L. 411.850.000)
Finanziamento dell’opera
contributo della Società Autostrade Centropadane per € 194.704,25
fondi propri dell’Amministrazione per € 18.000,00
Progetto e Direzione Lavori
arch. Paolo Rambaldi
in collaborazione con:
arch. Giancarlo Frosi
Gianni Toninelli
Supervisione dei lavori
arch. Marco Fasser
della Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici
Opere di restauro degli affreschi
Marchetti & Fontanini s.n.c.
via Statale, 100 – Toscolano Maderno (BS)
con la collaborazione di:
Alberta Carena e Alessandra Ragazzoni
via Cerasa, 5 – Cremona
Inizio lavori
28 settembre 2001
Fine lavori
16 agosto 2002
Brevi cenni storici sulla Famiglia Meli Lupi di Soragna
Le origini della nobile casata Lupi, divenuta poi Meli Lupi, risalgono molto lontano nel tempo. Secondo alcuni storici la stirpe dei Lupi, attraverso i
cremonesi Cavalcabò, si riallaccerebbe al re Bernardo, figlio di Pipino e nipote di Carlo Magno. Di certo vi è che nel 1198 Guido Lupi, capostipite della famiglia Lupi, portava il
titolo di Marchese di Soragna. Questo primo personaggio che si chiamava "Widone" o Guido, era un discendente degli Obertenghi, di origine longobarda.
Il ramo dal quale derivava aveva adottato il soprannome di Lupo che fu poi tramandato come cognome ai propri discendenti. Oltre al castello vero e proprio i
Lupi dovevano avere costruito altri luoghi forti a difesa del loro territorio. Il 20 settembre 1347 Carlo IV, Re di Boemia, trasforma i beni di Soragna in feudo, con il
riconoscimento dei titoli di Marchese per Ugolotto Lupi e i suoi discendenti, inoltre il diritto di mero e misto impero e potestà di spada sul feudo.
Nel 1514 moriva Diofebo Lupi, senza lasciare eredi diretti. Diofebo aveva fatto testamento in favore di Giampaolo Meli, appartenente ad una delle più importanti
famiglie dell’aristocrazia cremonese, che gli era nipote per parte materna. Dopo innumerevoli traversie e contrasti tra Giampaolo e i vari pretendenti, fra cui Giuliano de'
Medici appoggiato da Papa Leone X, il 10 aprile 1530 l'imperatore concede al marchese Giampaolo Meli il diritto di aggiungere al proprio cognome quello dell'estinto casato dei
Lupi, e il privilegio di porre l'insegna imperiale dell'aquila nello stemma. Da lui discendono i due rami della famiglia, il principale insediato a Soragna e quello cadetto a
Cremona (proprietario di vasti terreni dall’Oglio a Corte de’ Frati e con Palazzo nell’attuale via Palestro). Questo ramo cadetto si è estinto nel XVIII
secolo.
Diofebo II Meli Lupi sposò Cassandra Marinoni, la leggendaria Donna Cenerina, che nell'anno di grazia 1573, venne assassinata a Cremona insieme alla sorella
Lucrezia dal cognato Giulio Anguissola e dai suoi sgherri. Fu, quello, un delitto che scosse la quieta vita cremonese del tempo e che provocò l'intervento del Governatore di
Milano e del re di Spagna Filippo II, finalizzati entrambi alla condanna a morte del responsabile ed alla sua cattura, visto che dopo l'accaduto egli si era reso latitante: il
delitto restò però impunito e la giustizia non trionfò.
Giampaolo II, figlio di Diofebo e della povera Cassandra, sposò Isabella Pallavicino di Cortemaggiore. Questa dama è conosciuta per avere ottenuto dal Duca di
Ferrara il permesso di potere stampare a proprie spese, una edizione della "Gerusalemme liberata", riveduta e corretta dallo stesso Tasso, ancora vivente che le dedicò un sonetto,
del quale esistono due copie conservate nella biblioteca del palazzo. Il 4 agosto 1709 Giampaolo Maria ottenne dall' imperatore Giuseppe I che il marchesato fosse innalzato alla
dignità di Principato del Sacro Romano Impero con diritto di battere moneta. Il titolo di Principe doveva d'ora innanzi essere portato dal primogenito della famiglia. La famiglia
in seguito non conobbe fatti d'armi di rilievo, tramandando il titolo da una generazione all'altra.
L'attuale Principe Diofebo, oltre alla sua attività nel settore finanziario assicurativo, si dedica al proseguimento degli indirizzi paterni volti a migliorare
sempre più l'attività agricola nelle sue proprietà, con particolare riferimento al settore zootecnico e lattiero caseario. La Famiglia porta i titoli di Principe di Soragna
(maschio primogenito), Principe del Sacro Romano Impero (maschio primogenito), Grande di Spagna (maschio primogenito), Conte Palatino (maschio primogenito), Marchese (maschi e
femmine), Patrizio Veneto (maschi e femmine), Nobile di Bologna (maschi). Trattamento di Don e Donna.
Inviato da: redazione - Domenica, 08 Dicembre 2002 - (2699 Letture) - -