Mercoledì 8 settembre, alle ore 18, avverrà la cerimonia dello scoprimento della lapide, voluta e realizzata dall'ANPI di Cremona, dedicata al Ten. Francesco Vitali, Medaglia d'Argento al Valor Militare. La cerimonia si terrà in Corso Vittorio Emanuele II n. 42, di fronte a Palazzo Ala Ponzone, edificio sulla cui facciata la lapide verrà posizionata in questi giorni. È qui che il 9 settembre del 1943 trovò la morte il Ten. Vitali in uno scontro con le truppe tedesche che, provenienti dal ponte sul Po, stavano occupando la città. La lapide, in marmo botticino, che viene collocata tra le due finestre alla sinistra dell'ingresso di Palazzo Ala Ponzone, reca incisa la scritta: "Il 9 settembre 1943 qui cadde eroicamente il Ten. Francesco Vitali, Medaglia d'Argento al Valor Militare, combattendo contro truppe corazzate naziste mosse all'occupazione della città. I partigiani cremonesei ne additano l'alto esempio perché nessuno dimentichi l'alto costo della Libertà". Alla cerimonia sarà presente il Sindaco Gian Carlo Corada, interverranno inoltre i componenti della Giunta Comunale e le massime autorità civili e militari.
La mattina del 9 settembre 1943, provenienti da Porta Po, i militari tedeschi avanzavano, come stavano facendo in altri quartieri, per occupare la città. Venivano avanti riparandosi dietro le colonne del Teatro Pochielli e dietro i loro carri armati. In corso Vittorio Emanuele all'altezza di Palazzo Ala Ponzone, si era posizionato il Ten. Francesco Vitali, di stanza alla Caserma Manfredini, originario di Treviglio, con una decina di militari, che avevano portato un vecchio cannone. Ferito dalle raffiche sparate dai militari tedeschi, l'ufficiale italiano non si perse d'animo e diede ordine di resistere sparando e così fu per alcuni assalti. Al termine dello scontro, colpito da una raffica di mitra, cadde morto. I suoi soldati, che lo avevano portato al riparo in un androne di via Ala Ponzone, vennero fatti prigionieri. Il Ten. Vitali aveva 27 anni. Con questo gesto, i militari di stanza alla Caserma Manfredini, anziché darsi alla fuga come stava avvenendo in altre parti del Paese, dimostrarono il loro spirito di servizio e di attaccamento alla Patria.
Inviato da: Admin - Martedì, 14 Settembre 2004 - (1518 Letture) - -