Attività ed eventi: Il signore va a caccia di Georges Feydeau - giovedì 9 agosto 2007
Il signore va a caccia di Georges Feydeau - giovedì 9 agosto 2007
Stagione Teatrale Invernale 2007/2008
DEBORA CAPRIOGLIO, EDOARDO SALA, ROSARIO COPPOLINO e MARIO SCACCIA
personaggi e interpreti
Giustiniano Duchotel, Edoardo Sala
Leontina Duchotel, Debora Caprioglio
Gustavo Moricet, Rosario Coppolino
Babet, Consuelo Ferrara
Gontrano Morillon, Fabrizio Coniglio
Il Sig. Cassagne, Mario Patanè
Madame Latour du Nord, Mario Scaccia
Bridois, commissario di polizia, Fabrizio Vona
Geneviève, Serena Marinelli
Agente, Francesco Di Trio
scene, Andrea Bianchi/Forlani
costumi, Antonia Petrocelli
adattamento e regia, Mario Scaccia
L'uomo, si sa, è cacciatore, ed è proprio allo spirito "venatorio" degli uomini che è dedicata l'irresistibile pochade di George Feydeau, "Il signore va a caccia". In scena, nel ruolo del marito-amante di questo sport e non solo, Edoardo Sala (Giustiniano Duchotel), affiancato da Debora Caprioglio (Leontina Duchotel, sua moglie), Rosario Coppolino (Gustavo Moricet, amico di famiglia nonché corteggiatore di Leontina), Mario Scaccia (en travesti) nel ruolo della tenutaria della casa di piacere, Madame Latour du Nord. Accanto a loro Consuelo Ferrara (Babet), Fabrizio Coniglio (Gontrano Morillon), Mario Patanè (il sig. Cassagne), Fabrizio Vona (Bridois, commissario di polizia), Serena Marinelli (Genevieve) e Francesco Trio (agente). La regia è dello stesso Mario Scaccia. Commedia famosissima, all'interno dell'altrettanto frequentatissima produzione dell'autore francese, "Il signore va a caccia" utilizza come spunto, per dare il via all'immancabile ridda di situazioni comiche, battute fulminanti, scambi di persona, un tipo alquanto comune di uomo, Giustiniano Duchotel, borghese felicemente ammogliato ma sempre curioso di conoscere il mondo femminile, affetto da una della più frequenti malattie umane: la bugiarderia. Sarà proprio la menzogna con la quale Duchotel cercherà di coprire le proprie scorribande verso gonnelle extraconiugali, nascondendole sotto un'esagerata passione per la caccia, a dare il via alla pochade. Perché la moglie, Leontina, dapprima crederà ciecamente al marito ma poi, messa di fronte alla prova del tradimento coniugale, accetterà la corte dell'amico di famiglia, Gustavo Moricet, che da sempre ha una passione per lei.
Il tutto si svolgerà nella casa di appuntamenti dell'austera Madame Latour du Nord dove, in capo a infiniti equivoci e pasticci tutto tornerà nei ranghi, chiosato da una battuta fulminante e poco rassicurante di Duchotel, il quale, preso in flagrante, prometterà a Leontina di non "andare più a caccia! Da domani soltanto... pesca!". "Georges Feydeau - scrive il regista Mario Scaccia - è leggero, spiritoso, tocca la radice dei problemi umani; non è un autore disimpegnato, le sue commedie non sono prodotto di consumo perché è vero, invece, che esse disegnano un'epoca e ne colgono i primi elementi disgregatori. Feydeau, quest'autore teatrale che doveva informare di sé tutto il periodo della belle époque, fu un bambino viziato dal padre: lo scrittore Ernest Aymée, autore, tra l'altro, del romanzo "Fanny", vendutissimo dopo la condanna pubblica dell'arcivescovo di Parigi. Né la madre, la bellissima polacca Lodzia Slewska, fu da meno in tenerezza e ambizioni per il piccolo Georges. La fortuna del padre e la mondanità della madre preservarono, per molti anni, Feydeau da problemi finanziari: praticamente conobbe l'agiatezza. Già a sette anni, si racconta, che sorpreso a scribacchiare, di notte, su un quaderno, una tragedia storica, alla domanda paterna: "Cosa stai facendo?", il nostro Georges rispondesse: "Una commedia". Precoce, dunque, in lui, questo morbo del teatro lo accompagnò per oltre cinquant'anni (morì, infatti, a soli 59 anni, nel 1921) facendogli scrivere decine e decine di commedie. Ad un certo punto della sua vita, Feydeau, ricordato da amici e conoscenti, come uomo di gran pigrizia, fu ridotto quasi alla miseria da un crack finanziario e nella lotta contro i debiti, fu costretto, come Balzac e Dostoevskij, a scrivere quasi su ordinazione. Cosi, il pigro Georges che, seduto sempre allo stesso tavolo del Cafè Napolitain, volgendo le spalle alla porta, a un grido di ammirazione del fedele amico l'attore Marcel Simon magnificante l'ingresso nel locale di una splendida donna, lui, senza rigirarsi, mormorava: "Raccontamela!", ebbene, quest'uomo dovette "malgré lui" passare notti insonni a lavorare, a riempire fogli e fogli di battute, scene, trovate, dialoghi per raccogliere quella messe di applausi e di risate che il suo biografo Achard così riferiva: "Se nelle tragedie si resta soffocati dall'orrore, nelle commedie di Feydeau si resta soffocati dal riso!". Monsieur Chasse che, insieme a Champignol fu rappresentata al Palais Royal ed ebbe 1032 repliche, sì da offuscare ogni primato, appartiene al genere più raffinato e graffiante della comicità dell'autore francese. Come in altri lavori, anche qui l'ingranaggio è perfetto, ad orologeria, i congegni sono oleati e calibrati a meraviglia sia nelle situazioni, mai banali, sia nei personaggi, mai sfocati o dimessi. Così Duchotel, dal piglio molieresco nella sua ostinazione a mentire; a Leontine, adescante e morigerata per pruderie borghesi; da Moricet, sfacciato e caparbio assertore dell'adulterio elevato a sistema, a necessità; a Gontrano, squattrinato viveur da garconnier; a Cassagne, ridicolo nella smania di patentare le sue corna; la sardonica e informata Babet, la nostalgica ex-contessa- ex mondana e ora portinaia - ruffiana Latour, al gaudente e melenso commissario Bridois, tutta la commedia si aggroviglia e si scioglie in trovate, gags, entrate e uscite da cardiopalma. E, se ve ne fosse bisogno, Monsieur Chasse è riconferma di come Feydeau sia il creatore di una commedia moderna dove gli riesce trasportare la macchinosità dialettica della società reale nel suo universo teatrale, dove, cioè, sono coinvolti principi morali, tic psicologici, convenzioni, conformismi e riproposti, ribaltati nell'assurdo tale da ricordare la meccanica e le allusioni di Jonesco. Ecco perché Achard ritrovava nei testi di Feydeau "la forza e la progressione e la violenza e perfino l'ineluttabilità della tragedia". Anche se la risata, schernendo l'assunto, rivela un mondo, un'epoca, una mentalità, una società che ci sembra, ancora universale ed attuale. Tutto questo si deve alla capacità e alla bravura di Feydeau, che non aveva certo previsto, per carattere, per temperamento, per pigrizia, tutte queste intenzioni che noi abbiamo elencato. "Malgrè lui", insomma, anche questa definizione postuma è certamente in ritardo sulla sua grandezza.
Inviato da: redazione - Lunedì, 06 Agosto 2007 - (1993 Letture) - -